Gianluca Antoni

Psicologo Psicoterapeuta Ipnotista, Scrittore, Career Coach, Formatore

# 033 – Le palle da golf, prima

palla da golfQuando Paolo venne da me aveva quasi quarant’anni, una casa di proprietà, un lavoro a tempo indeterminato. Sognava di incontrare l’anima gemella e di avere dei figli, ma la sua timidezza lo portava a rifuggire ogni tipo di attività sociale. Quando non lavorava si dedicava alle faccende domestiche. Era maniaco della pulizia e dell’ordine, curava il giardino, si cimentava in tanti piccoli hobbies che gli riempivano il tempo ma non lo appagavano appieno. Gli piaceva correre e lo faceva metodicamente tutti i giorni. Il week-end preferiva riposare per ricaricarsi in vista della settimana di lavoro successiva piuttosto che uscire con gli amici. Era parsimonioso, e utilizzava i soldi che metteva da parte per abbattere la rata del mutuo. Non si concedeva svaghi o vacanze. Né tantomeno attività che gli sarebbe piaciuto svolgere ma che richiedevano un piccolo investimento economico. La sua educazione lo aveva spinto a seguire il principio “prima il dovere e poi il piacere”.

E quando venne da me, chissà com’è, si sentiva infelice.

Aveva la sensazione che la sua vita era già piena e che non ci fosse spazio per dedicarsi a ciò che era davvero importante.

Con il passare del tempo mi accorsi che Paolo era un maestro nell’arte di rimandare. C’era sempre qualcosa di poco conto che si interponeva tra lui e i suoi sogni. Anche se si dava degli obiettivi come ad esempio contattare una ragazza che gli piaceva, trovava sempre qualcosa da fare che gli impediva di agire.

Un giorno, di fronte all’ennesimo ostacolo a mio avviso insignificante, mi venne in mente una storiella che girava in internet. Gliela raccontai. Continue reading

# 032 – Alchimia per figli con genitori imperfetti

alchimia per genitori imperfettiEravamo circa 300 in quella sala conferenze. Sul palco Roy Martina, medico psicologo, autore di numerosi best-seller dedicati alla salute e al benessere, che a un certo punto pone alla platea la seguente richiesta: “chi di voi ha, o ha avuto, genitori perfetti, per favore, alzi la mano!”.

Io penso ai miei, di genitori: sebbene a loro modo siano bravi, di certo non sono perfetti. Perciò tengo il braccio abbassato. Mi guardo intorno e mi rincuoro. Sono pochi i fortunati che hanno alzato la mano, poco più di dieci. E tra questi Roy Martina.

Ironicamente lui commenta: “Vedo che le persone fortunate in questa sala sono veramente poche!

La platea sorride, ma quel sorriso amaro, di chi non ci sta a sentirsi sfortunato. In fondo i genitori non ce li scegliamo e, soprattutto, non è colpa nostra se sono imperfetti.

Roy Martina, forse consapevole dello sconforto sceso in sala, continua. Continue reading

# 031 – Il potere del qui ed ora

qui ed oraElia ha tre anni e mezzo ed è uno di quei bambini che per mangiare gli devi stare dietro. Sono pochi i cibi che mangia con gusto e nella giusta quantità, e durante i pranzi e le cene fa un sacco di storie per finire ciò che ha nel piatto. Se fosse paffutello non sarebbe un problema, ma è magrolino e in questa fase della crescita è fondamentale che abbia una buona alimentazione.

Quando ieri sera ha manifestato un gran piacere nel mangiare delle grosse olive verdi e le richiedeva continuamente alternandole con il pesce e le patate che aveva nel piatto, lo guardavamo piacevolmente stupiti. Elia ha voluto il barattolo vicino a sé, in modo da prenderle da solo.

Mia moglie, osservando il gusto con cui Elia mangiava, quando ha visto il barattolo quasi vuoto gli ha detto:

– Visto che ti piacciono così tanto, quando vado a fare la spesa te ne comprerò ancora.

Elia ha guardato il barattolo. C’erano due olive rimaste. Poi ha alzato la testa e le ha risposto.

– Mamma, ma ci sono ancora!

Mia moglie mi ha guardato sorridendo. – Gianlu, questo è un altro bell’insegnamento per noi adulti! Ci devi scrivere una delle tue lezioni, – mi fa.

E ora eccomi qua. Continue reading

# 030 – Quando arrossire è un disturbo: cosa fare

arrossireQuando Anna venne in studio non ne poteva più di arrossire. Appena si emozionava diventava rossa peperone in un battibaleno.  Gli altri lo notavano e glielo facevano presente.

Anna, che ti succede? – le chiedevano.

E lei odiava questa domanda. La faceva vergognare ancor di più. E più si vergognava e più arrossiva. E più arrossiva e più odiava se stessa per questa sua debolezza e per l’incapacità di potersi controllare. Perché non era come tutti gli altri che arrossiscono in modo normale e solo in situazioni davvero emozionanti? Cosa c’era di sbagliato in lei?

Questo problema le creava un forte disagio, non solo in situazioni sociali in cui incontrava sconosciuti ma ormai anche con gli amici e a scuola.

Pensava non si potesse fare niente al riguardo, e che fosse condannata a vivere questo “difetto”.

Mi raccontava tutto questo con le lacrime che le rigavano il suo bel viso, naturalmente di un colore rosso acceso.

Non era mai stata da uno psicologo, era stanca di star male ma era anche convinta che non si potesse fare granché per il suo disturbo.

E se ti sbagliassi? – chiesi.

Lei strabuzzò gli occhi sorpresa. – Dice sul serio? Io non ho il controllo sul mio arrossire. Come è possibile farlo?

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# 029 – Dove si trova la felicità?

tal ber shaharTal Ben-Shahar a 16 anni vinse il campionato israeliano di squash. Si era preparato e allenato per ben 5 anni per raggiungere quell’obiettivo. E nei 5 anni di preparazione, con tutti i sacrifici richiesti, immaginava che vincere il titolo lo avrebbe reso felice. E così è stato, nelle prime ore dopo la vittoria.

Finiti i festeggiamenti, a Tal Ben-Shahar, solo nella sua stanza, improvvisamente e senza preavviso, quella sensazione di felicità è sparita per far posto a una sensazione di vuoto trasformatasi presto in lacrime di dolore e impotenza. Lì per lì giustificò questa reazione come il naturale contraccolpo dell’euforia, quando la tensione si allenta dopo un lungo periodo di stress, ma lo sconforto non diminuì con il passare del tempo, anzi continuò a crescere.

Era possibile che la felicità durasse così poco? E se non riusciva ad essere felice dopo aver raggiunto quel traguardo tanto ambito, come era possibile ottenere una felicità duratura? Continue reading

# 028 – Il primo assioma per star bene con gli altri

star bene con gli altri 01Mio padre era un tipo burbero; quando discutevi con lui, se il tuo pensiero dissentiva dal suo, alzava la voce, diventava giudicante, non ascoltava le tue ragioni e ci metteva un attimo a dire che non capivi un bel niente. Durante l’adolescenza mi scontravo con lui, la pensavo diversamente, ma per quanto tentassi di dire la mia, di fronte alla sua ottusità giudicante, mi bloccavo. Mi saliva una rabbia che si bloccava in gola e che mi inumidiva gli occhi, e l’ultima cosa che avrei voluto era di farmi vedere piangere. Così uscivo dalla stanza, mi rifugiavo in camera dove davo libero sfogo alle mie lacrime di frustrazione.

Con il passare del tempo iniziai a pensare che fosse impossibile comunicare con lui. Evitavo a priori qualsiasi discussione, tanto mio padre non era in grado di comunicare con me: non era aperto, era poco empatico, voleva solo aver ragione lui, in più mi giudicava negativamente, sempre. Con grande rammarico mi ero convinto che non ci fosse speranza; il nostro rapporto era destinato a raffreddarsi sempre di più e inevitabilmente ad allontanarci. Continue reading

# 027 – Cosa fare con quella parte di te che dice “Non ce la faccio!”

non ce la faccioMarco ha paura. Ha grandi sogni, un talento artistico, un progetto concreto di andare all’estero per fare qualche mostra. Nel suo percorso terapeutico sta lavorando per assecondare questa parte creativa e originale che fin da piccolo lo ha fatto sentire diverso dalla media, questa parte di sé spesso relegata in secondo piano per far posto alle aspettative dei genitori e della società in genere di essere inquadrato, di avere un lavoro fisso, di essere un po’ come tutti gli altri. Assecondare questa parte significa avere coraggio, rompere gli schemi, credere in se stessi quando molti ti danno contro, investire nel proprio talento e “buttarsi”.

Qualche giorno fa mi racconta di questa vocina interiore che compare ogni volta che deve fare un passo verso il suo sogno, una vocina che dice “non ce la faccio” e che lo blocca e gli impedisce il cambiamento. Una sorta di sabotatore interno che gli impedisce di spiccare il volo.

Marco non è l’unico a possedere questa vocina interiore. Il “non ce la faccio” ci accompagna un po’ tutti, e spesso diventa l’ostacolo più ostico da superare per perseguire i nostri sogni. Cosa fare? Continue reading

# 026 – Come proteggere la propria fragilità

come proteggere la propria fragilitàPaola aveva 5 anni quando nel 1980 il terremoto sconquassò l’Irpinia provocando quasi 3000 morti. Se lo ricorda bene. Era dentro casa quando quella scossa interminabile (durata 90 secondi) cominciò a far sussultare e cadere ogni cosa in un boato terribile. Le porte erano bloccate ed era impossibile uscire di casa. Si ricorda che era scalza e della sensazione di camminare sulle macerie al termine della scossa. Il paese al buio, la polvere e tutto crollato intorno a lei.

Mentre raccontava, da bravo psicologo, immaginavo l’effetto traumatico che questa esperienza poteva aver arrecato a Paola, e di come poteva aver influenzato lo sviluppo psicologico di quella bambina. Gravi esperienze traumatiche lasciano segni indelebili a livello emotivo se non vengono affrontati ed elaborati quanto prima.

Sulla scia di questo pensiero, alla fine del racconto, per tastare il terreno feci questa considerazione:

– Deve essere stata un’esperienza molto traumatica.

Paola, con mia sorpresa, sorrise e scosse la testa. Continue reading

# 025 – Come superare la paura di sbagliare

come superare la paura di sbagliare01Mattia ha poco più di un anno e un mese fa, per la prima volta, ha mosso i suoi primi passi da solo, senza il sostegno e l’aiuto di qualcuno. Tre passi, poi è caduto. Ha gattonato fino al tavolo, si è rimesso in piedi e si è lanciato di nuovo. Tre magnifici passi ancora, prima di cadere. Non ha pianto quando è caduto, è rimasto seduto qualche istante, si è guardato intorno in cerca di qualche appiglio per tirarsi su. Gattonando lo ha raggiunto, si è alzato in piedi ed è partito nuovamente. Quattro passi in completa autonomia, prima di cadere.

Da quel giorno, per Mattia, l’avventura del camminare è l’esperienza più eccitante e meravigliosa al mondo. Ormai, con il suo incedere claudicante, come un ubriaco, riesce a fare lunghi tragitti. Imperterrito si avventura su ogni tipo di terreno: prato, spiaggia, sassi, mare. E alla fine, comunque, e puntualmente, cade. E non sempre in modo indolore. Più volte è caduto a faccia in avanti sbattendo il muso o centrando con la testa qualche ostacolo, un tavolino, una porta. Oppure, al mare, finendo con tutta la testa sotto l’acqua. Ma lui, Mattia, dopo un breve pianto e qualche lacrima versata, riprende il suo cammino.

Ho fatto un calcolo. Mattia cade e si rialza un centinaio di volte al giorno. Moltiplicato per 30 giorni, significa che finora lo ha fatto per ben 3000 volte! E ancora non ha finito. Lo farà ancora altre centinaia di volte prima di sentirsi sicuro sulle sue gambe e aver così acquisito la completa capacità di camminare senza più cadere.

Sembra incredibile, eppure è così. Mio figlio, come tutti i bambini, non si preoccupa di sbagliare. Sa cosa vuole, incurante di quanti errori dovrà commettere e di quante volte cadrà o si farà male.  È programmato per Continue reading

# 024 – Ipocondria, cosa fare?

ipocondriaTi è mai capitato di allarmarti inutilmente alla prima comparsa di un sintomo fisico interpretandolo come un segnale di una grave malattia imminente? Se è successo, poco male, l’ipocondria è un aspetto comune del nostro carattere e il più delle volte rappresenta quella parte di noi che si prende cura del nostro benessere psicofisico e ci permette di correre ai ripari quando qualcosa mette a repentaglio la nostra salute.

Quando l’allarme diventa diffuso e incontrollato, quando ogni piccolo segnale del corpo ci preoccupa e ci porta dal medico frequentemente e, nonostante tutte le analisi vadano bene, non ci tranquillizziamo rimanendo convinti che sotto sotto si annida qualche malattia, l’ipocondria diventa un vero e proprio disturbo. Cercare informazioni su internet diventa un’attività ossessiva e spesso deleteria trovando riscontri nel proprio corpo di qualsiasi malattia di cui ci documentiamo.

Come fare per superarla? Continue reading

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