Cervello-trinoIn uno studio condotto dall’Università della California si è riscontrato che nominare uno stato affettivo riduce l’attivazione limbica del cervello, ossia di quella area deputata a creare e regolare le emozioni e i sentimenti. Questo significa che sapere cosa ci succede “dentro” – conoscere l’anatomia e il funzionamento del nostro sistema nervoso – ci offre l’opportunità di gestire meglio le nostre emozioni, i nostri vissuti, i nostri stessi pensieri e di stimolare il cambiamento che desideriamo.

Non occorre diventare medici, basta possedere qualche nozione di base, in modo da essere consapevoli di quali aree del nostro cervello vengono attivate quando ci comportiamo in un certo modo e di cosa possiamo fare per attivarne altre o stimolare l’integrazione quando vogliamo cambiare.

Sigmund Freud, con la sua mentalità scientifica, avrebbe fatto carte false per avere a disposizione la tecnologia moderna per mappare l’attivazione neurale, e, sicuramente, ciò lo avrebbe portato a ipotizzare un modello diverso di come funziona la mente, un modello più vicino alla realtà dei fatti.

Al giorno d’oggi la sfida delle neuroscienze è proprio questa: fare chiarezza circa la complessità del nostro cervello, e fornire una base scientifica e fisiologica ai processi psicologici. Sfida non da poco, dato che compressi nella nostra scatola cranica abbiamo:

  • più di cento miliardi di neuroni interconnessi tra loro, in cui
  • ciascun neurone ha in media diecimila connessioni o sinapsi che creano
  • una rete di centinaia di migliaia di miliardi di connessioni che collegano i vari raggruppamenti di neuroni che fanno sì che
  • il numero di tutti i possibili stati di attivazione nel cervello sono stati calcolati essere dieci alla milionesima (un numero che si ritiene essere maggiore del numero di atomi dell’universo a noi conosciuto).

Ora, mentre lasciamo ai neuroscienziati il compito di far chiarezza su questo sistema complesso, noi possiamo limitarci a conoscere l’ABC di come è strutturato il sistema nervoso.

Il cervello è composto da tre regioni sviluppate a strati nel corso dell’evoluzione: il tronco encefalico, l’area limbica e la corteccia.

Tronco encefalico. Chiamato anche “cervello rettiliano” è la parte più antica del nostro cervello: regola in modo autonomo tutte le attività legate alla sopravvivenza: dal funzionamento degli organi interni quali il cuore e i polmoni, al controllo dei livelli di attivazione che determinano l’appetito, la sessualità, la stanchezza, fino alla mobilitazione di energia nel corpo e nel cervello in situazioni di pericolo con la classica reazione fight-flight-freeze (attacco, fuga, raggelamento).    

Area limbica. Questa regione, posta al di sopra del tronco encefalico e con cui lavora a stretto contatto, si è voluta con la comparsa dei primi mammiferi ed è deputata alla “creazione” delle emozioni. È la parte del cervello che elabora quello che ci succede, gli fornisce un significato in termini positivi o negativi e ci motiva ad agire. Ha un ruolo cruciale nel modo in cui sviluppiamo un legame di attaccamento ed entriamo in connessione con le altre persone.
L’area limbica inoltre è un centro di controllo endocrino: attraverso l’ipotalamo, invia e riceve ormoni da tutto il corpo influenzando in particolar modo i nostri organi sessuali, la tiroide e il surrene (che ha un ruolo centrale nella produzione del cortisolo, l’ormone dello stress).

Infine questa regione ha un ruolo nella creazione della memoria episodica, assemblando in un ricordo specifico i vari aspetti – sensazioni somatiche, emozioni, pensieri, sentimenti, riflessioni – dell’esperienza vissuta.

Corteccia cerebrale. Questa regione è la parte più esterna ed evoluta del nostro cervello. La sede del pensiero, dell’immaginazione, della coscienza di sé. È suddivisa in lobi, ognuno dei quali è specializzato nelle diverse funzioni: motorie, linguaggio, orientamento spaziale, ecc.

Tra queste, la corteccia prefrontale mediale gioca un ruolo centrale nello sviluppo del nostro settimo senso o mindsight, avendo funzioni regolatorie che spaziano dal modulare i processi corporei – supervisionando l’attività del tronco encefalico – fino a permetterci di fermarci prima di agire, di sperimentare insight ed empatia e di elaborare giudizi morali. In altre parole lavora a stretto contatto con l’area limbica e il tronco encefalico ed ha un ruolo di integrazione tra le varie parti del cervello.

Tanto più è sviluppata quest’area, tanto più riusciamo a gestire tutto quello che avviene al di sotto, le nostre emozioni e di conseguenza i nostri comportamenti; tanto meno è sviluppata tanto più siamo in balia delle reazioni autonome del sistema limbico e del tronco encefalico.

Potete immaginare quindi che ogni volta che “lavorate” su di voi per modificare il vostro modo di essere e di reagire si attivi quest’area della corteccia prefrontale mediale. E come ci insegnano le neuroscienze, il potere di dirigere la nostra attenzione include in sé il potere di plasmare i pattern di attivazione cervello e di conseguenza l’architettura del cervello stesso.

Ma di questo ne parleremo prossimamente.

Tips ‘n’ tricks

Durata: 5 minuti.

Frequenza: quando capita.

Obiettivo: essere consapevole qual è la regione del cervello attivata e modificarla..

Azione: nel corso delle tue attività quotidiane poni attenzione alle tue reazioni psicologiche e definisci quali regioni del cervello si attivano (tronco encefalico, area limbica, corteccia) . Immagina di avere di fronte a te uno schermo che proietta il flusso sanguigno nelle varie parti del tuo sistema nervoso esattamente come durante una risonanza magnetica. Immagina le regioni più attive di colore rosso, quelle intermedie verdi e quelle meno attive blu.

Se desideri un cambiamento puoi prenderti 5 minuti, chiudere gli occhi e immaginare che il flusso sanguigno si sposti da una regione all’altra provocando dei cambiamenti reali nel tuo corpo e nella tua mente..

Se ad esempio sei in preda ad un attacco di rabbia che ti ha fatto dare un calcio ad una sedia puoi  immaginare il tronco encefalico e il sistema limbico di colore rosso, mentre l’area della corteccia prefrontale mediale di colore blu. Immagina quindi di avere il potere di spostare il flusso sanguigno e modificare i colori delle varie regioni: sei vuoi gestire la rabbia puoi visualizzare l’area della corteccia prefrontale mediale cambiare colore in rosso, l’area limbica in verde e il tronco encefalico in blu. A questo punto puoi immaginare la modificazione del tuo stato con questo diverso bilanciamento dell’attivazione cerebrale: il tuo corpo che si calma e la tua rabbia che piano piano si dissolve, mentre riprendi il pieno controllo delle tue emozioni e dei tuoi pensieri.

Il consiglio del biblioterapeuta

daniel pennac storia di un corpoDaniel Pennac, Storia di un corpo (Feltrinelli, 2012)

Sono appena rientrato a casa dopo aver ricevuto un trattamento fatto dalla mia bravissima osteopata.

Non sto qui ad elencare le diverse ragioni che mi hanno spinto – costretto! – a farle ma una cosa l’ho definitivamente compresa: il corpo esprime la nostra sofferenza e i nostri malesseri in modo chiaro ed esaustivo seppur spesso non siamo in grado di comprenderlo.

Certo non è mia intenzione parlare di psicosomatica ma non posso fare a meno di sottolineare ancora una volta – ma è solo il caso? – il legame con quest’ultima lezione di Gianluca, per la quale devo scrivere il mio consiglio libroterapico.

Non è una lezione immediata e semplice: richiede una lettura attenta e anche l’esercizio deve essere svolto con molta concentrazione.

Io ammetto di averci provato con scarsi risultati ma non demordo ed è mia intenzione riprovarci, cercando di impegnarmi di più.

La finalità è chiara e soprattutto utile per raggiungere quel grado di conoscenza che ci permetta di migliorare il nostro stato psicofisico partendo dalla comprensione del funzionamento del cervello.

Un altro modo, meno scientifico ma valido per lavorare su di sé, è la lettura di Storia di un corpo di Daniel Pennac.

L’autore francese noto ai più soprattutto per la saga dei Malaussene – a proposito è appena uscito, dopo diciotto anni dall’ultimo, il nuovo romanzo che li vede protagonisti – con questo libro si cimenta con una storia intrigante.

Lison, la figlia del protagonista, al ritorno del funerale del padre riceve un pacco che contiene il diario personale del padre.

Non è un diario come si è soliti pensarlo ma molto di più: dai dodici anni infatti il padre di Lison, ha raccontato nei dettagli ciò che il suo corpo ha vissuto e sentito attraverso i suoi sensi.

Il dolore dei muscoli dopo una lunga passeggiata, il sapore del caffè, un devastante mal di denti, e molto di più.

In questo modo ha parlato di ognuno di noi evidenziando quanto il sentire – e il conoscere il proprio corpo – ci renda fondamentalmente tutti uguali.

Inoltre con questa geniale invenzione narrativa ha espresso quanto ogni gesto racconti un vissuto emotivo che si imprime nella nostra memoria e come corpo e cervello siano naturalmente connessi, rendendoci umani.

Buona lettura.

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