Figura ambigua Donna Giovane-Anziana (da Boring, 1930)

Figura ambigua
Donna Giovane-Anziana
(da Boring, 1930)

Quando il discepolo è pronto, il maestro arriva” recita un detto egiziano. Forse è proprio questo il segreto di quel segno che certi libri ci lasciano, mentre altri, altrettanto belli o interessanti, scivolano nell’oblio o vengono abbandonati prima della fine. Non ricordo bene come mi sono imbattuto nel libro di Stephen R. Covey, Le 7 regole per avere successo, ma era il novembre del 2005 come riporta la mia grafia sulla prima pagina (segnare il mese e l’anno di lettura è una mia piccola mania), e io evidentemente avevo una gran “fame” di psicologia del cambiamento personale per farmelo diventare uno di quei libri maestri, uno di quelli che ti entrano dentro e lì rimangono, indelebili.

Ho condiviso molti degli insegnamenti di Stephen R. Covey decine e decine di volte in aula, ma uno su tutti rimane il mio preferito, con tanto di esperimento.

Osserva la figura: cosa vedi?

Se non la conosci a primo impatto potresti vedere:

  • o una donna anziana con un gran naso, un collo di pelliccia, un foulard in testa con piuma
  • oppure il profilo di una giovane donna, elegante, dai lineamenti aggraziati, vista di tre quarti da dietro, con una collana nera al collo , un cappotto di pelliccia e un copricapo bianco con tanto di piuma anche lei.

Se conoscevi già la figura o se ti soffermi per qualche istante in più riesci a scorgere entrambe le donne.

Si tratta infatti di una figura ambigua, che a seconda di che cosa metti a fuoco, ti porterà a vedere la donna giovane piuttosto di quella anziana e viceversa.

Fin qui nulla di strano. (Ne puoi trovare a decine di figure simili in internet).

La cosa interessante invece è il seguente esperimento, tratto dal libro di Covey, che ho ripetuto spesso in aula.

Prima di mostrare la figura ambigua della donna giovane-anziana, suddivido i partecipanti in due gruppi e li faccio sedere uno di fronte all’altro. Fornisco le seguenti istruzioni: – Tra poco vi mostrerò due figure, in sequenza. Dopo averle guardate vi chiederò di confrontarvi solo sulla seconda figura che vedrete.
Quindi, in contemporanea, al primo gruppo faccio passare un cartoncino con raffigurata la figura 1 mentre al secondo un cartoncino con la figura 2 (ogni gruppo ignora cosa faccio vedere all’altro). Successivamente ad entrambi i gruppi la figura della donna giovane-anziana.
Finita la prima parte dell’esercizio, chiedo ai due gruppi di confrontarsi sulla figura ambigua ponendo loro qualche domanda:
– L’immagine raffigura una donna, giusto?
Fin qui, tutti d’accordo. Si tratta di una donna.
È giovane o anziana? – domando.
Anziana! – risponde un gruppo.
Giovane! – risponde di rimando l’altro.
Di solito comincia una discussione, prima con toni attenuati poi più accessi. – Ma come fate a vedere una giovane, quella avrà minimo minimo 70 anni! – dicono alcuni.
Macché – ribattono gli altri. – Ne avrà 25, 30. Al massimo 40, ma portati molto bene. E magari con qualche lifting.
Ma che state dicendo? È più vecchia di mia nonna!
Prima che la discussione degeneri, intervengo. – Va bene, vedo che non siete d’accordo sull’età. Vi faccio un’altra domanda: l’aiutereste ad attraversare la strada?
– Naturalmente! – risponde un gruppo.
No. – risponde l’altro. – Magari l’aiuterei a fare qualcos’altro – aggiunge un ragazzo con malizia.
Il solito depravato!  – l’accusa di rimando una ragazza.
Va bene, – li interrompo. – Un’ultima domanda: è bella o brutta?
Brutta! – rispondono i primi.
Bella! – dicono i secondi.
Bella? Ma che dite! Sembra una befana, – ribattono per sostenere la loro idea.
La discussione di solito degenera, e a volte si arriva fino agli insulti della serie “Mettetevi gli occhiali! Ho il numero di un buon oculista! Ma come fanno a piacervi le vecchie?! Siete dei pervertiti! Ma non vi vergognate?!” e altre cose del genere.
A questo punto, prima che passino alle mani, blocco la discussione, attendo che facciano silenzio e chiedo loro:  – Cosa sta succedendo? Perché non trovate un accordo?
I partecipanti di solito si azzittiscono e fissano la figura. Puoi sentire solo il rumore dei loro neuroni al lavoro, finché qualcuno battendosi la fronte se ne esce con – Ho capito, ma di donne ce ne sono due!
Gli altri lo fissano estraniati. – Che stai dicendo, sei pazzo?
La persona colta da insight si alza in piedi e comincia a dispensare istruzioni su come osservare l’immagine per vedere, cambiando messa a fuoco, sia la giovane e sia l’anziana donna. E quando tutti riescono a scoprire l’arcano, ecco che ridiventano amici come prima scambiandosi sorrisi, pacche sulle spalle, scuse e strette di mano.

Questo esperimento è davvero istruttivo e ci insegna una serie di cose circa la realtà psicologica.

  1. Non vediamo la realtà per quella che è ma per come la percepiamo (ma questo già lo sai se hai letto la prima lezione).
  2. Il passato condiziona ciò che vediamo nel presente. Il mostrare ai due gruppi le prime figure ha condizionato ciò che hanno percepito in quella ambigua.
  3. Ciò che percepiamo condiziona la nostra reazione in termini di pensieri, di comportamenti e di emozioni. I due gruppi hanno avuto pensieri diversi (giovane-vecchia), comportamenti diversi (aiuto-non aiuto), emozioni diverse (piacevolezza-non piacevolezza).
  4. La realtà ci offre numerose possibili visioni. Tante più ne percepiamo, tanto più la nostra realtà psicologica è ricca e di conseguenza abbiamo un bagaglio più ampio di possibili reazioni di fronte a un evento e siamo più aperti verso gli altri.

In sintesi l’esperimento ci insegna che non vediamo il mondo per quello che è ma per quello che siamo! E se l’impatto di un condizionamento ottenuto in meno di un minuto (la visione della prima figura) è così forte e porta le persone a trincerarsi e difendere con forza la propria posizione, pensa a cosa può succedere per tutto ciò che ci ha condizionato per una vita intera: la famiglia, la scuola, l’educazione, gli amici, la religione, la cultura e altro ancora. Insomma questi condizionamenti sono parte di noi, rappresentano la nostra cornice di riferimento, la mappa del nostro mondo. E come è risaputo, la mappa non è il territorio.  E tenerlo bene in mente ci fornisce molto più potere e controllo sulla nostra vita.

Tips

Durata: 30 secondi.

Frequenza: più volte al giorno, quando capita.

Obiettivo: imparare a vedere ciò che ci accade con occhi diversi e scoprire nuove possibilità di reagire.

Azione: la prossima volta che ti trovi di fronte a una situazione che ti infastidisce o ti fa arrabbiare o ti crea un qualche disagio, ferma i tuoi pensieri per qualche istante, e poni a te stesso la seguente domanda: in che modo posso vedere questa situazione diversamente in modo da avere una reazione emotiva serena?
Come aiuto puoi pensare a una persona che nella stessa situazione reagirebbe diversamente e cercare di “entrare nella sua testa” oppure a quando tu stesso, nella medesima situazione, hai reagito diversamente.
Ad esempio, se sei infastidito perché tutti i semafori che incontri sono rossi, proprio oggi che hai un appuntamento e rischi di arrivare in ritardo, potresti pensare al tuo amico ritardatario cronico e di come, nella sua ottica, l’arrivare con qualche minuto di ritardo non è la fine del mondo, oppure al tuo collega sempre pacato che non si arrabbia mai perché la sua filosofia di vita è all’insegna “Se arrabbiarsi non serve a niente, perché arrabbiarsi?” oppure a quella volta in cui eri sempre in ritardo a un appuntamento, i semafori erano tutti rossi, ma non te ne fregava nulla perché avevi appena saputo di aver vinto un concorso ed eri troppo contento.
Una volta cambiata visione, osserva come si modifica la tua reazione.

Il consiglio del biblioterapeuta

lauren_groff_arcadiaLauren Groff, Arcadia (Codice Edizioni, 2014)

Briciola è il primo bimbo nato all’interno di una comunità hippie fondata su valori fondamentali e indissolubili, muri eretti per proteggersi da un mondo corrotto e malato. Con il trascorrere del tempo e nel suo dilatarsi in quel luogo magico e selvaggio – Arcadia – dove Briciola cresce privo di regole – ma è realmente così? – e nella condivisione totale di cose e affetti, imparerà ad essere se stesso.
E quando anni dopo quell’esperienza così totalizzante dovrà scegliere, e non solo per sé ma anche per le persone a lui più care, la sua non sarà una scelta “forzata” ma la naturale espressione di quei valori con i quali era cresciuto e che da sempre sono stati parte di lui,  “perché non vediamo il mondo per quello che è ma per quello che siamo”.
Un romanzo ricco ed evocativo questo della Groff, reso splendidamente dalla traduzione di Tommaso Pincio.

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