ipocondriaTi è mai capitato di allarmarti inutilmente alla prima comparsa di un sintomo fisico interpretandolo come un segnale di una grave malattia imminente? Se è successo, poco male, l’ipocondria è un aspetto comune del nostro carattere e il più delle volte rappresenta quella parte di noi che si prende cura del nostro benessere psicofisico e ci permette di correre ai ripari quando qualcosa mette a repentaglio la nostra salute.

Quando l’allarme diventa diffuso e incontrollato, quando ogni piccolo segnale del corpo ci preoccupa e ci porta dal medico frequentemente e, nonostante tutte le analisi vadano bene, non ci tranquillizziamo rimanendo convinti che sotto sotto si annida qualche malattia, l’ipocondria diventa un vero e proprio disturbo. Cercare informazioni su internet diventa un’attività ossessiva e spesso deleteria trovando riscontri nel proprio corpo di qualsiasi malattia di cui ci documentiamo.

Come fare per superarla?

Il Dr. David Agus è professore di medicina e ingegneria all’University of Southern California, e il suo lavoro  consiste nello studio e nella ricerca di nuovi modi e tecnologie per comprendere e trattare le persone malate di cancro.

In una intervista per la Khan Academy utilizza la metafora dell’uovo per illustrare quanto l’ambiente possa influenzare lo sviluppo e il trattamento di una malattia.

Cosa succede se prendete un uovo e lo lasciate in una stanza per tre settimane? – chiede.

Naturalmente marcisce, è la risposta.

Se invece impostate la temperatura della stanza a 37,5 C° e lo ruotate 3 volte, o comunque un numero di volte che deve essere dispari, –  aggiunge  – alla fine delle tre settimane nasce un pulcino. Insomma con una piccola variazione di temperatura e di gravità si può ottenere o un uovo marcio oppure un adorabile pulcino. Quella piccola variazione può provocare gradi effetti e trasformare il caos in ordine.

Allo stesso modo, se parliamo di cancro (o di malattia in genere, aggiungo io) una piccola variazione dell’ambiente può favorire o bloccare il suo proliferarsi.

Il Dr. Angus sottolinea che di solito si tratta il cancro come un sostantivo, ossia un ammasso di cellule da uccidere o rimuovere o da bloccarne l’espansione, mentre si dovrebbe utilizzare un verbo (utilizza cancering, verbo “terribile” traducibile in italiano  con incancrenire) perché si tratta di un processo che interessa tutto il corpo e l’ambiente in cui la malattia può prolificare o fermarsi.

Curare il cancro o qualsiasi altra malattia significa quindi intervenire su tutto l’ambiente, in modo da creare le condizioni in cui la malattia non può proliferare e favorire la salute. Aggiunge che anche la salute non è un sostantivo ma un verbo (healthing).

A sostegno di questa ipotesi porta un esperimento su un gruppo di giovani donne malate di cancro ai polmoni e trattato con un farmaco per l’osteoporosi in modo da rafforzare le ossa e togliere quel terreno fertile per lo sviluppo in metastasi di tale malattia.  Alla fine del trattamento, i risultati, comparati con quelli di un gruppo di controllo, riportano una riduzione del 40% della ricomparsa del tumore e del 35% della comparsa di un nuovo tumore ai polmoni.

Questo dimostra come un intervento sull’intero sistema, in quanto il farmaco per l’osteoporosi non interviene sul cancro, può portare a un cambiamento sostanziale sulla sopravvivenza di queste donne.

Allo stesso modo, se l’ipocondria è un’espressione dell’interesse genuino verso il nostro benessere, possiamo superarla modificando l’atteggiamento nei confronti della malattia. La comparsa di una malattia è al di fuori del nostro controllo; possiamo sottoporci a innumerevoli e frequenti analisi e visite mediche ma non possiamo scongiurarne la sua comparsa.

Ciò che però è sotto il nostro controllo è prendersi cura della salute (healthing) , ossia alimentare quell’ambiente fisico e psicologico che rinforza il nostro sistema immunitario e protegge il nostro corpo creando un contesto infausto per l’attecchimento delle malattie.

Insomma è necessario passare dal preoccuparsi della malattia al occuparsi della salute.

Tutto qui.

Esercizi e suggerimenti

Durata: continua.

Frequenza: quotidiana.

Obiettivo: occuparsi della salute.

Azione:  un antico detto recita che il corpo è il tempio dell’anima e come tale ha bisogno di tutte le cure per mantenerlo robusto e sano. Occuparsi della salute significa quindi fare attenzione ai pilastri che la sostengono.

  • Alimentazione: siamo il cibo che mangiamo. Fai attenzione a magiare e bere in modo sano e nelle giuste quantità. La dieta non deve essere ferrea e permettiti qualche sgarro. Mantieni sempre il piacere e il gusto di mangiare e di bere, e goditi l’aspetto sociale del condividere la tavola con le persone care.
  • Attività fisica: mantieni il tuo corpo in forma. Scegli un’attività fisica che ti piace e svolgila con continuità. Oltre a rendere a irrobustire il fisico, produce le endorfine, la nostra droga naturale e fonte di benessere. Se lo sport proprio non ti piace, introduci nella tua giornata piccole attività fisiche quotidiane come ad esempio parcheggiare lontano dal posto di lavoro o fare le scale piuttosto che prendere l’ascensore.
  • Dormire: prenditi cura del sonno. Dormi le ore di cui hai bisogno (non di più) e con regolarità. In questo modo il tuo ritmo circadiano non viene alterato e ti sentirai molto più energico e riposato.
  • Cura la mente: arricchisci la tua vita di tutte le attività che alimentano il tuo benessere psicologico. Coltiva le tue passioni, condividi il tempo con gli amici, concediti del tempo di raccoglimento per te stesso, divertiti, ridi e permettiti di mettere sempre un po’ di leggerezza in tutto quello che fai.
  • Fai un check-up annuale: annualmente consulta il tuo medico per fare le analisi di base, una forma di tagliando della salute. Un modo semplice è diventare donatore di sangue: fa bene, aiuti gli altri e ti tieni sempre sotto controllo.

Il consiglio del biblioterapeuta

ogni cosa è illuminata jonathan safran foerJonathan Safran Foer, Ogni cosa è illuminata (Guanda, 2002)

È il corpo a guidare la mente o è la mente a guidare il corpo? Non lo so…

Questo è il verso di “Still ill” un brano – del lontano 1984! – degli Smiths, il cui leader è assurto alle cronache proprio in queste ultime settimane per un diverbio avuto con un poliziotto romano.

Parlo di Steven Patrick Morrissey – ancora un mio idolo nonostante tutto e a cominciare dalla mia età avanzata! – sul quale però non è mia intenzione soffermarmi qui ed ora.

Molti anni sono passati da quando ho ascoltato per la prima volta questa canzone e non nascondo quanto il verso citato mi abbia fatto pensare al rapporto tra corpo e mente, partendo da un punto di osservazione diretto: il mio.

Credo di essere riuscito a trovare alcune risposte: se da un lato credo che la mente abbia sempre avuto un peso sul mio stato fisico – alcuni episodi molto recenti me lo hanno dimostrato – senza dubbio non posso escludere anche il contrario.

Un esempio: ricordate quando alcuni anni fa scoppiò la Suina, l’epidemia? Ebbene, avendo alcuni sintomi influenzali, iniziai a pensare di esserne colpito, arrivando a raggiungere la temperatura corporea di 39°. Un delirio in tutti i sensi. E chiaramente non perché l’avessi contratta.

La mia ipocondria aveva agito con successo.

Per questa ragione ho accolto con grande interesse questa lezione di Gianluca e, senza addentrarmi nell’ennesima confessione personale, posso dire di aver utilizzato il suo esercizio di “check up” proprio per comprendere in tempo reale cosa stesse capitando nel mio corpo in questo periodo, niente di grave comunque, solo paturnie.

E infatti dopo averle sgombrate dalla mente, mi sono venuti in mente alcuni romanzi da consigliare: uno già “utilizzato” nella lezione XVIII e Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer .

Il libro di esordio dell’autore americano racconta del viaggio in Ucraina di Jonathan per scoprire e conoscere la storia personale del nonno, sopravvissuto ai nazisti.

Un viaggio per comprendere anche le proprie radici.

In questo viaggio il giovane protagonista viene accompagnato dall’ucraino Alex e dal nonno di quest’ultimo, affetto da una cecità psicosomatica che non gli impedisce, ad esempio, di guidare l’auto.

Una cecità che si scoprirà avere un’origine precisa.

Questo libro di Foer riesce a giocare diversi registri narrativi, commuovendo e provocando ilarità nel lettore: un libro che consiglio a chi non lo avesse già letto o da rileggere durante le prossime vacanze estive.

Con la speranza che siano il tempo per prendersi cura di sé e del proprio benessere psico-fisico.

Buona lettura.

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