alchimia per genitori imperfettiEravamo circa 300 in quella sala conferenze. Sul palco Roy Martina, medico psicologo, autore di numerosi best-seller dedicati alla salute e al benessere, che a un certo punto pone alla platea la seguente richiesta: “chi di voi ha, o ha avuto, genitori perfetti, per favore, alzi la mano!”.

Io penso ai miei, di genitori: sebbene a loro modo siano bravi, di certo non sono perfetti. Perciò tengo il braccio abbassato. Mi guardo intorno e mi rincuoro. Sono pochi i fortunati che hanno alzato la mano, poco più di dieci. E tra questi Roy Martina.

Ironicamente lui commenta: “Vedo che le persone fortunate in questa sala sono veramente poche!

La platea sorride, ma quel sorriso amaro, di chi non ci sta a sentirsi sfortunato. In fondo i genitori non ce li scegliamo e, soprattutto, non è colpa nostra se sono imperfetti.

Roy Martina, forse consapevole dello sconforto sceso in sala, continua.

Ora vi racconto come sono i miei genitori perfetti. Mia madre è una donna che ha dedicato la vita alla casa e alla famiglia. Una madre sempre presente, affettuosa e apprensiva, che mi stava sempre con il fiato sul collo e che non mancava occasione per dirmi quanto mi volesse bene. Mi metteva in guardia per ogni cosa, dallo sconosciuto che ti offriva le caramelle all’andare piano in motorino. Durante l’adolescenza me la trovavo sempre appiccicata, mi sentivo soffocare dal suo affetto e, per salvarmi, sono dovuto scappare da lei. Questo mi ha permesso di andar via di casa molto presto, di farmi la mia vita autonoma e indipendente, di conquistare quella libertà che rappresenta, ad oggi, uno dei miei valori più importanti.

Roy Martina fa una breve pausa, sorseggia un goccio d’acqua e poi riprende.

Mio padre, al contrario, in tutta la sua vita non mi ha mai detto “Ti voglio bene”. Mai. E mai mi ha detto “Bravo!”. Era come se l’espressione dell’affetto in famiglia fosse totalmente delegato a mia madre. E invece io avevo bisogno del suo affetto e della sua approvazione. E per ottenerlo, per sentirmi dire “Bravo”, davo il massimo in tutto quello che facevo, a scuola, nello sport, ma non serviva. Se portavo a casa buoni voti o delle medaglie stavo solo svolgendo il mio dovere. Al contrario, quando sbagliavo, lui me lo faceva sempre notare e mi riprendeva. Questo è stato il suo modo di educarmi. Ma proprio grazie a questo atteggiamento arido di valorizzazione e al mio bisogno di strappare la sua approvazione sono riuscito a realizzare nella vita grandi cose, a utilizzare al massimo il mio talento e le mie potenzialità, fino ad arrivare a fare con successo il lavoro che amo.

Credetemi, non è stato semplice accettare i limiti dei miei genitori, e ho passato una parte della mia giovinezza ad essere molto arrabbiato con loro. Poi un bel giorno ho capito: se sono diventato quello che sono, e sono soddisfatto di me stesso e di ciò che ho raggiunto, è stato grazie, anche, ai loro limiti. Ed è per questo che i miei genitori sono perfetti!

Silenzio in sala. Ognuno assorto nei propri pensieri.

Dopo circa un minuto Roy Martina riprende la parola. – Ora vi faccio la stessa richiesta di prima: chi di voi ha o ha avuto genitori perfetti, per favore, alzi la mano!

A quel punto si è alzata una marea di mani neanche fossimo a un concerto rock.

A anche la mia, di mano, puntava verso il soffitto.

Esercizi e suggerimenti

Durata: 10 minuti.

Frequenza: un volta.                

Obiettivo: riconoscere gli effetti positivi dei limiti dei propri genitori .

Azione:  individua gli aspetti “negativi” dei tuoi genitori; quegli aspetti che ti fanno arrabbiare e quelle cose che ti sono mancate (e che ti mancano). Rifletti sugli esiti positivi che hanno prodotto in te. Ad esempio: il fatto che mia madre fosse stata poco affettiva mi ha permesso di essere molto affettuosa con i miei figli, il fatto mio padre fosse molto irascibile mi ha permesso di essere pacato e riflessivo nelle discussioni, il fatto che entrambi i miei genitori fossero molto rigidi con me mi ha permesso di sviluppare una forte capacità di adattamento e così via.

Una volta individuato gli esiti positivi, immagina di far pace con i tuoi genitori e di accettarli così some sono nella loro imperfezione. E non ti sorprendere se senti emergere un senso di gratitudine del tutto nuovo verso di loro.

Il consiglio del biblioterapeuta

famiglia-fang-kevin wilsonKevin Wilson La famiglia Fang (Fazi, 2012)

Anne Fang è una giovane attrice, molto apprezzata da cinefili e critici cinematografici per i film indipendenti nei quali ha recitato che, dopo una lunga gavetta, è arrivata a conquistarsi una nomination agli Oscar che le ha dato fama e notorietà, e migliorato il suo tenore di vita.

Purtroppo il suo ultimo film per una major non sta ottenendo il successo sperato e la sua interpretazione è stata oggetto di critiche velenosissime.

Se questo non fosse abbastanza, la sua vita personale ed affettiva non è tra le più stabili ed è costantemente al centro dell’attenzione dei giornali scandalistici.

Anne è in un momento di grande crisi e la sua confusione ne è la più evidente manifestazione.

Forse però la sua condizione è antecedente a tutto questo, legata a qualcosa che la riguarda da sempre.

Buster Fang è uno scrittore in crisi creativa: dopo un primo romanzo che gli ha dato fama e riconoscimenti dal mondo letterario, non riesce a ritrovare trame, personaggi e parole.

E ora per mantenersi e saldare un debito con la sanità pubblica dopo un incidente che lo ha coinvolto è costretto a scrivere articoli improbabili su argomenti altrettanto improbabili.

Anne e Buster sono fratelli ma soprattutto sono i figli di Caleb e Camille Fang, due artisti di fama, riconosciuti come maestri assoluti di Performance Art che prevede un’azione eseguita senza copione in luoghi e in tempi e modalità inaspettate soprattutto per gli spettatori.

Caleb e Camille, che hanno sempre chiamato i figli solo con le iniziali A e B, hanno fatto del limite e dell’eccesso l’elemento caratterizzante la loro espressione artistica, coinvolgendo fin dall’infanzia i figli nelle loro azioni pubbliche.

Entrambi ignari, come il pubblico, di come e cosa sarebbero stati parte attiva.

Quando A e B decidono di ritornare a casa, per cercare di ritrovare un equilibrio nella loro vita, non possono immaginare cosa li attenda e quali sviluppi imprevisti avrà la loro vita e soprattutto la relazione con i genitori.

“La famiglia Fang” è il romanzo che non ti “aspetti”, che nasconde dietro l’apparente leggerezza della storia e dei suoi personaggi un peso specifico non indifferente.

I Fang rappresentano la classica famiglia disfunzionale, quella spesso raccontata dalla narrativa americana contemporanea, con i suoi tanti aspetti deleteri.

Ora dopo questa nuova lezione non posso fare a meno di pensare a come risponderebbero Anne e Buster alla domanda di Roy Martina «chi di voi ha, o ha avuto, genitori perfetti, alzi la mano».

Io un’idea me la sono fatta, anche perché il romanzo l’ho letto e apprezzato molto.

Ora puoi provare a farlo anche tu con la consapevolezza che prima di immaginare la risposta di A e B, quella domanda la dovrai prima porre a te stesso.

Le sorprese potrebbero essere diverse e inaspettate ma molto più positive di quanto immagini.

Una su tutte un reale senso di gratitudine per i tuoi genitori.

Provare per credere.

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