Un racconto vero, sentito, intenso, scritto bene, Come una lama (Italic, 2011) di Maria Vittoria Pichi. Il 28 dicembre 1981, Maria Vittoria Pichi, ragazza politicamente schierata a sinistra, viene prelevata dal luogo di lavoro e rinchiusa in carcere per più di 100 giorni, accusata di un crimine che non ha mai commesso.
Come una lama, presentato in anteprima esattamente a 30 anni distanza, racconta quella drammatica vicenda che segnerà in modo indelebile la vita della protagonista. È una storia che fa riflettere, che scuote e provoca indignazione verso un sistema giudiziario iniquo e soprattutto verso i media, che pur di far notizia sbattono in prima pagina la vicenda, si ergono a giudici condannando ancor prima della sentenza, e poi quando questa avviene con la completa assoluzione (solo 7 anni dopo) in quanto emerge che “esiste un vuoto probatorio assoluto”, non scrivono nemmeno una riga.
Nel racconto si manifesta tutto il senso di rabbia, di ingiustizia, di impotenza. Ma nonostante questo, quella ragazza reagisce nel carcere, e scopre una nuova realtà, fatta di amicizia, solidarietà, affetto tra le detenute. E paradossalmente, in prigione, scopre una libertà, una libertà diversa: la libertà di essere autentica, di non doversi nascondere al cospetto delle compagne di cella; come se le sbarre garantissero una protezione che là fuori, nella società degli anni di piombo, non è garantita.
Un racconto che si legge tutto d’un fiato, con un stile asciutto, sincopato. Che ti fa entrare in cella, sentire la prigionia e infine uscire, con tanta sete di giustizia, che solo dopo 30 anni e la pubblicazione della verità, ci auguriamo possa, per l’autrice, dirsi definitivamente appagata.
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