la perfezione di essere imperfettiLuca è un creativo, un tipo fuori dagli schemi, mentalità aperta e una forte sensibilità; uno di quei tipi che fin da bambino veniva ripreso dai genitori per comportarsi fuori dalle righe, per essere diverso, per non adeguarsi ai canoni comuni, a tal punto da essere anche vittima di bullismo da parte dei compagni di scuola.

I genitori di Luca invece sono convenzionali, a volte un po’ troppo ansiosi, e la diversità del figlio è stata sempre fonte di preoccupazione: avrà difficoltà nella vita, verrà schiacciato da una società che non ha pietà per i più sensibili. E così per proteggere e, in cuor loro, per aiutare il figlio hanno sempre tentato di riportarlo alla normalità e alla convenzione: studia qualcosa che ti dia un lavoro, non fare l’accademia, trova un lavoro fisso statale, con l’arte non ci vivi e via così.

E una parte di Luca, nel corso della sua crescita, ha cercato di normalizzare quel lato anticonvenzionale, ma l’altra parte, quella diversa e creativa, si è sempre opposta creando un conflitto in lui devastante e una spaccatura che lo ha fatto sempre sentire sbagliato e imperfetto.

Quando arrivò da me, qualche tempo fa, aveva appena compiuto 30 anni ed era in una crisi nera: combatteva ancora per trovare una soluzione tra quelle due parti che animavano la sua personalità: il bisogno di essere “come tutti gli altri” e quello di “dare luce alla sua originalità”. Questa spaccatura la viveva anche nel lavoro: tra un contratto in un ente statale che gli garantiva sicurezza e un’attività artistica libero professionale precaria in cui non aveva mai investito più di tanto. Anche la sua vita affettiva era spaccata: aveva una storia con una ragazza ma non era felice, faceva però fatica a lasciarla perché poteva costruire qualcosa di duraturo, tipo una famiglia, che, data l’età, era ciò che si aspettavano i suoi genitori.

 – Dottore, il punto è che mi sento sempre sbagliato! – concluse alla fine della prima seduta.

Il percorso con Luca fu un bellissimo viaggio in profondità verso la consapevolezza, il riconoscimento e l’accettazione di quale fosse davvero la sua vera natura: la sua originalità e la creatività fuori dal comune. Lavorare con Luca, data la sua sensibilità e la sua intelligenza emotiva, era per me un grande piacere. Era come ripulire un diamante da tutto il fango delle aspettative altrui e della società in genere, e soprattutto riconoscere che ciò che era nascosto sotto fosse proprio un diamante, qualcosa di un valore immenso, e non una pietra qualunque.

A un certo punto del nostro percorso, sbagliai a dargli l’appuntamento. Quando suonò il campanello ero occupato con un altro cliente. – Scusami, Luca – dissi sulla porta. – Ho fatto un casino, ho messo due appuntamenti alla stessa ora!

Gli diedi al volo un altro appuntamento e lo liquidai.

Quando venne da me la volta successiva, per prima cosa mi scusai tantissimo per l’errore – Perdonami, per l’altro giorno, mi dispiace tanto averti fatto perdere un’ora.

Luca mi sorrise. – Gianluca, credimi, non devi assolutamente scusarti. L’altro giorno è stata la seduta più terapeutica di tutto il nostro percorso. Quando mi hai detto che ti eri sbagliato mi sono sentito immensamente sollevato. Mi sono reso conto che anche tu non sei perfetto. E se non è perfetto il mio terapeuta, ho pensato, anch’io posso non essere perfetto!

In quel mancato appuntamento, involontariamente, avevo legittimato la sua imperfezione e, per la prima volta, Luca si era sentito davvero perfetto. Perfetto nella sua imperfezione.

Inutile dire che da lì in poi Luca non ha avuto più dubbi su quale parte di sé fosse quella vera e da seguire; ha fatto le sue scelte, e la vita, che premia sempre gli audaci, lo ha premiato.

Esercizi e suggerimenti

Durata: quando necessario.

Frequenza: al bisogno.

Obiettivo: accettare e valorizzare la propria imperfezione

Azione: durante un workshop, una terapeuta statunitense mi raccontò che la sua famiglia discendeva da una tribù degli indiani nativi d’america specializzata nell’intessere dei meravigliosi tappeti. Una volta terminati però gli facevano subito un piccolo buco o ne tagliavano un piccolo pezzo per renderli imperfetti. Questo perché, per le loro credenze, la perfezione appartiene solo a Dio, e se avessero creato qualcosa di perfetto ciò avrebbe innescato la sua ira.

Ora, immagina di essere quel tappeto meraviglioso ma imperfetto: osserva i tuoi difetti come una parte necessaria per rendere unico e originale la meraviglia del tuo essere. Impara a essere indulgente e gentile con te stesso per la tua imperfezione. Non è un motivo per innescare la tua ira, ma per domarla e placarla, e imparare a volerti davvero bene. Goditi infine la libertà di essere perfettamente imperfetto.

 

Il consiglio del biblioterapeuta

david sedaris - mi raccomando tutti vestiti beneDavid Sedaris, Mi raccomando: tutti vestiti bene (Mondadori), Esploriamo il diabete con i gufi (Mondadori), Quando siete inghiottiti dalle fiamme (Mondadori) Calypso (Mondadori).

È facile ritrovarsi nel racconto di Luca. E no, non è la “solita” storia trita e ritrita delle responsabilità da attribuirsi sempre comunque ai genitori, ma un dato di fatto.

Certo, partendo dal presupposto che il mestiere del genitore non è assolutamente facile, si possono distinguere, in ognuno di noi, le tracce delle conseguenze di condizionamenti più o meno consapevoli da attribuirsi sempre comunque ai genitori.

Non entro nel merito specifico di questa questione ma se vuoi approfondirla, il riferimento autorevole e professionale è Gianluca.

Io invece mi permetto di segnalarti, ancora una volta, una lettura che possa risuonare in accordo con quanto da lui proposto.

In questo caso, il tema affrontato mi ha molto facilitato, facendo emergere alla mia memoria diversi romanzi – uno anche già proposto nella lezione 9 –  ma alla fine ho scelto non tanto una storia specifica ma direttamente un pacchetto all-inclusive, ovvero l’opera omnia di uno scrittore.

Mi riferisco a David Sedaris, autore amatissimo negli Stati Uniti, ad ogni uscita editoriale sempre in cima alle classifiche dei libri più venduti. In Italia, invece, Sedaris – tradotto mirabilmente da Matteo Colombo – rimane ancora un autore di culto.

Tra i suoi libri, tutti editi da Mondadori, ricordo “Mi raccomando: tutti vestiti bene”, “Esploriamo il diabete con i gufi”, “Quando siete inghiottiti dalle fiamme” o l’ultimo “Calypso”.

Divertenti, arguti, ironici (con punte di pungente sarcasmo) ma anche capaci di commuovere e far riflettere. Il comune denominatore di tutte le opere è sempre lo stesso: il protagonista è sempre Sedaris.

Anzi mi correggo: David Sedaris e tutta la sua famiglia, quella naturale soprattutto e quella che ha costruito con il marito Hugh.

I libri di Sedaris, infatti, non sono opere di finzione ma auto-fiction – come ormai viene definito il racconto di sé, non in forma diaristica ma narrativa.

Sedaris racconta i legami, gli scontri, il fitto intreccio di emozioni, dolori, lutti, incomprensioni, gioie, successi e quello che è oggi, cosa è diventato e quanto ha realizzato.

Cresciuto in una famiglia di origine greca, fin da piccolo ha dovuto confrontarsi con l’essere diverso, fuori e dentro le mura domestiche. Il rapporto tumultuoso con il padre e quello con la madre – amatissima – è stato complesso, al punto di costringerlo ad allontanarsi da casa e costringendolo a vivere anche condizioni di vita disagiate. Nonostante le fisiologiche difficoltà, con il tempo, tutto è stato risolto, grazie all’amore, alla volontà.

È impossibile non ridere davanti alle situazioni improbabili che Sedaris descrive così come è impossibile non commuoversi.

Come Luca, anche David ha dovuto riconoscere che, per essere sé stesso, ha dovuto permettersi di sbagliare, di riconoscere i propri limiti e le conseguenze dell’educazione ricevuta e dell’ambiente in cui è cresciuto.

Ha dovuto lottare per affermarsi come persona e arrivare a sentirsi appagato, sereno e soprattutto consapevole. Oggi.

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