Gianluca Antoni

Psicologo Psicoterapeuta Ipnotista, Scrittore, Career Coach, Formatore

Sei un eterno insoddisfatto? Ecco cosa puoi fare per star meglio

Hai presente il gioco dei pacchi? Quello in cui hai una scatola che nasconde un premio in denaro? Bene. Immagina di trovarti alla conclusione del gioco in cui rimane il tuo pacco che puoi tenere o scambiare con l’altro rimasto. Sai che ci sono rimasti due premi, uno da 30.000 e l’altro da 250.000€, ma tu non sai quale dei due è nascosto nel tuo pacco. A questo punto il notaio ti offre 80.000€ per fare lo scambio e tu, dopo averci pensato per qualche istante, accetti. A quel punto, quando vengono aperti, scopri che il pacco che hai dato via conteneva il premio da 250.000 €. Cosa fai?

Ti rammarichi o gioisci?

É probabile che la gioia di aver vinto 80.000€ viene soffocata dalla tristezza di averne perso 170.000! Un vero paradosso, se ci pensi bene, in fondo hai appena vinto 80.000€, dovresti essere felice! E invece no!

Tutto sarebbe stato diverso se gli 80.000€ li avessi vinti acquistando un grattino della lotteria. In questo caso saresti  stato davvero felice e probabilmente avresti offrerto da bere a tutti.

Perché di fronte alla stessa vincita reagiamo in modo tanto diverso?

Questo avviene perché utilizziamo il pensiero comparativo: confrontiamo quello che abbiamo o abbiamo ottenuto con quello

  • che potremmo avere (e che altre persone effettivamente hanno) o
  • che, in teoria, avremmo potuto ottenere se avessimo fatto scelte diverse.

Niente di male, se non fosse che il confronto avviene spesso non con chi sta peggio ma con chi sta meglio o con una realtà ideale, frutto dell’immaginazione, che si sarebbe potuta avverare se avessimo preso altre strade.

Se questa è la tua modalità più sovente di pensiero, mi dispiace, ma è la via diretta verso l’infelicità, perché:

  • Ti mancherà sempre qualcosa
  • Non sentirai mai all’altezza
  • Ti sentirai sfortunato
  • Proverai un senso di inferiorità verso gli altri
  • L’invidia ti roderà il fegato
  • Nulla sazierà i tuoi bisogni
  • Sarai continuamente insoddisfatto
  • E raggiunto un obiettivo, dopo un primo momento di sollievo, riprenderai a correre verso nuove mete, in una continua ricorsa, interminabile, fino alla fine dei tuoi giorni.

L’ho fatta tragica, lo so, ma chi è perennemente insoddisfatto, anche quando ha tutto ciò che gli serve per stare bene, spesso utilizza questa modalità di pensiero. Una modalità che lo porta a svalutare tutto ciò che ha attorno: il lavoro, lo studio, il partner, la quotidianità, il posto in cui vive, gli amici, se stesso, ecc ecc. Nulla lo rende davvero felice e Facebook o Instagram diventano i luoghi dove riscontrare con grande frustrazione quanto sia eccitante e fantastica la vita degli altri: foto dai posti più esotici, nelle feste più in, impegnati in attività fichissime ed emozionantissime, a fianco dei VIPs. A questo punto il passo verso la depressione è breve!

Ora, se sei il tipo che al gioco dei pacchi, piuttosto che gioire per ciò che hai vinto, ti disperi per ciò che hai perso, ecco alcuni consigli:

  • Renditi conto che hai tutto quello che ti serve per essere felice, e se non riesci ad essere felice con quello che hai, non riuscirai ad esserlo nemmeno se vinci al superenalotto (uno studio sulle persone che hanno vinto alla lotteria riporta che dopo un mese il livello di felicità tende a stabilizzarsi nuovamente al livello pre-vincita);
  •  Nel confronto con chi ha più di te sarai sempre perdente, anche se vinci l’oro alle olimpiadi (arriverà l’anno in cui non arriverai primo e qualcuno migliorerà il tuo record). È una battaglia persa, insomma.
  •  La vita che immagini se avessi fatto scelte diverse viene sempre idealizzata. In realtà non sai come sarebbe andata davvero. Nel confronto con l’ideale, il reale ci perde sempre (prova pensare a come immaginavi il grande amore e a come è nella realtà dopo qualche anno di convivenza!). Il confronto è di default perdente.
  • Volere qualcosa di più e di meglio non è sbagliato, utilizza il confronto con gli altri come incentivo e modello per migliorare te stesso e la tua situazione.
  • Interpreta l’invidia che scaturisce dal confronto come una forma di ammirazione verso qualcuno (che puoi prendere a modello) che è riuscito a realizzare un tuo stesso desiderio e uno specchio per sintonizzarti sui tuoi desideri .
  • Fai attenzione al meccanismo dell’assuefazione. Una volta che un tuo bisogno o un tuo desiderio è appagato, te ne scordi e non ci fai più caso, esattamente come avviene dopo qualche minuto che sei entrato in cucina attratto del buon profumo del caffè. Se vuoi apprezzarlo nuovamente devi uscire dalla stanza e rientrare dopo un po’ . Allo stesso modo, abituati ad allontanarti alla giusta distanza (anche solo mentalmente) da tutto ciò che hai attorno per riassaporare la sua importanza e il suo valore.
  • Evita il pensiero dicotomico: bianco/nero, sempre/mai, tutto/niente, giusto/sbagliato. La vita è ricca di sfumature e in continuo cambiamento. Impara ad apprezzare tutti i colori emotivi, belli e brutti che siano, e a lasciarli convivere. Ogni cosa può darti e insegnarti qualcosa.
  • Utilizza una logica inclusiva (e… e…) piuttosto della logica esclusiva (o… o…): puoi goderti quello che hai e ottenere qualcosa di meglio; una cosa non esclude l’altra.
  • Il cambiamento è un continuo arricchimento non un’eliminazione di ciò che non ti piace di te stesso. Vai bene così come sei, ogni aspetto di te rappresenta una risorsa preziosa, anche ciò che ritieni essere una fragilità. È il contesto a rendere un aspetto di te un punto di forza oppure una debolezza. Puoi essere un collerico e voler diventare più calmo: diventare calmo però non significa eliminare la tua parte collerica; significa aggiungere la capacità di essere calmo nelle situazioni che richiedono calma. La tua parte collerica la puoi mantenere e ti può tornare sempre utile (magari per indignarti di fronte alle ingiustizie o difenderti da un sopruso subito).

infine

  • Utilizza il confronto per accorgerti di tutti coloro che stanno peggio di te e che non hanno la fortuna che hai tu: magari la semplice fortuna di avere il tempo, la vista, l’intelligenza (e magari anche la capacità di emozionarsi un po’) nel leggere queste righe!

L’estate del cane bambino di Mario Pistacchio e Laura Toffanello

lestate-del-cane-bambinoUn grande esordio L’estate del cane bambino, davvero bravi Mario Pistacchio e Laura Toffanello, un romanzo scritto a due mani che ti cattura dalla prima pagina e ti prende allo stomaco fino all’ultima. E la storia, la storia di questa grande amicizia tra Vittorio, Ercole, Michele, Menego e Stalino, ragazzini di quattordici anni catapultati nell’età adulta in un solo giorno dopo la scomparsa del piccolo Narciso (fratello di Ercole), ti entra  dentro  e scava, nelle viscere come nel cuore, e non ti lascia nemmeno quando hai finito il libro.

È l’estate del 1961, siamo a Brondolo, un paesino vicino a Chioggia, sulla foce del Brenta. Un’estate come un’altra per i protagonisti; di tiri al pallone, di piccole avventure, di lavoretti in famiglia, di goliardie e prese in giro reciproche. Si respira l’aria delle vacanze da scuola, dove le giornate trascorrono pigre, ripetitive e allo stesso tempo spensierate ed eccitanti. Fin quando Narciso non scompare e, al suo posto, compare Houdini, un piccolo cane nero. La rottura dell’infanzia avviene senza preavviso, di colpo, come un terremoto. Il vortice degli accadimenti e delle conseguenze piomberà sugli amici e cambierà per sempre la loro vita. Dovranno passare 50 anni per far luce sulla verità.

L’estate del cane bambino è un romanzo intenso, emotivo, malinconico e allo stesso tempo tenero, profondo, sentimentale. Un pugno nello stomaco e un tuffo al cuore. Scritto molto bene. La tensione è palpabile e cresce di pagina in pagina. Ci sono pezzi in cui vorresti entrare nella storia, intervenire, fermare le atrocità, difendere i protagonisti dall’ignoranza e dalla superstizione del paese, sbattere al muro i genitori per non saper proteggere i loro figli, ottenere giustizia.

Insomma L’estate del cane bambino è un libro che consiglio di leggere vivamente. Bravi gli autori e bravi anche i tipi della 66thand2nd per le cura delle loro edizioni, graficamente molto belle.

Come difenderci dai pensieri negativi

pensieri-negativi-come-interromperliOgni giorno 40.000-60.000 pensieri affollano la nostra mente.

L’85% delle cose di cui ci preoccupiamo finiscono nel produrre conseguenze positive o neutre. E anche quando le nostre preoccupazioni diventano realtà circa l’80% di noi dice di avere gestito  le conseguenze meglio di quanto avesse pensato.

Non essere un ruminante

Sebbene avere pensieri negativi sia normale, averli ripetutamente in testa – ciò che gli scienziati chiamano “ruminazione del pensiero” – porta a incrementare l’ansia, la depressione e un senso di impotenza.

Trova delle alternative

Sfida coscientemente un pensiero negativo circa un evento con spiegazioni alternative sulla causa:

  • Esempio: Non sono abbastanza bravo – C’era molta competizione, la prossima volta farò meglio.

Cerca di vedere le esperienze negative come situazioni sfortunate che non sono né personali né permanenti. Lo psicologo Martin Seligman lo chiama “ottimismo appreso”.

Utilizza il pessimismo difensivo

Considerare il peggior scenario che può capitare può alleviare le preoccupazioni diffuse SE individui strategie di azioni che ti permettono di evitarlo.

Impara a mettere in discussione i tuoi pensieri  negativi

Riconoscili e immagina che sia qualcun altro ad averteli detti.  Domandati: potrebbe una persona che ci tiene a te dire questo?

Quando ti senti di giù con te stesso pensa a cosa ti direbbe un caro amico o cosa direbbe in tua difesa.

Se siamo più consapevoli del nostro stile di pensiero, possiamo scegliere di essere più positivi:

  • Analizza le prove che sostengono i tuoi pensieri negativi. Sono razionali?
  • Metti in discussione i pensieri con un mantra tipo: “Anche questo passerà”.
  • Fai meditazione. Focalizzati sul momento presente e fai dei bei respiri profondi.
  • Passa all’azione per andare oltre. Lavora su obiettivi significativi.

Utilizza la tecnica A, B, C, D, E per mettere in discussione i tuoi pensieri negativi

  • Fai attenzione alle esperienze Avverse  (Adverse) che provocano il pessimismo.
  • Memorizza le Convinzioni (Beliefs) che nascono e le loro Conseguenze (Consequences).
  • Mettile in discussione (Dispute) e sentiti rigenerato (Energized)

Dai una mano

Aiutare gli altri sposta l’attenzione dai tuoi problemi e accresce la tua autostima.

Pensa: cose ne viene di buono da una brutta esperienza?

Le persone che si impegnano a trovare il lato positivo hanno meno pensieri distruttivi, meno negatività e più senso nella loro vita.

 

Lo sapevi?

Gli ottimisti tendono a ignorare le evidenze negative – a differenza dei pessimisti, semplicemente scelgono di non credere alle brutte notizie. (Usa questa strategia con saggezza!)

 

TUTTI I PENSIERI NEGATIVI SONO NEGATIVI?

Per prima cosa i pensieri che vengono per prima Continue reading

La depressione

depressioneI FATTI

Più di 450 milioni di persone nel mondo soffrono di depressione in un qualsiasi momento. Il disturbo mentale più diffuso al mondo, comunemente accompagnato da altre forme di afflizioni mentali ed emotive, in particolare i disturbi d’ansia e i comportamenti di dipendenza.

Le ricerche suggeriscono che le donne hanno un probabilità doppia di diventare depresse.

La depressione è un’emozione forte che mostra alti livelli di attivazione fisiologica.

Più del 60% delle persone depresse soffrono di un altro disturbo d’ansia come il disturbo ossessivo compulsivo, il disturbo post traumatico da stress o l’ansia generalizzata.

La depressione è in aumento in ogni fascia di età, nonostante una spesa mondiale di oltre 50 bilioni di sterline in antidepressivi.

In media, il 15% delle persone che ripetutamente cadono in uno stato depressivo hanno un maggior rischio di suicidio.

 

I SINTOMI CHIAVE

É importante conoscere i sintomi della depressione per poter riconoscere se qualcuno a te vicino ne è colpito – qualcuno che fa parte della tua vita sociale, un membro della tua famiglia, un dipendente o un collega al lavoro. Continue reading

Emicrania

emicrania_le_fasiLe 4 fasi dell’emicrania

Prodromo
Uno o due giorni prima di attacco di emicrania, puoi notare sottili cambiamenti che possono indicare che l’inizio di un’emicrania, come…

  • Costipazione e/o diarrea
  • Euforia
  • Depressione
  • Fatica
  • Voglia di cibo
  • Sensibilità agli odori e ai rumori
  • Rigidità del collo

Aura

Molte persone soffrono di emicrania senza aura. Le auree di solito sono visive ma possono anche essere disturbi sensoriali, motori o verbali. Ognuno di questi sintomi tipicamente cominciano con gradualità per diversi minuti, e di solito durano per 10-30 minuti. Esempi di aura includono:

  • Fenomeni visivi: come vedere varie forme, macchie luminose o lampi di luce
  • Perdita della vista
  • Sensazioni di punture di spillo
  • Intorpidimento di braccia o gambe
  • Disturbi nel parlare o del linguaggio:
  • Più raramente un aura può essere associata che l’afasia o debolezza dell’arto (emicrania emiplegica)

Attacco Continue reading

Tipologie di mal di testa

tipologie di mal di testa (2)Emicrania con aura

  • Mal di testa unilaterale e pulsante (di solito in un solo lato della testa)
  • Dolore da moderato a forte che provoca una riduzione delle attività
  • Fotofobia: sensibilità alla luce;
  • Fonofobia: sensibilità ai rumori;
  • Visione di lampi di luce, di linee a zig zag, campi oscuri;
  • Nausea e/o vomito;
  • Disturbi nel parlare;
  • Intorpidimento di un lato del corpo;
  • Si aggrava con l’attività fisica.

 

Emicrania senza aura

  • Mal di testa unilaterale e pulsante (di solito in un solo lato della testa)
  • Dolore da moderato a forte che provoca una riduzione delle attività
  • Fotofobia: sensibilità alla luce;
  • Fonofobia: sensibilità ai rumori;
  • Nausea e/o vomito;
  • Si aggrava con l’attività fisica.

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Ipnosi: un ottimo rimedio per il mal di testa

ipnosi e mal di testaL’efficacia dell’ipnosi nel controllo del dolore ha una storia documentata che risale addirittura alla prima metà dell’800 quando, prima dell’introduzione del cloroformio e dell’invenzione della moderna anestesiologia, l’ipnosi era largamente utilizzata come unico anestetico in chirurgia generale. Ancora oggi di fatto l’analgesia ipnotica viene utilizzata in alcune situazioni cliniche speciali, come in presenza di intolleranza o allergia ad anestetici. Nonostante i riscontri empirici, i meccanismi d’azione che operano durante lo stato ipnotico nell’eliminazione o nell’attenuazione della percezione del dolore rimangono ancora largamente sconosciuti anche se recenti studi elettrofisiologici e l’introduzione di neuroimaging  rivelano un’azione sulle aree cerebrali deputate alla percezione del dolore.

Se l’ipnosi ha la capacità di eliminare del tutto la percezione del dolore, qual è l’effetto per il trattamento di  uno dei disturbi più diffusi come il mal di testa?

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Qual è la causa del mio mal di testa?

le cause del mal di testaSe sia emicrania o i postumi di una sbornia, il mal di testa è uno dei più comuni disturbi del sistema nervoso al mondo. Vedere quanto sia realmente diffuso e quali sono le cause più comuni può davvero sorprenderti!

Ci sono 200 varietà di mal di testa. Il 90% delle persone ne soffre occasionalmente e il 47% degli adulti ne ha sofferto nell’ultimo anno.  Il 50% di chi soffre di mal di testa si cura da solo.

Le emicranie fanno perdere 157 milioni di giorni di lavoro ogni anno.

Nonostante la larga diffusione, i mal di testa spesso non vengono diagnosticati e trattati. Solo il 40% di chi soffre di emicrania vengono diagnosticati da un professionista. Solo l’8% di chi ci soffre afferma che la loro emicrania non interferisce con il lavoro.

Una panoramica sulle cause del mal di testa

Sesso: alcune persone soffrono di un mal di testa acuto durarte l’attività sessuale. Comparsa improvvisa: avviene senza avvertimenti nei secondi dell’orgasmo, un dolore che trafigge e palpitante. Comparsa graduale: inizia con un indolenzimento ai lati della testa, il dolore cresce con l’accrescimento dell’eccitazione sessuale.

Stress:  definite tecnicamente cefalee di tipo tensivo, sono i mal di testa più comuni negli adulti. Il 90% degli adulti ha avuto o avrà una cefalea di tipo tensivo.

Caffeina: in media negli Stati Uniti un adulto consuma 277mg di caffeina al giorno che equivale a circa 2-3 tazze di caffè. Ingerire più di 200mg di caffeina può portare al mal di testa.

Allergie: le persone che soffrono di allergie hanno una probabilità 14 volte superiore di sperimentare l’emicrania.
1. Il corpo rilascia istamine quando viene in contatto con gli agenti allergici.
2. Le istamine causano la dilatazione dei vasi sanguigni nel cervello.
3. La pressione che ne consegue causa il mal di testa.

Alcol: la causa principali dei postumi di una sbornia è la disidratazione. L’alcol espande i vasi sanguigni nel cervello, incrementando la pressione cranica. Lo stomaco produce l’acetaldeide che causa il mal di testa mentre il livello dell’alcol decresce.

Cibo: gli alimenti che comunemente innescano il mal di testa sono: cioccolata, arachidi, aspartame, banane, patatine, latticini, pizza.

Postura non corretta: una postura non corretta porta a cefalee cervicogeniche (cominciano dalle spalle e dal collo per diffondersi alla testa). Evitare: di dinoccolarsi, di sedere troppo a lungo, di dormire sullo stomaco con la testa girata di lato, di stringere le mascelle.

Ambiente: fattori esterni che possono produrre cefalea: 73% cambiamenti climatici, 64% odori, 59% luce chiara tremolante, 38% temperature estreme, 31% altitudine.

Matrimonio a prima vista

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Ne Il peso specifico dell’Amore, Peter, il protagonista, in un delirio alcolico ipotizza l’invenzione di un congegno elettronico, il Tecnomisuratore dell’Amore, per misurare in termini oggettivi e scientifici quanto una persona sia innamorata, indicando sul display un valore assoluto che, come in un orologio, sia uguale per tutti: se indica 100, significa che ami 100. Peter ipotizza che questo congegno renderebbe ogni persona consapevole di cosa desidera e di chi vuole essere con la conseguenza che l’intero pianeta ne beneficerebbe: niente più guerre, solo pace e fratellanza.
Si tratta di un delirio da sbornia, e lo stesso amico di Peter che lo sta ad ascoltare liquida l’idea in malo modo.

L’idea alla base del reality Matrimonio a prima vista trasmesso sui canali di Sky non si discosta molto da quella di Peter. Può un team di esperti (composto dal sociologo Mario Abis, la sessuologa Nada Loffredi e lo psicoterapeuta Gerry Grassi) attraverso una serie di test, colloqui e studi di compatibilità riuscire a formare delle coppie che, pur incontrandosi per la prima volta solo sull’altare, si ameranno per sempre?

In altre parole, è possibile, in base ad una serie di indici psicologici, sociologici e sessuologici prevedere lo sbocciare di un amore tra due persone e combinare un matrimonio a scatola chiusa sulla base di dati scientifici?

Ho seguito la trasmissione con interesse e curiosità, e devo ammettere che mi ha catturato e mi sono trovato a fare il tifo per una coppia piuttosto che per un’altra. Ma di fondo, per tutto il tempo, ho desiderato vivamente che tutti i tre matrimoni, dopo le 5 settimane preventivate, fallissero e finissero in un divorzio. Questo non per far torto alla professionalità degli esperti, ma per giustizia all’incommensurabilità dell’amore.

E per fortuna l’amore non si è lasciato ingabbiare e come l’ombra nel momento che ci getti la luce si è spostato.

In una società che ci ingabbia sempre di più, dove le scelte sono sempre più condizionate dal marketing, dalla politica e dall’economia, dove il nostro valore viene misurato in quanto e cosa consumiamo, se lasciamo che anche il partner venga scelto da qualcun altro (anche con la certezza che la scienza lo reputi quello più adatto a noi) allora siamo davvero arrivati alla frutta.

Per un format tv va bene, diventa uno spettacolo, e anche ben fatto nel suo genere. Ma nella vita reale, per favore, lasciateci la libertà di innamorarci di chi vogliamo!

I sogni sono immunosoppressori del coraggio?

E a proposito di sogni, venendo a me (come se poi finora avessi parlato di qualcun altro), vorrei aggiungere che io i sogni … li detesto. Belli o brutti, non importa: sono tasse psicologiche sul sonno.
Io non ho nessuna curiosità per i sogni, non m’intrigano. Meno ne faccio, meglio sto. Non sono interessato a beneficiare dei loro insegnamenti, e tanto meno a fare la fatica d’interpretarli. Giuro su Miles Davis che il giorno in cui inventeranno una pillola che consente di dormire senza sognare, me ne compro un paio di camion. Odio l’emersione coatta delle consapevolezze procurata dall’attività onirica. Io, delle mie consapevolezze nascoste, rimosse o come accidenti vi dilettate a definirle, non ne voglio sapere. Pretendo che rimangano sepolte sotto il multistrato della coscienza e non riemergano di notte a vagarmi nel sonno come zombie senza il mio permesso. Se esiste l’inconscio ci sarà un motivo, giusto? Bene, io non ho intenzione di rovistarci dentro, perché penso che stia bene dove sta. E su questo preferirei non si aprissero dibattiti.
Ma sapete la cosa che proprio non posso soffrire dei sogni? Il fatto che remano contro le decisioni. Sono come grilli parlanti, però a sonagli, che si approfittano di sapere i cazzi tuoi per farci dei film prodotti da te e proiettarteli di notte a tradimento per rovinarti le convinzioni a cui sei pervenuto con enorme fatica.

Che poi qualcuno dovrebbe spiegarmi perché l’inconscio deve sempre averla vinta. Chi l’ha stabilito, che ha ragione lui? Se partiamo dall’assunto che l’inconscio dice la verità, allora mi domando cosa ce l’abbiamo a fare, il conscio. Se dobbiamo aspettare che l’inconscio ci parli per capire come stanno veramente le cose, quando pensiamo consciamente ci raccontiamo cazzate?
E se invece l’inconscio non fosse altro che il seminterrato psichico dove abitano le paure, che prendono la forma dei sogni e vengono a intimidirti come dei volgari bulletti quando hai appena preso una decisione importante, non dovremmo forse concludere che la funzione dell’inconscio sia semplicemente quella di farti cacare sotto?

I sogni affondano nella paura, sono immunosoppressori del coraggio. Producono ripensamento, rimorso, senso di colpa, remano contro la libera iniziativa, favoriscono la stagnazione. Il sogno è reazionario. Io non voglio sognare, va bene?

(da Terapia di coppia per amanti di Diego De Silva)

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