Gianluca Antoni

Psicologo Psicoterapeuta Ipnotista, Scrittore, Career Coach, Formatore

# 028 – Il primo assioma per star bene con gli altri

star bene con gli altri 01Mio padre era un tipo burbero; quando discutevi con lui, se il tuo pensiero dissentiva dal suo, alzava la voce, diventava giudicante, non ascoltava le tue ragioni e ci metteva un attimo a dire che non capivi un bel niente. Durante l’adolescenza mi scontravo con lui, la pensavo diversamente, ma per quanto tentassi di dire la mia, di fronte alla sua ottusità giudicante, mi bloccavo. Mi saliva una rabbia che si bloccava in gola e che mi inumidiva gli occhi, e l’ultima cosa che avrei voluto era di farmi vedere piangere. Così uscivo dalla stanza, mi rifugiavo in camera dove davo libero sfogo alle mie lacrime di frustrazione.

Con il passare del tempo iniziai a pensare che fosse impossibile comunicare con lui. Evitavo a priori qualsiasi discussione, tanto mio padre non era in grado di comunicare con me: non era aperto, era poco empatico, voleva solo aver ragione lui, in più mi giudicava negativamente, sempre. Con grande rammarico mi ero convinto che non ci fosse speranza; il nostro rapporto era destinato a raffreddarsi sempre di più e inevitabilmente ad allontanarci. Continue reading

# 027 – Cosa fare con quella parte di te che dice “Non ce la faccio!”

non ce la faccioMarco ha paura. Ha grandi sogni, un talento artistico, un progetto concreto di andare all’estero per fare qualche mostra. Nel suo percorso terapeutico sta lavorando per assecondare questa parte creativa e originale che fin da piccolo lo ha fatto sentire diverso dalla media, questa parte di sé spesso relegata in secondo piano per far posto alle aspettative dei genitori e della società in genere di essere inquadrato, di avere un lavoro fisso, di essere un po’ come tutti gli altri. Assecondare questa parte significa avere coraggio, rompere gli schemi, credere in se stessi quando molti ti danno contro, investire nel proprio talento e “buttarsi”.

Qualche giorno fa mi racconta di questa vocina interiore che compare ogni volta che deve fare un passo verso il suo sogno, una vocina che dice “non ce la faccio” e che lo blocca e gli impedisce il cambiamento. Una sorta di sabotatore interno che gli impedisce di spiccare il volo.

Marco non è l’unico a possedere questa vocina interiore. Il “non ce la faccio” ci accompagna un po’ tutti, e spesso diventa l’ostacolo più ostico da superare per perseguire i nostri sogni. Cosa fare? Continue reading

# 026 – Come proteggere la propria fragilità

come proteggere la propria fragilitàPaola aveva 5 anni quando nel 1980 il terremoto sconquassò l’Irpinia provocando quasi 3000 morti. Se lo ricorda bene. Era dentro casa quando quella scossa interminabile (durata 90 secondi) cominciò a far sussultare e cadere ogni cosa in un boato terribile. Le porte erano bloccate ed era impossibile uscire di casa. Si ricorda che era scalza e della sensazione di camminare sulle macerie al termine della scossa. Il paese al buio, la polvere e tutto crollato intorno a lei.

Mentre raccontava, da bravo psicologo, immaginavo l’effetto traumatico che questa esperienza poteva aver arrecato a Paola, e di come poteva aver influenzato lo sviluppo psicologico di quella bambina. Gravi esperienze traumatiche lasciano segni indelebili a livello emotivo se non vengono affrontati ed elaborati quanto prima.

Sulla scia di questo pensiero, alla fine del racconto, per tastare il terreno feci questa considerazione:

– Deve essere stata un’esperienza molto traumatica.

Paola, con mia sorpresa, sorrise e scosse la testa. Continue reading

# 025 – Come superare la paura di sbagliare

come superare la paura di sbagliare01Mattia ha poco più di un anno e un mese fa, per la prima volta, ha mosso i suoi primi passi da solo, senza il sostegno e l’aiuto di qualcuno. Tre passi, poi è caduto. Ha gattonato fino al tavolo, si è rimesso in piedi e si è lanciato di nuovo. Tre magnifici passi ancora, prima di cadere. Non ha pianto quando è caduto, è rimasto seduto qualche istante, si è guardato intorno in cerca di qualche appiglio per tirarsi su. Gattonando lo ha raggiunto, si è alzato in piedi ed è partito nuovamente. Quattro passi in completa autonomia, prima di cadere.

Da quel giorno, per Mattia, l’avventura del camminare è l’esperienza più eccitante e meravigliosa al mondo. Ormai, con il suo incedere claudicante, come un ubriaco, riesce a fare lunghi tragitti. Imperterrito si avventura su ogni tipo di terreno: prato, spiaggia, sassi, mare. E alla fine, comunque, e puntualmente, cade. E non sempre in modo indolore. Più volte è caduto a faccia in avanti sbattendo il muso o centrando con la testa qualche ostacolo, un tavolino, una porta. Oppure, al mare, finendo con tutta la testa sotto l’acqua. Ma lui, Mattia, dopo un breve pianto e qualche lacrima versata, riprende il suo cammino.

Ho fatto un calcolo. Mattia cade e si rialza un centinaio di volte al giorno. Moltiplicato per 30 giorni, significa che finora lo ha fatto per ben 3000 volte! E ancora non ha finito. Lo farà ancora altre centinaia di volte prima di sentirsi sicuro sulle sue gambe e aver così acquisito la completa capacità di camminare senza più cadere.

Sembra incredibile, eppure è così. Mio figlio, come tutti i bambini, non si preoccupa di sbagliare. Sa cosa vuole, incurante di quanti errori dovrà commettere e di quante volte cadrà o si farà male.  È programmato per Continue reading

# 024 – Ipocondria, cosa fare?

ipocondriaTi è mai capitato di allarmarti inutilmente alla prima comparsa di un sintomo fisico interpretandolo come un segnale di una grave malattia imminente? Se è successo, poco male, l’ipocondria è un aspetto comune del nostro carattere e il più delle volte rappresenta quella parte di noi che si prende cura del nostro benessere psicofisico e ci permette di correre ai ripari quando qualcosa mette a repentaglio la nostra salute.

Quando l’allarme diventa diffuso e incontrollato, quando ogni piccolo segnale del corpo ci preoccupa e ci porta dal medico frequentemente e, nonostante tutte le analisi vadano bene, non ci tranquillizziamo rimanendo convinti che sotto sotto si annida qualche malattia, l’ipocondria diventa un vero e proprio disturbo. Cercare informazioni su internet diventa un’attività ossessiva e spesso deleteria trovando riscontri nel proprio corpo di qualsiasi malattia di cui ci documentiamo.

Come fare per superarla? Continue reading

# 023 – Come liberarsi dai pensieri ossessivi e dai rituali scaramantici

come liberarsi dai pensieri ossessivi e i rituali scaramanticiWolf era un cane meticcio, un incrocio tra un pastore tedesco e non so cosa. Era bello, affettuoso, tranquillo e ubbidiente. Era il mio primo cane, e io lo adoravo. Se mio padre rappresentava per lui il capo branco, io ero invece il suo compagno di giochi, un suo pari. Vivevamo allora in una casa di campagna non recintata e sebbene fosse in prossimità di una strada, Wolf lo tenevamo sempre libero. Non si allontanava mai e ogni mattina ti aspettava sulla soglia per farti le feste del buongiorno.  

Ogni mattina, tranne l’ultima.

Quella maledetta mattina Wolf non c’era. Mio padre lo chiamò ma lui non venne. Iniziammo le ricerche, chiamandolo a squarciagola. Setacciammo i campi intorno a casa, scendendo verso il fosso. Sentivo qualcosa che allora, nei miei 10 anni, non conoscevo ancora, una morsa che mi stringeva lo stomaco e che, ogni minuto che passava, aumentava la presa: la morsa di un’ansia terrificante. Mio padre provava a rincuorarmi: – Vedrai, Gianluca, ora torna… Wolf avrà sentito una cagna in calore e chissà dov’è andato, ma torna.

Tornammo a casa ma non mi davo pace e così continuai la ricerca da solo. Mi incamminai sulla strada che avevamo già controllato, allontanandomi però da casa. Continuavo a chiamarlo a squarciagola sperando che avesse ragione mio padre, che fosse in prossimità di qualche casa del vicinato dove c’erano altri cani.

Dopo qualche centinaio di metri lo vidi. Continue reading

# 022 – 12 buoni motivi per scrivere un diario

Cosa fareste se vi capitasse tra le mani un diario con il seguente avviso in prima pagina?

Se trovi questo diario, per favore, non leggere quello che c’è scritto. Non c’è nulla di misterioso o sensazionale, e nulla che non puoi non leggere. Ognuno di noi ha comunque sempre qualcosa da voler tener segreto e per me è questo diario. Se hai rispetto per la libertà altrui e soprattutto per la mia personalità NON LEGGERE, PER FAVORE! Ne rimarresti comunque deluso! Ti ringrazio!

Non so a voi, ma a me accenderebbe una curiosità irresistibile e, se fossi sicuro di non essere scoperto, una sbirciatina a cosa c’è scritto la darei.

Voi riuscireste a resistere?

Vi metto alla prova. L’avviso in questione lo scrissi proprio io, nell’ingenuità della mia adolescenza, sul mio primo diario. Questo link riporta la prima pagina di quel diario, ce la fate a non curiosare?

diarioSe lo avete fatto, poco male. La curiosità è uno degli impulsi biologici motivazionali di base, difficile da controllarla (questo spiega perché in prossimità di un incidente in autostrada, sulla corsia opposta si formano delle code!). Diventa ancor più difficile se il diario in questione è del proprio partner o di un amico o di un figlio o di un genitore. Siamo curiosi di conoscere cosa passa nella sua testa, quali sono i pensieri inespressi, le emozioni, i desideri più reconditi, o magari, per una semplice curiosità narcisistica, scoprire se ci sono dei pezzi che ci riguardano (con tutti i rischi del caso!).

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# 021 – La forza della fragilità

la forza della fragilitàQualche giorno fa un ragazzo che seguo mi raccontava di come tende a nascondere agli amici il fatto che soffra di attacchi di panico. La motivazione a sostegno è che prova vergogna a mostrare questa fragilità; gli amici non lo capirebbero. 

La sua reazione non mi ha meravigliato, è molto comune tra chi soffre di disturbi d’ansia e attacchi di panico. Vivendo il problema come una fragilità tendono a nasconderlo; il che crea un ulteriore problema quando si trovano in situazioni sociali perché tanto più tentano di nascondere la loro ansia tanto più la loro ansia si potenzia e rischia di esplodere. Questo corto circuito crea un circolo vizioso che porta la persona ad evitare le situazioni sociali alimentando ancor di più il problema stesso.

Per interrompere questo circolo vizioso e depotenziare l’ansia è quindi necessario smantellare questa falsa convinzione di fragilità.

Falsa?

Falsa, esatto! Continue reading

# 020 – Il cervello in pillole

Cervello-trinoIn uno studio condotto dall’Università della California si è riscontrato che nominare uno stato affettivo riduce l’attivazione limbica del cervello, ossia di quella area deputata a creare e regolare le emozioni e i sentimenti. Questo significa che sapere cosa ci succede “dentro” – conoscere l’anatomia e il funzionamento del nostro sistema nervoso – ci offre l’opportunità di gestire meglio le nostre emozioni, i nostri vissuti, i nostri stessi pensieri e di stimolare il cambiamento che desideriamo.

Non occorre diventare medici, basta possedere qualche nozione di base, in modo da essere consapevoli di quali aree del nostro cervello vengono attivate quando ci comportiamo in un certo modo e di cosa possiamo fare per attivarne altre o stimolare l’integrazione quando vogliamo cambiare.

Sigmund Freud, con la sua mentalità scientifica, avrebbe fatto carte false per avere a disposizione la tecnologia moderna per mappare l’attivazione neurale, e, sicuramente, ciò lo avrebbe portato a ipotizzare un modello diverso di come funziona la mente, un modello più vicino alla realtà dei fatti.

Al giorno d’oggi la sfida delle neuroscienze è proprio questa: fare chiarezza circa la complessità del nostro cervello, e fornire una base scientifica e fisiologica ai processi psicologici. Sfida non da poco, dato che compressi nella nostra scatola cranica abbiamo: Continue reading

 # 019 – Difendi e proteggi la tua umanità

keith-haring-heartQuando Daniele varcò il mio studio ero alle prime armi. Un entusiasmo alle stelle e la motivazione trainante di un caterpillar nel voler aiutare chi chiedeva aiuto, e Daniele ne aveva davvero bisogno. Poco più che ventenne, vantava già un lungo curriculum di terapeuti a cui si era rivolto ma con scarsi risultati. Che volesse essere seguito da me, dopo quella lunga sfilza di luminari e illustri terapeuti, mi sembrava un grande onore e un’enorme sfida.

Fin dal primo incontro stabilimmo un ottimo rapporto. Daniele era un bel ragazzo, brillante, alto, robusto, campione di arti marziali che in adolescenza, improvvisamente, si ritrovò a soffrire di disturbi d’ansia e attacchi di panico invalidanti che con il passare del tempo lo portarono in una spirale discendente verso la depressione. Il lungo pellegrinaggio negli studi dei “migliori” specialisti della salute mentale lo avevano portato a sperimentare su di sé diverse terapie farmacologiche e accumulare una sfilza di diagnosi tra loro contrastanti che venivano poi sintetizzate in un disturbo di personalità.

Ciò che vidi quando conobbi Daniele, era invece un ragazzo molto sensibile, ricco di risorse, la cui spontaneità era “coperta” dagli effetti dei farmaci, condizionato dalle diverse etichette psichiatriche che gli avevano appiccicato, che lo rendevano schiavo e gli impedivano di stare bene e godersi liberamente la vita. Continue reading

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