perche-reagiamo-come-reagiamoQualche anno fa mi trovavo ad Agra, la città famosa per il meraviglioso mausoleo Taj Mahal che ogni foto dell’India riporta. Verso sera esco per fare una passeggiata tra le vie del centro ricco di costruzioni coloro rosso mattone reso ancor più vivido dalla luce del tramonto.

Appena uscito, un uomo alla guida di un tipico risciò, uno di quelli a pedali con il divanetto per i passeggeri dietro, mi si affianca e mi offre di portarmi in giro, in un tour delle attrazioni turistiche. Cortesemente rispondo di no, grazie, desidero davvero passeggiare, non mi va di andare in bicicletta. Lui non insiste e se ne va. Dopo neanche 100 metri ecco un suo collega che, esattamente come il precedente, mi offre il tour della città. Stessa risposta, da parte mia, sempre educata. Desidero passeggiare. Nel giro di poco tempo mi rendo conto che io, turista straniero, per i conduttori di risciò sono come un bersaglio fosforescente illuminato dai fari in piena notte e non ce n’è uno che non si affianchi per propormi lo stesso tour.  Rispondo di no a tutti, ma in modo sempre più scocciato e quasi maleducato. Sono seccato, voglio camminare in santa pace e ammirare la città, la gente, i colori senza essere importunato ogni due minuti.

Poi improvvisamente succede qualcosa di strano con l’ennesimo conduttore di risciò (il ventesimo o giù di lì): di fronte alla proposta di salire e di fare il tour della città, rispondo con mia stessa sorpresa e con un gran sorriso di . Non è l’esasperazione che mi spinge a salire, ma qualcos’altro che non riesco a capire. Contratto il prezzo, salgo e come pattuito mi porta in giro. Al termine gli chiedo di fargli una foto e lo pago. Lui cerca di “estorcermi” qualche soldo in più rispetto a quello concordato, non mi vuole dare il resto e si arrabbia pure quando lo esigo.  Sono contrariato con me stesso per questa seccatura: perché mi sono lasciato abbindolare quando volevo solo camminare?

La domanda mi accompagna ancora per qualche ora e non trovando risposta entra spontaneamente nel dimenticatoio.

Qualche settimana dopo scopro il perché.

Invito a casa degli amici per raccontare del viaggio e mostrare loro le diapositive. Tra queste c’è anche quella del conduttore di risciò. Un mio amico quando la vede esclama “Cavoli, ma questo è Francesco in versione indiana!”.

Mi soffermo ad osservarla bene. Caspita, è vero, il conduttore assomiglia al mio caro amico Francesco, non l’ho notato prima, e ancor meno quel giorno in India.

Ecco è il motivo per cui ho risposto immediatamente di sì! Il mio inconscio ha associato il conduttore a Francesco, e dato che Francesco mi sta simpatico e mi piace passare il tempo con lui, mi ha spinto a scegliere di salire su quel risciò. Insomma ho risposto di sì a Francesco e non al conduttore.

Questo aneddoto illustra come anche le nostre reazioni apparentemente incomprensibili hanno una causa specifica che spinge il nostro inconscio a decidere per noi. Va a sostenere ciò che ho già descritto nelle prime lezioni ossia che:

Insomma, è come se indossassimo degli occhiali che deformano la realtà. La nostre reazioni non dipendono da ciò che ci succede ma da come le nostre lenti ci fanno vedere il mondo. Il problema è che spesso non siamo consapevoli delle lenti che indossiamo. E in questo caso è il nostro inconscio che ci guida.

Non immaginate l’inconscio in termini freudiani, come la sede delle nostre pulsioni sessuali e aggressive da cui difenderci o il magazzino di tutti le emozioni rimosse che ci fanno paura. L’inconscio è ben altro: un serbatoio di risorse inesplorate, alcune bloccate, altre inespresse, altre ancora totalmente sconosciute. Per accedervi ci sono diverse vie:

  • mettete in discussione le vostre reazioni automatiche; analizzatele con la curiosità di uno scienziato alla ricerca del perché: come mai reagisco così? Qual è la convinzione o l’emozione sottostante che la sostiene? Come me la sono creata? Quando? È un prodotto dell’esperienza, dell’educazione, della cultura?
  • fate esperienze nuove: avventuratevi nel nostro territorio di insicurezza dove diventa naturale e necessario attingere a risorse sconosciute;
  • coltivate la consapevolezza: assumete un atteggiamento attento alle vostre azioni, emozioni, sensazioni nel qui ed ora. Ciò che viene insegnato attraverso la mindfulness, la meditazione, lo yoga e tutte quelle discipline dove si amplifica la percezione di se stessi;
  • intraprendete un percorso di psicoterapia: in questo caso è il terapeuta a guidarvi nell’esplorazione del vostro inconscio e a fornirvi gli strumenti per poterlo poi fare in piena autonomia. Diventa utile e a volte necessario quando non ce la fate da soli e soprattutto se sentite di voler sondare aspetti emotivi profondi che vi fanno paura o vi creano un forte disagio.

Ma torniamo al conduttore di risciò. La mia decisione si è basata su di una somiglianza fisica, ma non sempre avviene su questo parametro. Senza accorgerci potremmo provare simpatia o antipatia “a pelle” verso una persona per un singolo atteggiamento, una singola espressione del viso, la tonalità della voce, la postura, per la modalità con cui si rapporta con noi . Ogni aspetto della comunicazione non-verbale può attivarci delle associazioni con persone che già conosciamo e provocare la nostra reazione inconscia.

Vi invito a esercitarvi a scoprire il perché seguendo l’esercizio che segue.

Tips

Durata: 3 minuti.

Frequenza: quando capita.

Obiettivo: scoprire le cause inconsce della reazione che è capace di suscitarci chi abbiamo di fronte .

Azione: quando ti trovi di fronte a una persona che conosci poco o per niente fermati qualche istante ad analizzare il tipo di reazione che ti suscita “a pelle” in termini di simpatia/antipatia, attrazione/repulsione, piacere/dispiacere, fiducia/diffidenza, apertura/chiusura. Osserva quindi la persona attentamente: i tratti fisici del viso e del corpo, le espressioni, i gesti, come si muove, come parla, il suono e il tono della voce. A questo punto lascia la tua mente libera di trovare associazioni con persone che conosci, potrebbero essere anche personaggi pubblici, e ogni volta che riscontri delle somiglianze verifica quanto ci sia sintonia nel tuo modo di reagire verso le due persone. Se la sintonia è alta, hai trovato la causa della tua reazione.

Ricorda! Ogni persona è unica. Se nutri una reazione spontanea negativa innescata da una somiglianza, ad esempio perché assomiglia a un tuo collega antipatico o a un politico che detesti, rischi di alimentare una forma di pregiudizio. Esserne consapevole ti può permettere di impostare la relazione in modo costruttivo e aperto e scoprire chi hai di fronte per quello che è (o, ahinoi, per quello che fa finta di essere).

Il consiglio del biblioterapeuta

ester_viola_lamore_e_eterno_finche_non_rispondeEster Viola, L’amore è eterno finché non risponde (Einaudi, 2016)

Questa volta per il consueto consiglio biblioterapico ho pensato di proporti anche io un esercizio, dopo essere stato ispirato proprio da quello che lo stesso Gianluca propone per questa lezione.
Nel mio caso, però, non ti propongo di soffermarti su una persona “reale” che conosci poco per analizzare le reazioni che provoca in te ma su un personaggio letterario. Mi riferisco a Viola, la giovane avvocatessa napoletana protagonista del romanzo d’esordio di Ester Viola L’amore è eterno finché non risponde.

Un romanzo che si sfuma su toni tra l’ironico, il cinico e il politicamente scorretto e che è anche un manuale 2.0 dei rapporti sentimentali e amicali, e per questo molto utile e attuale, considerato quanto i social e la messaggistica influenzino le dinamiche relazionali.
Personalmente il personaggio di Viola mi ha provocato – ad un certo punto della narrazione – una reazione molto forte che solamente giungendo alla fine del romanzo ha trovato un “senso” grazie anche ad un sorprendente  doppio finale, ma tu non leggerlo prima di arrivare al termine della lettura!
Successivamente ripensando a Viola e ad  alcuni suoi specifici comportamenti ho potuto comprendere il perché della mia reazione, che ora non ti rivelo per evitare di condizionarti.

Sono certo però che sarà molto differente dalla tua ma sempre utile ad evitare di alimentare una forma di pregiudizio – come dice Gianluca – verso chi non conosciamo bene solo a causa della nostra “storia”.

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