I cerchi di Ebbinghaus

I cerchi di Ebbinghaus

Cosa faresti se scoprissi che il tuo partner che ami alla follia avesse baciato un’altra persona? Non un bacio casto sulla guancia, amichevole, di saluto, ma un bacio passionale? Se non sei di ghiaccio, immagino dentro di te qualcosa ribollire, lo stomaco che si contorce, un forte calore che sale e inonda il viso, il cuore che scalpita nel petto, le mani che tremano, il sudore freddo mentre un oceano emotivo si agita, dove dolore, tristezza, paura, rabbia, disperazione si confondono e alimentano una valanga di pensieri tra i più disparati dal “non mi ama più”, “è finita!” al “non dovevi farmi questo” seguiti da una lunga lista di improperi che non pensavi nemmeno la tua  fantasia potesse creare e che ti spingono a concepire modi di reagire all’accaduto che possono andare dalla fuga all’omicidio.

Se per te la fedeltà è un valore importante e imprescindibile, quel bacio diventa il segno di tradimento e perciò per te inaccettabile. Le conseguenze sono nefaste per il tuo rapporto, mina la sicurezza creando una frattura che sarà difficile da sanare. Non sarà più come prima. Certo, col tempo puoi perdonare, puoi lavorare per accettare la cosa, ma in ogni modo la fiducia cieca che riponevi verso il tuo partner è andata a farsi benedire.

Osserva la figura sopra: il cerchio al centro di sinistra risulta più piccolo rispetto a quello al centro di destra, giusto? Eppure (come ormai intuisci se hai seguito le lezioni precedenti) la realtà fisica ci dice che così non è,  ma che entrambi i cerchi sono della stessa dimensione (misurali pure se non ci credi!). Si tratta infatti di un’illusione ottica (di Ebbinghaus) e ci insegna che la realtà percettiva dipende dal contesto. In altre parole è il contesto, l’essere circondato da cerchi più grandi o da cerchi più piccoli, a determinare la grandezza del cerchio centrale.

L’esempio può essere esteso ad ogni aspetto della nostra esistenza e della percezione di noi stessi. Il sentirci capaci o incapaci, intelligenti o stupidi, fortunati o sfortunati, sicuri o insicuri, ricchi o poveri, bene o male non dipende da un dato reale e oggettivo in sé, ma dal confronto con ciò che ci circonda o, meglio, con ciò che scegliamo (coscientemente o incoscientemente) di confrontarci. In questo caso è questione di quantità, del sentirmi “di più” o “di meno” degli altri. E se sei un tipo che tendenzialmente si confronta con chi ha di più o sta meglio, il rischio è quello di sentirti sempre in difetto, non all’altezza, inferiore agli altri e vivere tutto il malessere che ne consegue.

Il contesto non definisce solo la dimensione di ciò che percepiamo, ma anche la qualità; in altre parole può connotare se qualcosa rappresenti un problema o meno. Ad esempio posso struggermi per un amore non corrisposto, sentirmi sfortunato, non amato, vivere la disperazione dell’abbandono, ma se, per ipotesi, subentra un problema di salute serio (cambio di contesto) questo sgonfia la gravità di ciò che prima ritenevo una questione drammatica.

In psicoterapia questo lavoro sul modificare il contesto interiore che alimenta un problema per dargli una nuova visione, migliore, accettabile o addirittura arricchente lo chiamiamo reframing. In parole povere cambiamo la cornice al quadro, e quello che prima non ci piaceva come per incanto inizia a piacerci o perlomeno a esserci utile.

Ma torniamo al bacio, quel bacio passionale segno incontrovertibile di tradimento. Cosa rappresenterebbe per te se il tuo partner fosse un attore o una attrice e fin dall’inizio, da quando vi siete innamorati, sai qual è il suo lavoro e che per contratto in alcune sceneggiature deve recitare scene di baci appassionati e magari anche scene più intime. Cosa faresti? Ti dispereresti oppure accetteresti la cosa? Certo, non ti farebbe impazzire l’idea, ma in fondo è il suo lavoro e recita un copione: quei baci non mettono in discussione il rapporto e il sentimento che prova per te. In questa prospettiva il contesto cambia completamente e quel cerchio, che in altre situazioni è gigante, diventa un semplice puntino, insignificante, che non mette a repentaglio il tuo benessere, ma anzi, ne fa parte.

 

Tips

Durata: 5 minuti.

Frequenza: per ogni problema che ti assilla.

Obiettivo: imparare ad analizzare il contesto di un problema e modificarlo.

Azione: quando ti trovi di fronte a  un problema che ti crea disagio, piuttosto di focalizzare l’attenzione sul problema, concentrati sul contesto che lo alimenta e modificalo.

Ad esempio, se ti senti ferito perché un tuo amico si è arrabbiato con te e a brutto muso ti ha fatto notare un tuo difetto, dicendoti che proprio non gli piace, piuttosto che giustificarti, controbattere, difenderti o fare il risentito, analizza il motivo per cui il comportamento del tuo amico ti ha toccato: probabilmente alla base c’è la convinzione che un amico non ti può trattare a quel modo perché rappresenta una mancanza di rispetto. Bene, ora prova a modificare la convinzione (il contesto): se pensassi che l’amicizia vera è proprio quella in cui si possono dire le cose in faccia, senza filtri, e che il conflitto può essere costruttivo e rafforzi il rapporto piuttosto che distruggerlo, e che è di gran lunga preferibile un amico sincero e schietto piuttosto di uno che “ipocritamente” non ti dice quello che pensa di te, come si modificherebbe la tua reazione? Se ritieni la tua nuova reazione sarebbe migliore, più costruttiva e rispettosa del tuo benessere e quello della relazione hai trovato una buona soluzione. In caso contrario prova a trovare altri modi alternativi di “vedere” l’accaduto.

Il consiglio del biblioterapeuta

fato_e_furia_lauren_groffLauren Groff, Fato e furia (Bompiani, 2016)

Dopo aver letto in anteprima la quinta lezione di Gianluca, sono emerse immediatamente alcune suggestioni letterarie che potevano accordarsi perfettamente con questa lezione.

Dopo una riflessione più approfondita ho pensato che il romanzo di Lauren Groff Fato e furia potesse  essere la scelta più adatta, questa volta.

Ad un primo livello narrativo il romanzo della Groff è il racconto dei ventiquattro anni di matrimonio di Lotto/Lancelot e Mathilde visti prima dal punto di vista maschile e successivamente dal punto di vista femminile.

In realtà questo romanzo – senza dubbio complesso, ricco e sontuoso – tocca temi molto diversi che vanno oltre il “semplice” rapporto matrimoniale: la verità e la menzogna, la vendetta, l’ereditarietà emotiva e psicologica, la sessualità sono i principali.

Io personalmente sono rimasto conquistato dalla figura di Mathilde, una figura letteraria femminile atipica, che sembra aver fatto propria la lezione di Gianluca proprio nella capacità di rileggersi e rileggere alcuni suoi vissuti in una luce “differente” ma determinante e “costruttiva”.

Certo non posso aggiungere di più, non volendo spoilerare la storia, ma fidatevi di me: questo è uno di quei romanzi che non lascia indifferenti, che provoca e determina nuovi personali punti di vista su di sé e il mondo circostante.

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