Gianluca Antoni

Psicologo Psicoterapeuta Ipnotista, Scrittore, Career Coach, Formatore

Author: Gianluca Antoni (page 1 of 16)

# 022 – 12 buoni motivi per scrivere un diario

Cosa fareste se vi capitasse tra le mani un diario con il seguente avviso in prima pagina?

Se trovi questo diario, per favore, non leggere quello che c’è scritto. Non c’è nulla di misterioso o sensazionale, e nulla che non puoi non leggere. Ognuno di noi ha comunque sempre qualcosa da voler tener segreto e per me è questo diario. Se hai rispetto per la libertà altrui e soprattutto per la mia personalità NON LEGGERE, PER FAVORE! Ne rimarresti comunque deluso! Ti ringrazio!

Non so a voi, ma a me accenderebbe una curiosità irresistibile e, se fossi sicuro di non essere scoperto, una sbirciatina a cosa c’è scritto la darei.

Voi riuscireste a resistere?

Vi metto alla prova. L’avviso in questione lo scrissi proprio io, nell’ingenuità della mia adolescenza, sul mio primo diario. Questo link riporta la prima pagina di quel diario, ce la fate a non curiosare?

diarioSe lo avete fatto, poco male. La curiosità è uno degli impulsi biologici motivazionali di base, difficile da controllarla (questo spiega perché in prossimità di un incidente in autostrada, sulla corsia opposta si formano delle code!). Diventa ancor più difficile se il diario in questione è del proprio partner o di un amico o di un figlio o di un genitore. Siamo curiosi di conoscere cosa passa nella sua testa, quali sono i pensieri inespressi, le emozioni, i desideri più reconditi, o magari, per una semplice curiosità narcisistica, scoprire se ci sono dei pezzi che ci riguardano (con tutti i rischi del caso!).

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# 021 – La forza della fragilità

la forza della fragilitàQualche giorno fa un ragazzo che seguo mi raccontava di come tende a nascondere agli amici il fatto che soffra di attacchi di panico. La motivazione a sostegno è che prova vergogna a mostrare questa fragilità; gli amici non lo capirebbero. 

La sua reazione non mi ha meravigliato, è molto comune tra chi soffre di disturbi d’ansia e attacchi di panico. Vivendo il problema come una fragilità tendono a nasconderlo; il che crea un ulteriore problema quando si trovano in situazioni sociali perché tanto più tentano di nascondere la loro ansia tanto più la loro ansia si potenzia e rischia di esplodere. Questo corto circuito crea un circolo vizioso che porta la persona ad evitare le situazioni sociali alimentando ancor di più il problema stesso.

Per interrompere questo circolo vizioso e depotenziare l’ansia è quindi necessario smantellare questa falsa convinzione di fragilità.

Falsa?

Falsa, esatto! Continue reading

# 020 – Il cervello in pillole

Cervello-trinoIn uno studio condotto dall’Università della California si è riscontrato che nominare uno stato affettivo riduce l’attivazione limbica del cervello, ossia di quella area deputata a creare e regolare le emozioni e i sentimenti. Questo significa che sapere cosa ci succede “dentro” – conoscere l’anatomia e il funzionamento del nostro sistema nervoso – ci offre l’opportunità di gestire meglio le nostre emozioni, i nostri vissuti, i nostri stessi pensieri e di stimolare il cambiamento che desideriamo.

Non occorre diventare medici, basta possedere qualche nozione di base, in modo da essere consapevoli di quali aree del nostro cervello vengono attivate quando ci comportiamo in un certo modo e di cosa possiamo fare per attivarne altre o stimolare l’integrazione quando vogliamo cambiare.

Sigmund Freud, con la sua mentalità scientifica, avrebbe fatto carte false per avere a disposizione la tecnologia moderna per mappare l’attivazione neurale, e, sicuramente, ciò lo avrebbe portato a ipotizzare un modello diverso di come funziona la mente, un modello più vicino alla realtà dei fatti.

Al giorno d’oggi la sfida delle neuroscienze è proprio questa: fare chiarezza circa la complessità del nostro cervello, e fornire una base scientifica e fisiologica ai processi psicologici. Sfida non da poco, dato che compressi nella nostra scatola cranica abbiamo: Continue reading

 # 019 – Difendi e proteggi la tua umanità

keith-haring-heartQuando Daniele varcò il mio studio ero alle prime armi. Un entusiasmo alle stelle e la motivazione trainante di un caterpillar nel voler aiutare chi chiedeva aiuto, e Daniele ne aveva davvero bisogno. Poco più che ventenne, vantava già un lungo curriculum di terapeuti a cui si era rivolto ma con scarsi risultati. Che volesse essere seguito da me, dopo quella lunga sfilza di luminari e illustri terapeuti, mi sembrava un grande onore e un’enorme sfida.

Fin dal primo incontro stabilimmo un ottimo rapporto. Daniele era un bel ragazzo, brillante, alto, robusto, campione di arti marziali che in adolescenza, improvvisamente, si ritrovò a soffrire di disturbi d’ansia e attacchi di panico invalidanti che con il passare del tempo lo portarono in una spirale discendente verso la depressione. Il lungo pellegrinaggio negli studi dei “migliori” specialisti della salute mentale lo avevano portato a sperimentare su di sé diverse terapie farmacologiche e accumulare una sfilza di diagnosi tra loro contrastanti che venivano poi sintetizzate in un disturbo di personalità.

Ciò che vidi quando conobbi Daniele, era invece un ragazzo molto sensibile, ricco di risorse, la cui spontaneità era “coperta” dagli effetti dei farmaci, condizionato dalle diverse etichette psichiatriche che gli avevano appiccicato, che lo rendevano schiavo e gli impedivano di stare bene e godersi liberamente la vita. Continue reading

# 018 – Mindsight ovvero il settimo senso

mindsight ovvero il settimo sensoNella maggior parte dei casi è il dolore la molla che spinge le persone a rivolgersi a uno psicoterapeuta. Indipendentemente dal tipo di disturbo (depressivo, d’ansia, psicosomatico, dipendente o altro) la richiesta è sempre più o meno la stessa: “dottore, mi aiuti a sconfiggere il problema, non ne posso più di stare male!”.

Di solito rispondo che sì, l’aiuterò, ma sarà un lavoro di squadra e la parte più impegnativa spetterà a lei. Poi aggiungo: “Arriverà un momento che lei ringrazierà il suo disturbo, saremo alla fine del percorso, si sentirà più forte e arricchita”.

La reazione di solito è perplessa e meravigliata. “Dottore, com’è possibile ringraziare questo sintomo che voglio estirpare e mi sta arrecando tanta sofferenza?”

“Vero, in questo momento sembra impossibile. Ma è ciò che avviene perché, grazie al suo disturbo, e al percorso che faremo, imparerà a conoscersi meglio. Sarà un viaggio bellissimo, un’avventura, dove avrà modo di crescere e sviluppare risorse che nemmeno si sognava di avere”.

Ora, un clinico può pensare che è un modo per seminare una suggestione ipnotica, e può esserlo, ma in realtà è ciò che davvero succede.

La psicoterapia infatti non è semplicemente un percorso che ci porta a superare i nostri disturbi, ma è un percorso che ci porta a sviluppare e potenziare il nostro settimo senso. Continue reading

# 017 – La ruota della vita

017 la ruota della vitaInvestireste tutti i vostri risparmi sulle azioni di una singola azienda? Per quanto solida e produttiva, probabilmente no. Sarebbe più saggio invece diversificare gli investimenti, in modo che l’eventuale perdita in un ambito finanziario possa essere compensata dai guadagni in un altro.

Eppure, quando si tratta di investimento emotivo, spesso ci troviamo a investire tutto in un unico ambito: famiglia, lavoro, partner , amicizia o altro. Questo atteggiamento ci espone al grande rischio che se questo ambito entra in crisi, il malessere che ne deriva invade ogni aspetto dalla nostra vita.

Fondare il nostro benessere su di un unico ambito è come costruire la casa su di un unico pilastro. Se questo crolla, crolla l’intera costruzione. Perciò è importante fondare il nostro benessere su più pilastri, in modo che se si incrina o ne crolla uno (o più di uno), la costruzione rimane saldamente in piedi appoggiandosi sugli altri.

Di seguito riporto un elenco degli ambiti che possono rappresentare i pilastri del nostro benessere: Continue reading

# 016 – Le modalità del cambiamento personale

016 le modalità del cambiamento personale“Ecco come si generano le onde per fare surf. In mare aperto, una tempesta sconquassa la superficie dell’acqua, creando una maretta, un’increspatura di onde confuse e poco potenti che a mano a mano si addensano, si fanno più grandi e, incalzate dalla forza del vento, danno vita al mare grosso. A riva, su una costa lontana noi riceviamo l’energia che si sprigiona da quella tempesta, irradiandosi attraverso acque più calme sotto forma di un treno d’onda – ovvero gruppi di onde, via via più regolari, che viaggiano assieme… Tutti i treni d’onda prodotti da una mareggiata formano quello che i surfisti chiamano swell, anche detto mare lungo o «di scaduta». Uno swell può viaggiare per centinaia di chilometri: più intensa è la tempesta, più lontano arriva lo swell”. (William Finnegan, Giorni selvaggi, 66thand2nd, 2016. N.d.A.: Consigliato a tutti gli amanti del surf!)

william-finnegan-giorni selvaggiÈ sorprendente pensare che quelle grandi onde che si infrangono regolari in una meravigliosa giornata di sole nascano a centinaia e, a volte, migliaia di chilometri di distanza da una tempesta. Tu sei lì sulla spiaggia (o se sei un surfista, ancora meglio, sulla tavola che le cavalchi) e le ammiri in tutta la loro bellezza e maestosità, e ti sembra quasi impossibile che abbiano viaggiato tanto a lungo e soprattutto che siano il frutto di qualcosa di terribile come una burrasca. Eppure è così.

E allo stesso modo può avvenire il cambiamento personale. Una lontana tempesta emotiva che ci ha sconquassato interiormente, che ha messo a dura prova il nostro equilibrio, che ci ha fatto temere di non uscirne vivi, dopo tempo, produce delle meravigliose onde energetiche, regolari, potenti che si rifrangono maestose sotto il cielo azzurro del nostro presente. Continue reading

# 015 – Cambiamento vs miglioramento

cambiamento vs miglioramentoMarta ha passato la vita all’insegna degli altri. La grave malattia della madre l’ha costretta fin da piccola a prendersi cura della famiglia. Tornava da scuola e cucinava per il padre e il fratellino, si occupava delle faccende domestiche, accudiva la madre, faceva i compiti e spesso non le rimaneva tempo per giocare. È cresciuta responsabile e coscienziosa, facendosi carico dei bisogni altrui con una particolare sensibilità nei confronti dei più deboli. Questo l’ha portata a scegliere di diventare infermiera per poter anche nel lavoro esercitare questa sua indole. Si è sposata, ha avuto due figli, ormai adolescenti, e anche tra le mura domestiche lei è il perno di tutto. Soddisfa tutte le richieste dei familiari, spesso anticipando i loro bisogni. È circondata da molti amici, e spesso è lei che organizza le cene, le gite e le serate in compagnia.

Tutto andava più o meno bene fino al primo attacco di panico.

Quando venne da me, il livello di ansia era molto elevato, faceva difficoltà a guidare in luoghi sconosciuti, non prendeva più l’autostrada (le gallerie la terrorizzavano) e in luoghi come il supermercato, la banca o la posta provava un senso di soffocamento che spesso la spingeva ad uscire.

Analizzando il significato di tutti questi sintomi, concordammo sul fatto che il carico del dedicarsi quasi totalmente agli altri era diventato troppo pesante, le mancava del tempo per sé, per prendersi cura del suo corpo e coltivare i suoi interessi.

La soluzione sembrava ovvia: Continue reading

# 014 – I livelli del cambiamento personale

barrie simmons

Barrie Simmons (foto di Dario di Lorenzo)

Ognuno di noi, nel proprio lavoro e nella propria vita, incontra dei maestri che lasciano un segno indelebile. Per me lo è stato Barrie Simmons, uno dei più grandi terapeuti che ho incontrato e con cui ho avuto la fortuna di formarmi. L’ho conosciuto negli ultimi anni della sua vita; la sua mole lo faceva sembrare al Buddha grasso, immagine suffragata da quel pozzo di saggezza professionale e di vita che esprimeva. 

Formatosi direttamente con Frits Perls, il padre della psicoterapia della Gestalt, è stato lui a portarla in Italia all’inizio degli anni settanta, e osservarlo lavorare mi sembrava di essere in contatto direttamente con le radici di questo approccio psicoterapeutico, un po’ come se uno psicoanalista fosse in contatto con Freud.

Un giorno mi confrontai con lui su cosa rappresentava per me la psicoterapia. Utilizzai la metafora dell’artigiano. Con l’entusiasmo e l’energia del terapeuta alle prime armi dissi che aiutare una persona a cambiare era un lavoro artigianale, di costruzione creativa, unico e irripetibile, modellato ad hoc.

Barrie mi ascoltò in silenzio. Quando ebbi finito, scosse la testa. Continue reading

Trovare lavoro da timidi di Nicola Giaconi

2017-03-07 14.28.51Era il 1996, da poco lavoravo come responsabile dell’Informagiovani della mia città, e fui invitato a partecipare a un corso di formazione per Operatori dei servizi di informazione e orientamento che coinvolgeva gli operatori di molti centri informagiovani della mia regione. Era uno dei quei corsi finanziati dal fondo sociale europeo, di 400 ore, che prevedeva anche visite di studio in Italia e all’Estero.

In quel corso si sono succeduti diversi docenti, tutti molto competenti, ma uno solo mi è rimasto nel cuore: Nicola Giaconi. Fin dal primo giorno le sue lezioni mi entrarono dentro, toccarono parti profonde di me, mi diedero nuove consapevolezze e soprattutto mi aprirono la mente.

Parlava della scelta lavorativa come scelta di vita, una scelta profonda in armonia con i nostri valori, le nostre risorse, la nostra personalità e le nostre capacità. In più ci forniva di strumenti concreti ed efficaci per aiutare le persone a scegliere gli studi e trovare lavoro. Poca teoria e molta pratica. Amavo il suo stile di condurre l’aula, e ancora posso ricordare intere lezioni come se fossero state ieri. Quelle giornate passate con lui hanno “lavorato” su di me non solo a un livello razionale conscio, ma anche a un livello emotivo inconscio. Posso affermare che incontrare Nicola è stato un bivio significativo della mia vita, un bivio che ha cambiato di netto il mio modo di percepire me stesso, il lavoro e più in generale la vita. Continue reading

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