tipi di atteggiamento

figura 1

Il senso di impotenza è una delle emozioni più terribili da sperimentare: si presenta quando ci si rende conto che non possiamo far nulla per modificare il corso degli eventi. Se perdura porta a un atteggiamento rinunciatario, apatia, depressione, senso di sfiducia che può diffondersi anche in altri ambiti della vita.

In un noto esperimento condotto dallo psicologo Martin Seligman, fondatore della psicologia positiva, 3 gruppi di cani venivano introdotti in un box diviso a metà da una barriera facilmente saltabile. Al primo gruppo venivano somministrate delle scosse elettriche che potevano evitare saltando la barriera; anche al secondo gruppo venivano somministrate delle scosse elettriche ma con la differenza che anche saltando la barriera non potevano interromperle; al terzo gruppo, quello di controllo, non veniva somministrata alcuna scossa.

In un secondo momento i cani di tutti i tre gruppi furono introdotti nel box in cui venivano somministrate le scosse evitabili saltando la barriera. In questa situazione i cani del primo e del terzo gruppo saltarono prontamente la barriera per evitare le scosse, mentre i cani del secondo gruppo manifestarono un comportamento rinunciatario, non fecero alcun tentativo di scappare e presto si arresero, rimanendo sdraiati mentre subivano passivamente le scosse. Seligman  coniò l’espressione impotenza appresa per descrivere questo atteggiamento rinunciatario che, in funzione di esperienze negative passate,  porta una persona a non far nulla per cambiare una situazione anche quando ne ha la possibilità.

Ora, tutti noi probabilmente in alcuni aspetti della nostra vita, magari senza rendercene conto, ci comportiamo allo stesso modo di quei poveri cani convinti di non poter far nulla per cambiare la situazione, spinti da convinzioni profonde, forgiate da esperienze negative del passato, di essere impotenti.

Bene, ho una buona notizia: possiamo sempre far qualcosa per cambiare la situazione. L’importante è adottare l’atteggiamento giusto!

Per farlo dobbiamo fare due cose (figura 1):

  • innanzitutto abbandonare l’atteggiamento vittimista proprio di chi reagisce agli eventi in modo passivo ignorando il fatto che non reagiamo alla realtà ma da come la nostra mente la filtra. È l’atteggiamento di chi pensa di non poter cambiare il proprio carattere o migliorare le proprie capacità (“sono fatto così”, “è più forte di me”, “non ce la posso fare”), di chi quando c’è un problema in una relazione attribuisce sempre la colpa agli altri (“è lui che si comporta male”, “io non ho fatto niente”, “loro non me lo permettono”), di chi di fronte ad eventi di cui non ha il controllo pensa di essere sventurato, che il destino gli si accanisce contro e si rassegna all’ineluttabilità delle cose (“capitano tutte a me”, “sono sfortunato”) alimentando emozioni di rabbia e invidia nei confronti di chi vede più fortunato  (“agli altri non succedono queste cose”, “loro sono baciati dalla fortuna”, “il destino non si accanisce sugli altri”, “le cose gli vengono facili e senza sforzo”).
  • assumere al suo posto un atteggiamento costruttivo ossia diventare responsabili del modo in cui reagiamo agli eventi che ci accadono, nel senso letterale del termine respons-abili ossia di esercitare l’abilità del responso, in altre parole di decidere come reagire, in funzione dei nostri valori, ideali e obiettivi pensati, selezionati e interiorizzati. Chi assume un atteggiamento costruttivo è consapevole del tipo di controllo che può avere sugli eventi e di cosa può fare. In particolare:
    • può cambiare ciò di cui possiede il controllo diretto e che dipende totalmente da lui ossia i propri pensieri, i propri comportamenti e le proprie emozioni;
    • può influenzare gli altri attraverso il proprio comportamento quando ha il controllo indiretto;
    • può accettare la situazione o l’evento quando il problema è senza controllo cercando di coglierne il lato positivo.

L’atteggiamento costruttivo ci permette di assumerci l’impegno e la responsabilità di ciò che dipende direttamente da noi senza delegare agli altri o attendere che accada qualche evento fortuito. Significa mettersi in discussione e cercare le strade del cambiamento, coscienti però che non tutto dipende da noi, e che qualora ciò che desideriamo non venga raggiunto per cause esterne non si tratta di un fallimento ma solo di uno dei risultati possibili. Infine ci fornisce di uno strumento capace di superare il senso di impotenza di fronte agli eventi che non possiamo controllare: l’accettazione. A differenza della rassegnazione, un’emozione passiva di resa, l’accettazione è un’emozione attiva, mirata a elaborare i vissuti spiacevoli di ciò che subiamo e investire le nostre risorse per superarli e trarne insegnamento.

È chiaro che non basta porsi il proposito di essere costruttivi per cambiare le cose. Ci sono aspetti profondi di noi stessi che facciamo fatica a modificare da soli o da un piano puramente razionale. Per questo a volte è necessario chiedere aiuto o trovare nuove strade e strumenti per cambiare. Affronteremo presto il tema del cambiamento personale e vi fornirò un valido modello per comprendere a quale livello possiamo ottenere i cambiamenti auspicati.

Tips ‘n’ Tricks

Durata: 3 minuti.

Frequenza: ogni volta che ti capita.

Obiettivo: riconoscere e modificare il tipo di atteggiamento con cui affronti gli eventi.

Azione: ogni volta che ti trovi di fronte a un evento, dopo aver classificato in quale categoria rientra (controllo diretto, indiretto, nullo), fai attenzione all’atteggiamento con cui lo affronti.  Se ti accorgi di assumere un atteggiamento vittimista modificalo in quello costruttivo: immagina cosa faresti se avessi la piena convinzione che puoi cambiare il tuo comportamento, i tuoi pensieri e le tue emozioni, cosa faresti per influenzare le altre persone e portarle a fare ciò che desideri e come riusciresti ad accettare ciò che non è modificabile.

Esempio:

  • controllo diretto: se, quando il tuo partner per l’ennesima volta ti accusa di non ascoltarlo, ti accorgi di liquidare la faccenda con “sono fatto così, non ci posso far niente” (atteggiamento vittimista), cambia prospettiva consapevole che invece puoi cambiare. Cosa fai? Cosa puoi cambiare in te stesso per dare ascolto al tuo partner? Come puoi raggiungere questo obiettivo?
  • controllo indiretto: se ti accorgi di lamentarti dell’antipatia del tuo collega d’ufficio e di liquidare la faccenda con “è colpa sua perché ha un carattere scorbutico“, cambia prospettiva consapevole che puoi influenzare il suo comportamento antipatico modificando il modo in cui ti rapporti a lui. Cosa fai? Quale atteggiamento puoi assumere per farti ben volere? Cosa succederebbe se ti comportassi come fai con un collega simpatico?
  • controllo indiretto: è il tuo giorno libero e volevi andare al mare, ti svegli e piove. Sbraiti, te la prendi con il mondo, pensi che la sfortuna si accanisce contro di te e di sprecare un giorno di ferie.  Cambia prospettiva consapevole che puoi trovare il modo di accettare serenamente la situazione. Cosa fai? Come puoi organizzare la giornata in modo produttivo? Quali attività piacevoli puoi fare anche con la pioggia?     

Il consiglio del biblioterapeuta

peter_cameron_quella_sera_dorataPeter Cameron, Quella sera dorata (Adelphi,)

Le ultime lezioni di Gianluca sembrano rivolgersi direttamente a me. Non vi nascondo lo stupore provato durante la lettura anche di questa decima lezione. Continuo a riflettere su i due tipi di atteggiamenti, quello vittimistico e quello costruttivo, facendo fatica a non riconoscermi soprattutto in uno dei due (chissà quale?). Quindi per comprenderne meglio le differenze ho ripreso un romanzo di un autore da me molto amato: Quella sera dorata di Peter Cameron. Spero che molti di voi abbiano già letto questo libro che ha il dono di raccontare con levità temi importanti e che lascia una traccia in chi legge, provocando alcuni inaspettati cambiamenti nel proprio modo di vedere e approcciarsi alle decisioni e alle scelte, dalle superficiali alle determinanti. E mi riferisco – ritornando al tema della lezione – ad Omar Razzaghi: ecco leggere il percorso che Cameron ha tracciato per lui può realmente esserci d’aiuto a comprendere quanto il nostro atteggiamento possa fare la “differenza”.

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