Gianluca Antoni

Psicologo Psicoterapeuta Ipnotista, Scrittore, Career Coach, Formatore

Author: Gianluca Antoni (page 1 of 19)

# 049 – Quando la forza di volontà non basta: cosa fare

quando la forza di volontà non bastaQuando mi parlarono per la prima volta del libro di Allen Carr, È facile smettere di fumare se sai come farlo, fumavo un’unica sigaretta al giorno, nel dopocena, accompagnata da un bicchiere di vino Porto; insomma un piccolo momento di felicità come premio dopo una lunga giornata lavorativa. Non avevo bisogno di togliere quella sigaretta e potevo farne tranquillamente a meno. Poi questo mio paziente, grande fumatore, che per smettere ne aveva provate di tutte, dall’ipnosi all’agopuntura, un giorno disse di aver acquistato il libro in un’edicola alla stazione di Milano, di essere salito sul treno, di averlo letto tutto d’un fiato e, quando è sceso a Senigallia (circa 4 ore dopo), di aver smesso definitivamente.

– Il bello, dottore, è che questo libro non ti dice di smettere di fumare, anzi. Ti suggerisce di continuare mentre leggi. E soprattutto non è infarcito di tutti quelle belle motivazioni che ogni fumatore conosce perfettamente, dai danni alla salute ai soldi buttati via, che ti senti ripetere ogni volta da tutti quelli che vogliono farti smettere. Quel libro lì, senza che te ne accorgi, ti smantella tutte quelle convinzioni profonde, tra l’altro false, che alimentano la dipendenza dal fumo. E te le sostituisce con altre, nuove, migliori e più arricchenti, e alla fine del libro, provi così pena e tenerezza per te stesso che non ti viene più voglia di accendere anche solo una sigaretta.

– Caspita, – ho pensato. – Davvero interessante.

E così, incuriosito dall’aspetto psicologico del libro, alla fine della giornata sono passato in libreria e l’ho acquistato. Dopo averlo letto, in modo del tutto naturale, ho eliminato anche quell’unica sigaretta serale, quella apparentemente legata a quel momento di felicità.

Dove si nasconde la magia? Continue reading

Quo Vadis? – FanOrienta

fanorientaFanorienta è un  evento dedicato agli studenti e alle famiglie che devono scegliere l’Istituto superiore presso cui iscriversi.

In un unico spazio, quello della MEMO – Mediateca Montanari, sabato 10 Novembre, dalle 15 alle 19.30   sarà possibile assistere alle presentazioni delle  scuole superiori della città di Fano, dialogare con i docenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado, formarsi sui temi dell’orientamento ascoltando gli interventi degli esperti.

L’evento si articolerà sia nella sala ipogea che nelle sale della MEMO.

Alle ore 15 presso la sala ipogea si  partirà con il saluto delle autorità  cittadine; alle 15. 30 è previsto l’intervento dell’ Assessore regionale con delega all’Orientamento  Loretta Bravi, che terrà un intervento sulle  linee guida regionali sull’orientamento scolastico e professionale.

A seguire –  dalle 16 alle 17 l’intervento dell’esperto in orientamento, psicologo e scrittore  Gianluca Antoni, che affronterà il tema del ruolo che possono svolgere i genitori nell’aiutare i figli a compiere la delicata transizione dalle scuole medie a quelle superiori.

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# 048 – Testa alta e sguardo dritto: come il corpo cambia la mente

posturaIl mio studio si trova al primo piano. Quando apro la porta per accogliere un cliente osservo il modo in cui sale le scale che, quasi sempre, rileva correttamente lo stato d’animo che mi porterà in seduta. Quando sale lento guardandosi i piedi, sai che ti aspetta un incontro all’insegna della depressione, quando sale gli scalini a due a due e ti guarda negli occhi, ti racconterà di un cambiamento positivo o di qualcosa di piacevole, quando il suo incedere è calmo e assorto come se non ci fossi, spesso ti dice di non avere un argomento preparato, quando apri la porta e te lo trovi già sul pianerottolo mentre respira affannosamente sai che l’ansia pervaderà la prossima ora.

Il corpo nel suo movimento e nella sua postura ci fornisce molteplici elementi per cogliere lo stato mentale di chi abbiamo di fronte ma spesso dimentichiamo (o siamo del tutto inconsapevoli) di quanto lo stato mentale sia esso stesso influenzato dal corpo e di come, modificando la postura o il semplice modo di camminare, le nostre emozioni cambino.

La relazione tra la mente e il corpo è infatti circolare, il loro confine è permeabile e sarebbe più appropriato considerarli un’unica entità, identica e inseparabile: la mente influenza quello che fa il corpo, esattamente come ciò che fa il corpo influenza la mente.

Su questo tema, Continue reading

Terapia a seduta singola

20180910_153045Se qualcuno mi chiedesse qual è la seduta che preferisci nel percorso di psicoterapia con i tuoi clienti, non esito a rispondere: “La prima!”. La prima seduta è il momento cruciale, e anche magico, per me. Sei un perfetto sconosciuto per chi ti sta di fronte, e nel giro di qualche minuto devi creare quel clima che gli permetta di raccontarti qualcosa di intimo che magari non ha mai confessato a nessuno e, a volte, nemmeno a se stesso.  Rendere questa seduta significativa è il primo passo, fondamentale, per intraprendere un percorso con il piede giusto, instaurando fin da subito quel calore umano ed empatico che porta ad alimentare una relazione significativa tra terapeuta e cliente.

È proprio l’importanza data a questo momento di incontro, mi ha portato all’inizio della mia carriera a leggere il libro di Moshe Talmon, Psicoterapia a seduta singola, un libro che mi colpì perché incentrato a fornire ottimi spunti per migliorare l’efficacia del primo, e spesso unico, colloquio. Quando anni dopo, ho scoperto che il mio amico e collega Flavio Cannistrà, con cui ho condiviso il Master in Ipnosi e Psicoterapia Ericksoniana, si è  specializzato proprio su tale tema, che è andato a formarsi in California e in Australia, che ha fondato l’Italian Center for Single Session Therapy, be’, leggere il suo libro Terapia a seduta singola (Giunti, 2018) è diventato un must.

E così eccomi qua a condividere qualche riflessione a fine lettura. Continue reading

# 047 – Creare una routine felice

creare una routine feliceA un certo punto della presentazione di un suo libro, chiesero a Massimo Recalcati, noto psicoanalista lacaniano, cosa fosse per lui la felicità. Nell’attesa della risposta, mi chiesi cosa avrei risposto io, e in una frazione di secondo sentii una voce interiore dire: viaggiare, per te è viaggiare!

Quella voce interiore aveva un tono entusiasta, come se dovessi partire all’indomani per un lungo viaggio. La conoscevo bene: esprime una parte di me che vive il viaggio come una esperienza di libertà, curiosità e conoscenza. Non semplicemente come rottura di una routine quotidiana, ma come espansione di sé, arricchimento, vitalità. I viaggi rappresentano la colonna sonora della mia vita e che non posso farne a meno me ne sono accorto diversi anni fa una domenica pomeriggio. Avevo appena ristrutturato casa e il conto in rosso mi aveva impedito di partire come ero solito fare durante l’inverno. Guardavo la trasmissione Alle falde del Kilimangiaro e mi accorsi che, durante un servizio su un viaggio in India, avevo le lacrime agli occhi: mi sentivo triste. Spensi la tv e dissi che non doveva più succedere di ritrovarmi senza i soldi per prendere un aereo. Accesi il pc e aprì un conto corrente online in cui avrei messo una piccola somma mensile per finanziare i viaggi: non importa se andavo in rosso, quei soldi non si dovevano toccare. Ancora oggi mantengo questa sana abitudine, e sapere di avere quel gruzzoletto a disposizione mi fa star bene e libero di partire, anche se il conto di casa è in rosso.

Mentre alla velocità della luce la mente mi portava nella mia dimensione felice del viaggio, Massimo Recalcati rispose Continue reading

# 046 – Il potere magico del sorriso

patch adams - il potere del sorrisoQuando incontrai Patch Adams, il medico clown magistralmente interpretato da Robin Williams nel film ispirato alla sua storia, nella tasca della giacca multicolore aveva un dilatatore per la bocca, uno di quelli che utilizzano i dentisti. Raccontava che in ogni occasione in cui il clima si faceva serio, poteva accadere durante una riunione o in un’interazione con un’altra persona o seduto in aereo, se lo infilava di nascosto in bocca e, inevitabilmente, quando gli astanti se ne accorgevano, strappava un sorriso.

Ridere fa bene, e come replica Robin Williams all’ostico direttore dell’ospedale che lo sorprende a fare il clown nella stanza di un paziente, “le ultime ricerche dimostrano che la risata aumenta la secrezione di catecolammine ed endorfine, il che a sua volta aumenta l’ossigenazione del sangue, rilassa le arterie, accelera il cuore, abbassa la pressione sanguigna con effetti positivi sulle malattie respiratorie e cardiovascolari e in più aumenta la risposta del sistema immunitario”.

Eppure, nonostante gli effetti benefici del sorriso, spesso ce ne dimentichiamo prendendo la vita troppo sul serio. Perché? Continue reading

# 045 – Il potere magico dell’accettazione

il potere magico dell'accettazioneUno dei momenti più belli della mia giornata è quando preparo i miei figli per andare a letto; in particolare Elia, il più grande, con cui, data l’età (4 anni), c’è molta più interazione rispetto al piccolo. La preparazione è un momento di gioco, di scherzi, di chiacchiere, di divertimento: un momento speciale in cui “recuperare” la lontananza forzata dopo un’intera giornata di lavoro fuori casa.

A volte però questo momento diventa una vera e propria battaglia. Elia non ne vuole sapere di svestirsi, lavarsi e mettere il pigiama. Qualsiasi diversivo, scherzo o gioco non hanno alcun potere. Quando lo costringi, Elia si mette a piangere, fa mille capricci e con le lacrime agli occhi mi dice – Papà, vai via, vai via, vai via, non ti voglio!

Lo ripete guardandomi negli occhi e respingendomi fisicamente con le braccia e con le gambe. E più mi avvicino e insisto, più ripete: – Papà, vai via!

La cosa terribile è che sento tutta la sua sincerità in quello che dice: Elia davvero non mi vuole. E infatti lo ribadisce e quasi sempre chiude con la frase – Voglio mamma!

Le prime volte che questo succedeva sentivo una vera e propria pugnalata al cuore: non riuscivo ad accettare il rifiuto di mio figlio, per cui provo un amore viscerale incondizionato. Non lo meritavo, non gli avevo fatto nulla di male. Continue reading

# 044 – I soldi e la felicità

soldi e felicitàQuando venne da me, Elena era in pensione già da qualche anno. Aveva perso da poco il marito e, non avendo figli e nipoti, si sentiva particolarmente sola. I soldi non le mancavano, anzi, era l’unica cosa che – come disse lei – riusciva a fare con relativa semplicità. Aveva iniziato a lavorare come infermiera e si era accorta di avere questo talento naturale nell’ideare strumenti elettromedicali che semplificavano e  ottimizzavano il lavoro dei medici e dei suoi colleghi. Insieme al marito aveva perciò fondato un’azienda che le aveva garantito una fortuna. Nel momento in cui venne da me poteva collocarsi a tutto diritto nella classica categoria dei ricchi infelici a conferma di quel detto comune che “i soldi non fanno la felicità”.

In realtà lei dichiarava di essere felice di essere ricca, e che sarebbe stata molto peggio se non avesse avuto i soldi. Elena non ostentava la ricchezza e non aveva mai utilizzato il denaro per fare shopping compulsivo o circondarsi di oggetti inutili. Proveniva da una famiglia di umili origini, aveva vissuto la povertà durante l’infanzia e la gioventù, e aveva imparato a dare il giusto valore ai soldi: erano un semplice mezzo per ottenere ciò di cui aveva bisogno, non un fine.

– Sa, dottore, i soldi non danno la felicità – disse un giorno. – Ma la libertà, quella sì! Ad esempio, se non fossi ricca non avrei la libertà di scegliere il migliore specialista per curare i miei acciacchi o più semplicemente di andare in un ristorante e scegliere di ordinare quello che mi va senza guardare il prezzo. È un grande privilegio, me ne rendo conto, sarebbe bello che tutti lo avessero. Continue reading

# 043 – Essere felici è come accudire un elefante

essere felici è come accudire un elefanteGli amministratori del San Diego Wild Animal Park avevano un problema: in quanto specie minacciata, avevano avviato il progetto di incrementare la popolazione degli elefanti del parco da 23 esemplari fino a 120, ma tale progetto era a rischio perché non riuscivano a formare il personale addetto alla loro educazione e custodia, compiti complessi e soprattutto pericolosi: gli elefanti, oltre a diventare  particolarmente aggressivi nel periodo dell’accoppiamento, sono animali che si spaventano facilmente e, per la loro mole e forza, possono diventare letali per chi li custodisce.

Per questo motivo chiamarono Micheal D. Yapko, uno dei più autorevoli psicologi clinici americani.

– Ma io non ne so nulla di elefanti! – rispose lo psicologo perplesso da quella strana richiesta.

– Lo sappiamo, ma lei è un esperto nel capire come le persone fanno bene le cose e tradurle in abilità che possono essere insegnate agli altri – hanno ribattuto gli amministratori. – E chiediamo la sua consulenza per questo.

Gli spiegarono che il Parco aveva un ottimo custode di nome Alan, straordinario, un vero e proprio elephant man cresciuto tra gli elefanti. Lo avevano coinvolto per formare i nuovi aspiranti custodi e insegnare loro tutte le abilità necessarie per far bene questo lavoro, ma purtroppo Alan non era in grado di farlo: e non era in grado perché non riusciva a individuare e descrivere le proprie abilità (sofisticate) che esercitava quotidianamente con gli animali.

Micheal D. Yapko accettò la sfida Continue reading

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