Gianluca Antoni

Psicologo Psicoterapeuta Ipnotista, Scrittore, Career Coach, Formatore

Author: Gianluca Antoni (page 1 of 17)

# 031 – Il potere del qui ed ora

qui ed oraElia ha tre anni e mezzo ed è uno di quei bambini che per mangiare gli devi stare dietro. Sono pochi i cibi che mangia con gusto e nella giusta quantità, e durante i pranzi e le cene fa un sacco di storie per finire ciò che ha nel piatto. Se fosse paffutello non sarebbe un problema, ma è magrolino e in questa fase della crescita è fondamentale che abbia una buona alimentazione.

Quando ieri sera ha manifestato un gran piacere nel mangiare delle grosse olive verdi e le richiedeva continuamente alternandole con il pesce e le patate che aveva nel piatto, lo guardavamo piacevolmente stupiti. Elia ha voluto il barattolo vicino a sé, in modo da prenderle da solo.

Mia moglie, osservando il gusto con cui Elia mangiava, quando ha visto il barattolo quasi vuoto gli ha detto:

– Visto che ti piacciono così tanto, quando vado a fare la spesa te ne comprerò ancora.

Elia ha guardato il barattolo. C’erano due olive rimaste. Poi ha alzato la testa e le ha risposto.

– Mamma, ma ci sono ancora!

Mia moglie mi ha guardato sorridendo. – Gianlu, questo è un altro bell’insegnamento per noi adulti! Ci devi scrivere una delle tue lezioni, – mi fa.

E ora eccomi qua. Continue reading

# 030 – Quando arrossire è un disturbo: cosa fare

arrossireQuando Anna venne in studio non ne poteva più di arrossire. Appena si emozionava diventava rossa peperone in un battibaleno.  Gli altri lo notavano e glielo facevano presente.

Anna, che ti succede? – le chiedevano.

E lei odiava questa domanda. La faceva vergognare ancor di più. E più si vergognava e più arrossiva. E più arrossiva e più odiava se stessa per questa sua debolezza e per l’incapacità di potersi controllare. Perché non era come tutti gli altri che arrossiscono in modo normale e solo in situazioni davvero emozionanti? Cosa c’era di sbagliato in lei?

Questo problema le creava un forte disagio, non solo in situazioni sociali in cui incontrava sconosciuti ma ormai anche con gli amici e a scuola.

Pensava non si potesse fare niente al riguardo, e che fosse condannata a vivere questo “difetto”.

Mi raccontava tutto questo con le lacrime che le rigavano il suo bel viso, naturalmente di un colore rosso acceso.

Non era mai stata da uno psicologo, era stanca di star male ma era anche convinta che non si potesse fare granché per il suo disturbo.

E se ti sbagliassi? – chiesi.

Lei strabuzzò gli occhi sorpresa. – Dice sul serio? Io non ho il controllo sul mio arrossire. Come è possibile farlo?

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# 029 – Dove si trova la felicità?

tal ber shaharTal Ben-Shahar a 16 anni vinse il campionato israeliano di squash. Si era preparato e allenato per ben 5 anni per raggiungere quell’obiettivo. E nei 5 anni di preparazione, con tutti i sacrifici richiesti, immaginava che vincere il titolo lo avrebbe reso felice. E così è stato, nelle prime ore dopo la vittoria.

Finiti i festeggiamenti, a Tal Ben-Shahar, solo nella sua stanza, improvvisamente e senza preavviso, quella sensazione di felicità è sparita per far posto a una sensazione di vuoto trasformatasi presto in lacrime di dolore e impotenza. Lì per lì giustificò questa reazione come il naturale contraccolpo dell’euforia, quando la tensione si allenta dopo un lungo periodo di stress, ma lo sconforto non diminuì con il passare del tempo, anzi continuò a crescere.

Era possibile che la felicità durasse così poco? E se non riusciva ad essere felice dopo aver raggiunto quel traguardo tanto ambito, come era possibile ottenere una felicità duratura? Continue reading

# 028 – Il primo assioma per star bene con gli altri

star bene con gli altri 01Mio padre era un tipo burbero; quando discutevi con lui, se il tuo pensiero dissentiva dal suo, alzava la voce, diventava giudicante, non ascoltava le tue ragioni e ci metteva un attimo a dire che non capivi un bel niente. Durante l’adolescenza mi scontravo con lui, la pensavo diversamente, ma per quanto tentassi di dire la mia, di fronte alla sua ottusità giudicante, mi bloccavo. Mi saliva una rabbia che si bloccava in gola e che mi inumidiva gli occhi, e l’ultima cosa che avrei voluto era di farmi vedere piangere. Così uscivo dalla stanza, mi rifugiavo in camera dove davo libero sfogo alle mie lacrime di frustrazione.

Con il passare del tempo iniziai a pensare che fosse impossibile comunicare con lui. Evitavo a priori qualsiasi discussione, tanto mio padre non era in grado di comunicare con me: non era aperto, era poco empatico, voleva solo aver ragione lui, in più mi giudicava negativamente, sempre. Con grande rammarico mi ero convinto che non ci fosse speranza; il nostro rapporto era destinato a raffreddarsi sempre di più e inevitabilmente ad allontanarci. Continue reading

# 027 – Cosa fare con quella parte di te che dice “Non ce la faccio!”

non ce la faccioMarco ha paura. Ha grandi sogni, un talento artistico, un progetto concreto di andare all’estero per fare qualche mostra. Nel suo percorso terapeutico sta lavorando per assecondare questa parte creativa e originale che fin da piccolo lo ha fatto sentire diverso dalla media, questa parte di sé spesso relegata in secondo piano per far posto alle aspettative dei genitori e della società in genere di essere inquadrato, di avere un lavoro fisso, di essere un po’ come tutti gli altri. Assecondare questa parte significa avere coraggio, rompere gli schemi, credere in se stessi quando molti ti danno contro, investire nel proprio talento e “buttarsi”.

Qualche giorno fa mi racconta di questa vocina interiore che compare ogni volta che deve fare un passo verso il suo sogno, una vocina che dice “non ce la faccio” e che lo blocca e gli impedisce il cambiamento. Una sorta di sabotatore interno che gli impedisce di spiccare il volo.

Marco non è l’unico a possedere questa vocina interiore. Il “non ce la faccio” ci accompagna un po’ tutti, e spesso diventa l’ostacolo più ostico da superare per perseguire i nostri sogni. Cosa fare? Continue reading

# 026 – Come proteggere la propria fragilità

come proteggere la propria fragilitàPaola aveva 5 anni quando nel 1980 il terremoto sconquassò l’Irpinia provocando quasi 3000 morti. Se lo ricorda bene. Era dentro casa quando quella scossa interminabile (durata 90 secondi) cominciò a far sussultare e cadere ogni cosa in un boato terribile. Le porte erano bloccate ed era impossibile uscire di casa. Si ricorda che era scalza e della sensazione di camminare sulle macerie al termine della scossa. Il paese al buio, la polvere e tutto crollato intorno a lei.

Mentre raccontava, da bravo psicologo, immaginavo l’effetto traumatico che questa esperienza poteva aver arrecato a Paola, e di come poteva aver influenzato lo sviluppo psicologico di quella bambina. Gravi esperienze traumatiche lasciano segni indelebili a livello emotivo se non vengono affrontati ed elaborati quanto prima.

Sulla scia di questo pensiero, alla fine del racconto, per tastare il terreno feci questa considerazione:

– Deve essere stata un’esperienza molto traumatica.

Paola, con mia sorpresa, sorrise e scosse la testa. Continue reading

# 025 – Come superare la paura di sbagliare

come superare la paura di sbagliare01Mattia ha poco più di un anno e un mese fa, per la prima volta, ha mosso i suoi primi passi da solo, senza il sostegno e l’aiuto di qualcuno. Tre passi, poi è caduto. Ha gattonato fino al tavolo, si è rimesso in piedi e si è lanciato di nuovo. Tre magnifici passi ancora, prima di cadere. Non ha pianto quando è caduto, è rimasto seduto qualche istante, si è guardato intorno in cerca di qualche appiglio per tirarsi su. Gattonando lo ha raggiunto, si è alzato in piedi ed è partito nuovamente. Quattro passi in completa autonomia, prima di cadere.

Da quel giorno, per Mattia, l’avventura del camminare è l’esperienza più eccitante e meravigliosa al mondo. Ormai, con il suo incedere claudicante, come un ubriaco, riesce a fare lunghi tragitti. Imperterrito si avventura su ogni tipo di terreno: prato, spiaggia, sassi, mare. E alla fine, comunque, e puntualmente, cade. E non sempre in modo indolore. Più volte è caduto a faccia in avanti sbattendo il muso o centrando con la testa qualche ostacolo, un tavolino, una porta. Oppure, al mare, finendo con tutta la testa sotto l’acqua. Ma lui, Mattia, dopo un breve pianto e qualche lacrima versata, riprende il suo cammino.

Ho fatto un calcolo. Mattia cade e si rialza un centinaio di volte al giorno. Moltiplicato per 30 giorni, significa che finora lo ha fatto per ben 3000 volte! E ancora non ha finito. Lo farà ancora altre centinaia di volte prima di sentirsi sicuro sulle sue gambe e aver così acquisito la completa capacità di camminare senza più cadere.

Sembra incredibile, eppure è così. Mio figlio, come tutti i bambini, non si preoccupa di sbagliare. Sa cosa vuole, incurante di quanti errori dovrà commettere e di quante volte cadrà o si farà male.  È programmato per Continue reading

# 024 – Ipocondria, cosa fare?

ipocondriaTi è mai capitato di allarmarti inutilmente alla prima comparsa di un sintomo fisico interpretandolo come un segnale di una grave malattia imminente? Se è successo, poco male, l’ipocondria è un aspetto comune del nostro carattere e il più delle volte rappresenta quella parte di noi che si prende cura del nostro benessere psicofisico e ci permette di correre ai ripari quando qualcosa mette a repentaglio la nostra salute.

Quando l’allarme diventa diffuso e incontrollato, quando ogni piccolo segnale del corpo ci preoccupa e ci porta dal medico frequentemente e, nonostante tutte le analisi vadano bene, non ci tranquillizziamo rimanendo convinti che sotto sotto si annida qualche malattia, l’ipocondria diventa un vero e proprio disturbo. Cercare informazioni su internet diventa un’attività ossessiva e spesso deleteria trovando riscontri nel proprio corpo di qualsiasi malattia di cui ci documentiamo.

Come fare per superarla? Continue reading

# 023 – Come liberarsi dai pensieri ossessivi e dai rituali scaramantici

come liberarsi dai pensieri ossessivi e i rituali scaramanticiWolf era un cane meticcio, un incrocio tra un pastore tedesco e non so cosa. Era bello, affettuoso, tranquillo e ubbidiente. Era il mio primo cane, e io lo adoravo. Se mio padre rappresentava per lui il capo branco, io ero invece il suo compagno di giochi, un suo pari. Vivevamo allora in una casa di campagna non recintata e sebbene fosse in prossimità di una strada, Wolf lo tenevamo sempre libero. Non si allontanava mai e ogni mattina ti aspettava sulla soglia per farti le feste del buongiorno.  

Ogni mattina, tranne l’ultima.

Quella maledetta mattina Wolf non c’era. Mio padre lo chiamò ma lui non venne. Iniziammo le ricerche, chiamandolo a squarciagola. Setacciammo i campi intorno a casa, scendendo verso il fosso. Sentivo qualcosa che allora, nei miei 10 anni, non conoscevo ancora, una morsa che mi stringeva lo stomaco e che, ogni minuto che passava, aumentava la presa: la morsa di un’ansia terrificante. Mio padre provava a rincuorarmi: – Vedrai, Gianluca, ora torna… Wolf avrà sentito una cagna in calore e chissà dov’è andato, ma torna.

Tornammo a casa ma non mi davo pace e così continuai la ricerca da solo. Mi incamminai sulla strada che avevamo già controllato, allontanandomi però da casa. Continuavo a chiamarlo a squarciagola sperando che avesse ragione mio padre, che fosse in prossimità di qualche casa del vicinato dove c’erano altri cani.

Dopo qualche centinaio di metri lo vidi. Continue reading

# 022 – 12 buoni motivi per scrivere un diario

Cosa fareste se vi capitasse tra le mani un diario con il seguente avviso in prima pagina?

Se trovi questo diario, per favore, non leggere quello che c’è scritto. Non c’è nulla di misterioso o sensazionale, e nulla che non puoi non leggere. Ognuno di noi ha comunque sempre qualcosa da voler tener segreto e per me è questo diario. Se hai rispetto per la libertà altrui e soprattutto per la mia personalità NON LEGGERE, PER FAVORE! Ne rimarresti comunque deluso! Ti ringrazio!

Non so a voi, ma a me accenderebbe una curiosità irresistibile e, se fossi sicuro di non essere scoperto, una sbirciatina a cosa c’è scritto la darei.

Voi riuscireste a resistere?

Vi metto alla prova. L’avviso in questione lo scrissi proprio io, nell’ingenuità della mia adolescenza, sul mio primo diario. Questo link riporta la prima pagina di quel diario, ce la fate a non curiosare?

diarioSe lo avete fatto, poco male. La curiosità è uno degli impulsi biologici motivazionali di base, difficile da controllarla (questo spiega perché in prossimità di un incidente in autostrada, sulla corsia opposta si formano delle code!). Diventa ancor più difficile se il diario in questione è del proprio partner o di un amico o di un figlio o di un genitore. Siamo curiosi di conoscere cosa passa nella sua testa, quali sono i pensieri inespressi, le emozioni, i desideri più reconditi, o magari, per una semplice curiosità narcisistica, scoprire se ci sono dei pezzi che ci riguardano (con tutti i rischi del caso!).

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