a_beautiful_mindIl bel film A beautiful mind racconta la vita del matematico americano e premio nobel John Nash affetto da una grave forma di schizofrenia paranoide che lo induce a pensare di essere stato ingaggiato da un agente dei servizi segreti che gli affida il compito di decifrare i codici inseriti negli articoli di giornali per sventare un attacco atomico dei russi. I deliri e le allucinazioni lo portano a crearsi una realtà parallela a quella della sua vita di tutti i giorni di docente universitario e marito, altrettanto reale ai suoi occhi, una realtà che lo spinge in un’attività spasmodica di ricerca dei codici per stilare un rapporto che depositerà settimanalmente nel luogo indicato dall’agente che lo ha ingaggiato.

La storia ci mostra che in gravi disturbi psicologici la realtà creata dall’immaginazione viene considerata e vissuta come reale e determina tutti i comportamenti della persona. In questi casi le allucinazioni e i deliri diventano la realtà,in quanto la persona non si rende conto che ciò che vede, ciò che sente e ciò che pensa siano completamente irrealistici.

La schizofrenia è un caso estremo, vero, ma sei proprio sicuro che la tua mente non funzioni allo stesso modo? Certo, tu non ha mai avuto deliri o allucinazioni o pensieri paranoici, tu sei “normale” o al limite leggermente nevrotico, e mantieni sempre il contatto con la realtà, ma ci metteresti la mano sul fuoco che non ti capita mai di reagire a una realtà che “vedi” solo tu?

Be’, faresti bene a non farlo, ti scotteresti!

Riporto sotto due brani tratti da due diari: il diario di lei e quello di lui. Leggili con attenzione. Quante volte è capitato anche a te qualcosa di simile?

Diario di Lei

Sabato sera l’ho trovato un po’ strano. C’eravamo accordati per un drink. Sono arrivata un po’ in ritardo e, poiché avevo passato il pomeriggio con le amiche, mi sentivo in colpa. Ma lui non mi ha fatto appunti. La conversazione però non era un granché. Allora gli ho proposto di andare in un luogo più intimo. Siamo andati in un bel ristorante, ma lui continuava ad essere assente. Ho iniziato a chiedermi se poteva essere colpa mia. Gliel’ho chiesto e lui mi ha risposto che non c’entravo; ma non mi ha convinta. Tornando a casa, gli ho detto che lo amavo tanto, ma lui si è limitato ad abbracciarmi senza dire parola. Non so spiegarmi il suo comportamento… non mi ha detto che anche lui mi amava… sono preoccupata di brutto! Finalmente siamo arrivati a casa; ero ormai convinta che mi volesse mollare. Ho provato a parlare, ma lui ha acceso la tv e ha iniziato a guardarla assorto, sembrava volesse dirmi che era tutto finito. Mi sono arresa e sono andata a letto. Ma 10 minuti dopo è arrivato anche lui e, con mia sorpresa, abbiamo fatto l’amore, anche se continuava a essere distaccato. Ho cercato di parlare della nostra situazione, ma si è addormentato. Ho pianto per tutta la notte. Sono convinta che lui stia pensando ad un’altra. La mia vita è un disastro!

 

Diario di  Lui

L’Inter ha perso… meno male che almeno ho trombato!

Ora non è il caso di analizzare la semplicità della mente maschile in confronto alla complessità di quella femminile (avremo modo di tornarci),  ma questo esempio è illuminante di come i nostri pensieri, le nostre emozioni e il nostro comportamento siano a volte condizionati da qualcosa che non esiste.

Fai attenzione quindi, la nostra mente non è sempre così meravigliosa e non occorre essere schizofrenici per comportarci in base a ciò che non esiste. Il segreto per non cadere in questa trappola è diventare consapevoli che a volte ciò che vediamo è solo frutto della nostra immaginazione.

Ed è ciò che è successo al protagonista di A beautiful mind. Solo quando si accorge che, nel corso degli anni, la nipotina del suo amico Charles non è mai cresciuta, John Nash diventa consapevole del carattere allucinatorio delle sue visioni. Solo allora il matematico comprende il grave disturbo di cui è affetto  e impara a convivere con le proprie allucinazioni deliranti, fino ad ignorarle, tornando all’attività accademica e alla vita familiare.

Tips

Durata: 1 minuto.

Frequenza: quando capita.

Obiettivo: imparare a riconoscere quando reagisci a qualcosa che (forse) non esiste.

Azione: la prossima volta che ti accorgi di fare inferenze su un comportamento di un’altra persona, attribuendogli un significato spiacevole che ti riguarda, sospendi il flusso dei pensieri e appellati al beneficio del dubbio: forse vedi qualcosa che non esiste. Piuttosto che alimentare le tua paura o la tua rabbia confrontati con la persona e scopri cosa davvero c’è sotto.

Ad esempio, il tuo collega d’ufficio stamattina non ti ha salutato con il sorriso di sempre, è sembrato infastidito e scontroso. Tu pensi che il suo atteggiamento sia dovuto al fatto che ieri sera per aiutarti a finire un progetto comune è stato costretto, per causa tua,  a rimanere 30 minuti in più al lavoro. Pensi quindi che lui sia arrabbiato con te, e a ragione, perché come collega non sei bravo quanto lui, altrimenti avreste finito il progetto in tempo. Forse la tua mente ti porta ad altre occasioni in cui non ti sei sentito all’altezza, nel lavoro e anche in altri ambiti della tua vita. Stop!

Blocca i tuoi pensieri, forse ti sbagli e tu non c’entri.

Appena hai occasione, parla con il tuo collega senza accusarlo (tipo: “Cosa hai? Ce l’hai con me? Ti ho fatto qualcosa?”). Riporta semplicemente quello che hai osservato, per esempio: “ho notato che stamattina non avevi il sorriso di sempre.” Ascolta la risposta. Magari scopri che era semplicemente stanco, che la notte non ha dormito a sufficienza perché il figlio piccolo aveva l’influenza e l’ha tenuto sveglio.
Qualora, al contrario, scoprissi che ci avevi visto giusto, che lui davvero è arrabbiato con te, bene, potete parlarne e chiarirvi. Ciò rafforzerà la relazione evitando che qualche malcontento non espresso si trasformi in rancore.

Il consiglio del biblioterapeuta

nessuno_scompare_davvero_catherine_laceyCatherine Lacey, Nessuno scompare davvero (Sur, 2016)

“Piuttosto che alimentare le tue paure o la tua rabbia confrontati con la persona e scopri cosa davvero c’è sotto”. Queste parole che Gianluca usa per esplicitare l’esercizio di questa breve lezione mi hanno immediatamente fatto venire in mente Elyria la protagonista di Nessuno scompare davvero di Catherine Lacey.

Elyria è un personaggio complesso, ricco di sfaccettature: il suo stato d’animo è turbato dal dolore e da una sofferenza interiore che sembrano non trovare pace. La sua storia inizia con la sua “fuga”da New York, dal marito e da tutta la sua “vita quotidiana” per raggiungere la Nuova Zelanda.

E noi lettori non possiamo fare a meno di chiederci quale altra decisione – forse migliore –  avrebbe potuto prendere se solo avesse scelto di esternare “quel” malessere.

Un romanzo che non lascia indifferenti, questo della Lacey. Consigliatissimo.

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