Gianluca Antoni

Psicologo Psicoterapeuta Ipnotista, Scrittore, Career Coach, Formatore

Category: Impressioni di lettura (page 1 of 4)

Terapia a seduta singola

20180910_153045Se qualcuno mi chiedesse qual è la seduta che preferisci nel percorso di psicoterapia con i tuoi clienti, non esito a rispondere: “La prima!”. La prima seduta è il momento cruciale, e anche magico, per me. Sei un perfetto sconosciuto per chi ti sta di fronte, e nel giro di qualche minuto devi creare quel clima che gli permetta di raccontarti qualcosa di intimo che magari non ha mai confessato a nessuno e, a volte, nemmeno a se stesso.  Rendere questa seduta significativa è il primo passo, fondamentale, per intraprendere un percorso con il piede giusto, instaurando fin da subito quel calore umano ed empatico che porta ad alimentare una relazione significativa tra terapeuta e cliente.

È proprio l’importanza data a questo momento di incontro, mi ha portato all’inizio della mia carriera a leggere il libro di Moshe Talmon, Psicoterapia a seduta singola, un libro che mi colpì perché incentrato a fornire ottimi spunti per migliorare l’efficacia del primo, e spesso unico, colloquio. Quando anni dopo, ho scoperto che il mio amico e collega Flavio Cannistrà, con cui ho condiviso il Master in Ipnosi e Psicoterapia Ericksoniana, si è  specializzato proprio su tale tema, che è andato a formarsi in California e in Australia, che ha fondato l’Italian Center for Single Session Therapy, be’, leggere il suo libro Terapia a seduta singola (Giunti, 2018) è diventato un must.

E così eccomi qua a condividere qualche riflessione a fine lettura. Continue reading

Trovare lavoro da timidi di Nicola Giaconi

2017-03-07 14.28.51Era il 1996, da poco lavoravo come responsabile dell’Informagiovani della mia città, e fui invitato a partecipare a un corso di formazione per Operatori dei servizi di informazione e orientamento che coinvolgeva gli operatori di molti centri informagiovani della mia regione. Era uno dei quei corsi finanziati dal fondo sociale europeo, di 400 ore, che prevedeva anche visite di studio in Italia e all’Estero.

In quel corso si sono succeduti diversi docenti, tutti molto competenti, ma uno solo mi è rimasto nel cuore: Nicola Giaconi. Fin dal primo giorno le sue lezioni mi entrarono dentro, toccarono parti profonde di me, mi diedero nuove consapevolezze e soprattutto mi aprirono la mente.

Parlava della scelta lavorativa come scelta di vita, una scelta profonda in armonia con i nostri valori, le nostre risorse, la nostra personalità e le nostre capacità. In più ci forniva di strumenti concreti ed efficaci per aiutare le persone a scegliere gli studi e trovare lavoro. Poca teoria e molta pratica. Amavo il suo stile di condurre l’aula, e ancora posso ricordare intere lezioni come se fossero state ieri. Quelle giornate passate con lui hanno “lavorato” su di me non solo a un livello razionale conscio, ma anche a un livello emotivo inconscio. Posso affermare che incontrare Nicola è stato un bivio significativo della mia vita, un bivio che ha cambiato di netto il mio modo di percepire me stesso, il lavoro e più in generale la vita. Continue reading

L’estate del cane bambino di Mario Pistacchio e Laura Toffanello

lestate-del-cane-bambinoUn grande esordio L’estate del cane bambino, davvero bravi Mario Pistacchio e Laura Toffanello, un romanzo scritto a due mani che ti cattura dalla prima pagina e ti prende allo stomaco fino all’ultima. E la storia, la storia di questa grande amicizia tra Vittorio, Ercole, Michele, Menego e Stalino, ragazzini di quattordici anni catapultati nell’età adulta in un solo giorno dopo la scomparsa del piccolo Narciso (fratello di Ercole), ti entra  dentro  e scava, nelle viscere come nel cuore, e non ti lascia nemmeno quando hai finito il libro.

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Terapia di coppia per amanti di Diego De Silva

Terapia_di_Coppia_per_Amanti_Diego_De_SilvaEsilarante, illuminante e istruttivo, ecco gli aggettivi che mi vengono in mente a primo impatto circa Terapia di coppia per amanti di Diego De Silva. Un romanzo che consiglio a tutti coloro che sono impantanati in una relazione in crisi, non importa se extraconiugale.

La storia racconta della crisi di coppia di Viviana e Modesto, i quali, seppur amanti, si ritrovano paradossalmente a intraprendere un percorso di terapia con il Dott. Malavolta.  La trama è semplice, ma la forza del romanzo è il mix tra la profondità di analisi delle difficoltà comunicative degli amanti e la leggerezza ironica con cui vengono raccontate. È un libro che fa ridere e riflettere allo stesso tempo, in cui chiunque viva o abbia vissuto una storia d’amore conflittuale può trovare facilità a identificarsi.

I protagonisti diventano quasi dei cliché: la donna complessa e introspettiva che ha bisogno continuamente di parlare dei sentimenti, di dare una definizione precisa al rapporto e l’uomo semplice e superficiale che vuole solo viversi la storia senza rotture di scatole, che minimizza ogni problema facendo ricorso all’ironia.  Ne viene fuori un ritratto illuminante delle difficoltà di comunicazione nella coppia, dove ci si muove in un campo minato per il timore di “scoprirsi” e scoprire (scusate il gioco di parole) di non essere corrisposti allo stesso livello in un gioco di specchi e di proiezioni reciproche che portano i due malcapitati ad allontanarsi l’uno dall’altra, anche quando in realtà sono molto vicini e in sintonia.

Qui entra in gioco l’analista, il dott. Malavolta, che dovrebbe aiutare Viviana e Modesto, ma purtroppo anche lui vittima di una crisi extraconiugale con una ragazza molto più giovane che lo porta a manifestare tutta la sua fragilità, al punto che la sua figura viene ridicolizzata e, come nelle migliori commedie, diventerà lui il paziente dei propri pazienti (in ogni caso se vi trovate in terapia con uno psicoterapeuta come Malavolta vi consiglio di fuggire all’istante!).

A contorno dei protagonisti ci sono altri personaggi che arricchiscono la storia tra cui eccelle, a mio avviso, il padre di Modesto. Un tipo cinico, dall’empatia pari a zero, che riesce a leggere a interpretare le relazioni in un’ottica totalmente utilitaristica, senza coinvolgimento affettivo e soprattutto con una idiosincrasia per le rotture di scatole che lo portano a lasciare il partner non appena compaiono all’orizzonte. È un personaggio che può risultare antipatico e anche un emerito “stronzo”, ma a cui, in fondo in fondo,  ognuno di noi, in determinate circostanze, vorrebbe assomigliare.

Buona lettura!

Equazione di un amore di Simona Sparaco

equazione_di_un_amoreEquazione di un amore di Simona Sparaco è un bel romanzo, scritto molto bene, che si legge tutto d’un fiato. È stato il titolo ad attrarmi, in fondo la tematica è la stessa de Il peso specifico dell’Amore: riuscire a comprendere l’essenza stessa di questo sentimento misterioso e magico, e riuscire a spiegarlo con la forza della ragione, inquadrandolo in una formula scientifica. Simona Sparaco si appella alla fisica quantistica, all’equazione di Dirac, che misura la possibile correlazione quantistica tra due particelle che una volta venute in contatto e poi separate si influenzano vicendevolmente anche ad anni luce di distanza: ciò che succede all’una, succede anche all’altra.

Il romanzo racconta del grande amore tra Lea e Giacomo, sbocciato al liceo ma che per una serie di eventi e cause non riesce davvero a manifestarsi nella sua purezza sebbene i loro destini si incrocino più volte nel corso della vita. Il loro amore è passionale, tormentato, doloroso, e sebbene Lea incontra un uomo come Vittorio (e che sposa) in grado di dimostrarle un amore maturo, sicuro e accudente, questo amore non le basta: Giacomo rimane sempre nel suo cuore. E il cuore è il centro del romanzo. Il simbolo, e non solo, della sede dell’amore. L’eterno dilemma tra cuore e ragione trova una risposta alla fine della storia. Una risposta limpida, chiara, senza incertezze, come un’equazione matematica.

Il peso specifico dell’amore di Federica Bosco

il-peso-specifico-dellamore-antoni-bosco-letturaEccomi qua a scrivere le impressioni di lettura de Il peso specifico dell’amore, non quello mio, l’Originale (nel senso di nato prima), ma quello di Federica Bosco, uscito per i tipi della Mondadori il 3 marzo scorso. Ero curioso di leggerlo, non tanto per la trama o per conoscere lo stile dell’autrice (che già conoscevo, lessi a suo tempo Mi piaci da morire) ma quanto per scoprire l’attinenza tra il contenuto del romanzo e il titolo.

Se ci fosse stata, avrei dato una valida attenuante alla “scorrettezza” della Mondadori. Prima di parlare di questo però, dato che l’ho letto, vi scrivo cosa penso del romanzo in sé.

Il peso specifico della Bosco è un romanzo che si lascia leggere con leggerezza. È un romanzo rosa, una commedia a lieto fine, senza grandi colpi di scena. Stile Sex and the City o Il diavolo veste Prada, per intenderci. La narrazione è lineare, semplice, e dopo un inizio stentato, entri nella vita di Francesca, editor della Bigazzi Edizioni, a cui viene affibbiato il compito di seguire la stesura di un romanzo ancora inesistente dello scrittore italiano più venduto, affermato e affascinante, un narciso dal nome Leonardo Calamandrei. Il compito è di fargli scrivere questo benedetto romanzo entro due mesi per poter partecipare al premio Strega con l’obiettivo di vincerlo. Nel privato Francesca si trova a vivere una relazione insoddisfacente con un uomo, Edoardo, di cui non è più innamorata, un uomo che la fa sentire molto amata, che la coccola, la serve e la riverisce, insomma troppo buono per essere lasciato. In più, Francesca è angosciata per la depressione della madre, chiusa in una clinica e sotto tutela di una zia arcigna. Al suo fianco, per fortuna, ci sono due grandi amici, Paola e Alessandro, entrambi centrifugati da storie d’amore finite male, ma complici in tutto e per tutto.

Come una commedia di Hollywood, la storia si sviluppa in modo abbastanza prevedibile con qualche episodio divertente, qualche battuta simpatica e qualche colpo di scena che rende il romanzo gradevole. Insomma se volete passare qualche ora spensierata, la lettura de Il peso specifico dell’amore di Federica Bosco può fare il caso vostro.

Ma veniamo al titolo.  Riporto l’unica frase (e lo faccio perché l’ho già vista in rete, tra i commenti su amazon) in cui nel romanzo si parla del peso specifico dell’amore: “Fino a quando l’abitudine supera il peso specifico dell’amore e allora ti rendi conto che l’unica cosa che puoi ancora salvare… sei tu”. Tralasciando il fatto che se vogliamo confrontare due cose dovremmo utilizzare la stessa unità di misura (sarebbe stato corretto “Fino a quando il peso specifico dell’abitudine supera quello dell’amore”), nel resto del libro non si parla mai del peso specifico dell’amore. Ciò fa supporre che il titolo sia stato scelto solo perché ritenuto un bel titolo, tutto qui. Il romanzo parla d’amore, sì, ma ci sarebbero stati altri bei titoli molto più attinenti. Il più attinente, a mio modesto avviso, sarebbe Ciò che amore non è, che è anche un bel titolo e non esiste ancora nessun scrittore che l’abbia usato (ci ho perso quasi un minuto per verificarlo!). Vero però che  in commercio c’è l’ultimo romanzo di Alessandro D’Avenia da un titolo troppo simile Ciò che inferno non è, comprensibile quindi che non si possa utilizzarlo, chissà come reagirebbe il suo editore (opss, indovinate un po’ di chi si tratta?).

Ora, c’è un’altra cosa che mi ha lasciato a dir poco basito nel romanzo di Federica Bosco. Purtroppo non posso raccontarlo perché dovrei svelarvi particolari del finale. Riguarda cosa combina Leonardo Calamandrei e cosa succede alla protagonista quando esce il nuovo romanzo. Lei si imbestialisce e, vi assicuro, ha tutte le buone ragioni per farlo, vuole giustizia.

Nella realtà non è successa la stessa cosa, tra il mio peso specifico dell’amore e il tuo, sia ben chiaro, cara Federica, ma delle assonanze, seppur minime, ci sono. A maggior ragione, proprio per la storia che hai raccontato, dovevate starci doppiamente attenti (tu e la Mondadori).

Bastava un minuto per controllare.

Ps. Lo so, miei prodi lettori, dopo questo finale sarete pure curiosi di leggerlo, il libro della Bosco. Nel qual caso vi ricordo che potete sempre prenderlo in prestito dalla biblioteca!

Open di Andre Agassi e J.R. Moehringer

open andre agassiIndubbiamente uno dei libri più belli letti nel 2013, Open di Andre Agassi è una bellissima storia scritta magistralmente dal premio Pulitzer J.R. Moehringer perché un tennista, per quanto bravo con la racchetta, non può esserlo altrettanto con la penna (soprattutto se hai abbandonato la scuola prima dei diciotto).

Ma al di là del merito di chi l’ha scritto, giustamente riconosciuto dallo stesso Agassi nei ringraziamenti, Open è una storia che ti cattura dalla prima pagina, al di là se sei un amante del tennis, e ti trascina fino all’ultima con piacere e riflessione. La storia di questo bambino di talento obbligato dal padre a passare la sua infanzia a tirar palline al di là della rete intenerisce e appassiona. Un bambino che resta tale anche da adulto, un bambino che, seppur diventi il tennista numero uno al mondo, odia il tennis e si sente un perdente dentro, fino a quando non comprende alcune lezioni importanti dalla vita che non sto qui a svelarvi.

La sua carriera è lo specchio della sua rinascita, il passaggio dall’età infantile a quella adulta. Un percorso di crescita che accomuna tutti, ognuno nel suo campo, ognuno nelle vicissitudini della propria esistenza. Ci sono tanti insegnamenti che possiamo cogliere dalla storia di Andre Agassi: insegnamenti interiori, psicologici, utili agli sportivi ma non solo.

Una lettura che consiglio vivamente a tutti, soprattutto a chi ha il tarlo di dover essere perfetto.

La verità su La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker

la verità sul caso harry quebertSe un romanzo non mi piace, preferisco non scriverne affatto piuttosto che stroncarlo. Poi ci sono le eccezioni, e La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker è tra queste. Mi aspettavano 12 ore di treno, non avevo nulla da leggere, e così ho acquistato questo malloppo di 700 pagine (per fortuna a prezzo scontato in versione kindle). Avevo letto sui giornali belle presentazioni e interviste a Joël Dicker, lo scrittore del momento, e il libro veniva presentato come “il noir che ha conquistato in pochi mesi milioni di lettori”, vincitore anche di alcuni premi letterari prestigiosi. Insomma, pensavo potesse essere un’ottima lettura per far volare il viaggio. E invece…

E invece il romanzo è risultato ben al di sotto delle aspettative e, soprattutto, mi ha infastidito per tutto il tempo. A infastidirmi sono stati i personaggi del libro. Quasi tutti (si è salvata solo la vecchietta che è stata uccisa subito)! La storia narra di uno dei più grandi scrittori americani, Harry Quebert, che viene incriminato per l’uccisione di una quindicenne di nome Nola Kellergan, di cui era perdutamente innamorato (tipo Lolita di Nabokov) quando lui era trentacinquenne. Questo amore “impossibile” è la fonte di ispirazione del romanzo Le origini del male, il capolavoro di Quebert, descritto come uno dei più grandi romanzi della letteratura contemporanea. A raccontare tutta la storia, c’è un altro scrittore di successo, Marcus Goldman, pupillo e amico di Quebert, che dopo il grande esordio si trova ora senza ispirazione alla ricerca di un nuovo soggetto da scrivere. Per sua fortuna viene ritrovato dopo trentanni il corpo della ragazza nel giardino di Harry Quebert, il che, spinto dal suo editore che gli sborsa un anticipo di un milione di dollari (in America l’editoria non sente crisi), lo porta a sbloccarsi e scrivere la storia sul caso di Harry e delle indagini che ricostruiranno tutta la storia.

Ma torniamo ai personaggi: Nola, la quindicenne per cui il grande scrittore Quebert perde la testa, non ha niente a che fare con la Lolita di Nabokov, neanche lontanamente. Dai dialoghi di lei, ne emerge una ragazzina scialba, da latte alle ginocchia. Sicuramente, a parte la bellezza, non è un personaggio che può far perdere la testa a un adulto, al massimo ad un adolescente di un romanzo di Moccia. Ma al grande scrittore Quebert invece succede. Il romanzo che scriverà su di lei risulterà un capolavoro. Ecco, peccato che vengono riportati alcuni brani di questo romanzo capolavoro e pure la conclusione, e se quello che è riportato rappresenta un capolavoro di letteratura, beh, siamo messi davvero male.

Fortuna che c’è l’altro scrittore di successo nel libro, Marcus Goldman, anche lui osannato dalla critica e dai lettori. Ma se è osannato dalla critica e dai lettori, mi domando, perché scrive con uno stile così banale? E poi lì tutti a lodarlo, a dire che è una persona fantastica, un genio. Ma dove? Risulta antipatico, privo di ironia, senza alcuna qualità, insomma una di quelle persone cui preferisci stare alla larga.

Per non parlare di altri personaggi. Al top della classifica la madre di Marcus, una personaggio “macchietta” messa lì dall’autore a fare battute spiritose, ma che se potessi strozzarla, lo farei con gusto. Non c’entra niente con il romanzo, non aggiunge nulla. E poi non esiste una persona così nella realtà, che parla in quel modo con il figlio.

Potrei scrivere di altri personaggi ancora, dei dialoghi, dello stile, del contenuto ma il mio tempo è prezioso, devo andare a trapiantare un ciliegio in giardino, e ne ho perso fin troppo, di tempo, per star qui a scrivere su La Verità sul caso Harry Quebert. Perciò mi fermo.

Dico solo che qualche qualità la possiede, il romanzo, come no. In fondo si fa leggere fino alla fine. Se fosse stato lungo la metà, se avesse caratterizzato i personaggi, se avesse curato i dialoghi rendendoli reali, se avesse eliminato tutte le ripetizioni, se avesse presentato gli scrittori coinvolti senza enfasi sarebbe stato un bel romanzo. Ma se volete leggere un bel noir, beh… cercate altrove.

Il ciliegio mi aspetta. Buone letture!

Io che amo solo te di Luca Bianchini

io che amo solo te - luca bianchiniIo di Luca Bianchini avevo letto solo Instant Love, tanto tempo fa che nemmeno ricordo. Ricordo solo che mi era piaciuto, era scivolato via come un bicchiere d’acqua fresca in una torrida giornata estiva. Poi Luca lo ascolto in radio, su Radio 2, la mia radio preferita, quando mi sveglio presto la mattina, e mi sta simpatico. Qualche settimana fa Io che amo solo te, la sua ultima fatica letteraria, era l’offerta lampo del giorno di Amazon. Con meno di 2 euro potevi scaricarti il romanzo e salvarlo sul tuo Kindle. E un po’ per simpatia, un po’ per quel lontano ricordo di Instat Love, l’ho acquistato sulla fiducia, senza avere una reale intenzione di leggerlo, non subito perlomeno, data la pila di libri che mi aspettavano sul comodino. Invece ho letto l’incipit, poi la seconda pagina, l’intero primo capitolo, e non riuscivo a smettere, il romanzo mi aveva catturato. La sensazione del bicchiere d’acqua fresca era la medesima di Instant LoveSensazione che mi ha accompagnato fino alla fine.

Io che amo solo te è un romanzo fresco, leggero, piacevole. Una commedia romantica a lieto fine ben scritta, che si legge tutto d’un fiato e ti fa venir voglia di intrufolarti in una festa di matrimonio pugliese con la curiosità viva di ascoltare tutti i pettegolezzi degli invitati, sulla coppia degli sposi e di tutta la parentela. Il romanticismo pervade tutto il racconto, e quando meno te l’aspetti, trovi piccole perle di saggezza sulla natura dell’amore, che ti fanno interrompere la lettura e riflettere. Cosa non da poco!

Il canto dell’anatroccolo di Viviana Viviani

il canto dell'anatroccolo - viviana vivianiGran bell'esordio, quello di Viviana Viviani con Il canto dell’anatroccolo (Corbo Editore, 2013). Davvero un bel romanzo, scritto bene e con una trama che ti cattura piano piano per poi inchiodarti al libro fino alla fine.
All’inizio sembra una raccolta di racconti, di storie di alcuni personaggi curiosi (Rosa allergica al contatto degli uomini, Arianna una bambina circondata da amici immaginari, Andrea che al contrario fa fatica a usare l’immaginazione, Alvise lo scrittore di aspetto e intelligenza superiore alla media) indipendenti l’uno dall’altro; poi le storie cominciano a intrecciarsi, ad avvitarsi l’una sull’altra, ruotando intorno all’omicidio irrisolto di una professoressa. Ma il romanzo non è un thriller, né un giallo, né un noir. L’omicidio è solo il collante per raccontare la psicologia di personaggi affascinanti ognuno a modo suo. Lo stile narrativo è pulito, lineare e maturo. Ci sono qua e là perle di saggezza, frasi che ti rimangono dentro, da trascrivere sul diario. E alla fine ti rimane la sensazione di aver letto una bella favola, ben scritta, e dalla trama ben intrecciata e armonica.
Brava Viviana.  

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