Gianluca Antoni

Psicologo Psicoterapeuta Ipnotista, Scrittore, Career Coach, Formatore

Tag: cervello

# 035 – Il potere dell’immaginazione

il potere dell'immaginazioneA volte in terapia accadono degli episodi che a raccontarli sembrano davvero buffi ma a viverli, credetemi, mettono in crisi, e non poco. Tempo fa venne da me un uomo che soffriva di continui attacchi di panico a tal punto da non uscire di casa se non accompagnato da un familiare. Durante una seduta, improvvisamente, inizia a respirare affannosamente e mi dice che gli sta salendo un attacco di panico.

– Dottore, la prego – dice, – mi schiaffeggi!

– Cosa? – rispondo incredulo.

– L’unico modo per bloccare l’attacco di panico è che qualcuno mi schiaffeggi, – mi spiega. – Mi deve dare uno schiaffo forte in faccia. Anche più di uno se necessario. La prego! – mi implora.

– Non posso farlo – rispondo, mentre mi si prospetta lo scenario di io che lo schiaffeggio e dei carabinieri che mi portano un avviso di garanzia per maltrattamenti.

– L’autorizzo io, – ribatte, sempre più agitato. – Due schiaffi, forti, ben assestati, e l’attacco passa immediatamente. Mi aiuti! Continue reading

# 020 – Il cervello in pillole

Cervello-trinoIn uno studio condotto dall’Università della California si è riscontrato che nominare uno stato affettivo riduce l’attivazione limbica del cervello, ossia di quella area deputata a creare e regolare le emozioni e i sentimenti. Questo significa che sapere cosa ci succede “dentro” – conoscere l’anatomia e il funzionamento del nostro sistema nervoso – ci offre l’opportunità di gestire meglio le nostre emozioni, i nostri vissuti, i nostri stessi pensieri e di stimolare il cambiamento che desideriamo.

Non occorre diventare medici, basta possedere qualche nozione di base, in modo da essere consapevoli di quali aree del nostro cervello vengono attivate quando ci comportiamo in un certo modo e di cosa possiamo fare per attivarne altre o stimolare l’integrazione quando vogliamo cambiare.

Sigmund Freud, con la sua mentalità scientifica, avrebbe fatto carte false per avere a disposizione la tecnologia moderna per mappare l’attivazione neurale, e, sicuramente, ciò lo avrebbe portato a ipotizzare un modello diverso di come funziona la mente, un modello più vicino alla realtà dei fatti.

Al giorno d’oggi la sfida delle neuroscienze è proprio questa: fare chiarezza circa la complessità del nostro cervello, e fornire una base scientifica e fisiologica ai processi psicologici. Sfida non da poco, dato che compressi nella nostra scatola cranica abbiamo: Continue reading

La storia dei due cervelli

la storia dei due cervelliL’intricata relazione tra la mente e la pancia

Hai mai sentito le farfalle nello stomaco prima di un evento importante? Oppure provi nausea quando fai qualcosa di sbagliato? Quella “sensazione viscerale” è il risultato di una rete trascurata di neuroni che innervano il tuo intestino, e la sua relazione con il cervello è allo stesso tempo affascinante e complicata.

Il tuo secondo cervello

Il sistema digestivo ha un proprio sistema nervoso locale che è estremamente complesso e che si occupa della maggior parte della digestione.

  • il plesso mienterico: controlla la mobilità del tratto digestivo e il movimento dell’intestino.
  • il plesso sottomucoso: regola il flusso sanguigno gastrointestinale e controlla la funzione epiteliale delle cellule.

Sono composti da:

  • Neuroni sensoriali: ricevono le informazioni dai recettori sensoriali e compilano una lista di informazioni circa il tratto digestivo, quindi inviano resoconti dello stato al cervello.
  • Neuroni motori: controllano la mobilità gastrointestinale, la secrezione e l’assimilazione. Il sistema nervoso enterico trasmette queste informazioni ai muscoli del tratto digestivo.
  • Interneuroni: raccolgono le informazioni dai neuroni sensoriali e le trasmettono ai neuroni motori.

Cibo sano per un umore felice

La connessione tra lo stomaco e il cervello è così forte che ciò che mangi ha un impatto significativo sul tuo umore e sul tuo comportamento:

  • 45% delle persone soffrono di una forma di intolleranza alimentare.
  • in un recente studio il 97% delle persone intervistate riferiscono di problemi legati all’umore come sintomo principale di un’intolleranza alimentare.
  • il 73% delle persone intervistate hanno affermato che il loro umore è migliorato significativamente dopo aver cambiato la dieta.
  •  il 90% della serotonina del corpo è prodotta dall’intestino. La serotonina è il neurotrasmettitore coinvolto nell’umore, nel sonno, nella depressione e nella memoria.
  • il 70% del sistema immunitario è concentrato nell’intestino. Espelle e uccide i batteri e altre sostanze contaminanti presenti nel cibo.

La ricerca recente mostra inoltre una frequente associazione tra la depressione e l’infiammazione gastrointestinale. A causa di questa, uno dei più efficaci e naturali modi di trattare la depressione è eliminando dalla dieta i cibi di cui si è intolleranti o sensibili.

La sollecitazione sul tuo cervello

A causa di questa stretta relazione, non è una sorpresa che mangiare cibi non sani possa causare dei danni anche al tuo cervello. Una dieta ricca di zuccheri semplici, carboidrati raffinati e grassi non sani causa molto di più di una pancia grassa.

  • Apprendimento alterato. Bastano solo 10 minuti dopo aver mangiato un cheesburger o una ciambella o un cibo grasso per alterare l’ippocampo – la parte del cervello responsabile dell’apprendimento e della memoria.
  • Perdita di memoria. Consumo cronico di cibi ricchi di zuccheri e grassi causa la soppressione della peptina BDNF (fattore neurotrofico cerebrale) che è significativamente coinvolto nella formazione della memoria.
  • Resistenza insulinica. Una dieta ricca di grassi provoca un picco nella produzione da parte del pancreas dell’insulina mentre cerca di metabolizzare il cibo spazzatura. Il cervello diventa quindi resistente all’insulina causando danni neuronali permanenti.
  • Funzioni cognitive rallentate. Mentre gli acidi grassi salubri omega sostengono il flusso dei segnali chimici tra i neuroni, i grassi “insalubri” lo rallentano influenzando i comportamenti cognitivi.

La comunità scientifica sta continuando a scoprire sempre di più circa la relazione tra il cervello nella tua testa e il piccolo cervello nella tua pancia. I ricercatori stanno al momento studiando i benefici dei probiotici sulla funzione del cervello e dell’umore. É importante capire la relazione tra l’intestino e il cervello in modo da effettuare scelte intelligenti per le nostre diete per il vantaggio di entrambi.

N.d.T. : In questa infografica viene analizzata l’effetto unidirezionale del “piccolo cervello” del nostro apparato grastrointestinale sul cervello, sottolineando quanto una buona o una cattiva alimentazione possa influire sul nostro stato psichico. Sappiamo bene che avviene anche l’opposto, che il nostro cervello influisce sui nostri visceri. In effetti la divisione mente-corpo è puramente descrittiva come spiegato nella pagina dedicata ai disturbi psicosomatici.

 

La scienza dell’innamoramento

innamoramentoQuesto articolo illustra in modo sintetico cosa succede nel nostro cervello quando ci innamoriamo. Interessante scoprire quanto l’innamoramento si avvicini a un disturbo ossessivo-compulsivo.

Dietro alle canzoni d’amore, i poemi romantici, i romanzi passionali e i film mielosi, l’amore è il risultato di processi complessi nel corpo. Di seguito è riportata una sintesi della biologia dell’amore e come le persone sperimentano il romanticismo reciprocamente.

DOVE IL CERVELLO AMA
Ci sono poche parti del cervello che aiutano le persone a sperimentare l’affetto. L’ippocampo, l’insula mediale e il cingolato anteriore: queste tre parti del cervello aiutano a regolare i sentimenti di ricompensa. Sono anche responsabili dello sviluppo dell’amore. Continue reading

Essere pronti al cambiamento

ofaolain01Il nostro cervello è tendenzialmente pigro. Se deve fare qualcosa utilizza schemi neurali consolidati che richiedono il minimo apporto di energia e garantiscono il massimo risultato. Per questo i comportamenti abitudinali sono difficili da scardinare e il cambiamento faticoso. Ogni forma di cambiamento infatti richiede la costruzione e il consolidamento di un nuovo schema neurale che affianchi e sostituisca col tempo quello vecchio.

Quando guidi la macchina nel percorso casa-lavoro probabilmente lo fai in modo inconscio, a tal punto che spesso ti ritrovi a destinazione e ti domandi perplesso se agli incroci che hai superato i semafori fossero rossi o verdi. La tua guida non richiede un’attenzione consapevole perché a livello cerebrale è attivo un circuito neurale fatto di connessioni, sinapsi e neurotrasmettitori che operano in modo automatico. Se a causa di un’abbondante nevicata, la strada fosse bloccata, e fossi costretto a trovare un nuovo percorso in condizioni meteorologiche avverse, il tuo modo di guidare cambierebbe passando ad un livello consapevole. Dovresti stare attento ai segnali e alle condizioni del manto stradale, il che richiederebbe un dispendio di energia maggiore in quanto a livello fisiologico ancora non si è formato un nuovo circuito associativo. Affinché questo si formi, dovresti ripetere il percorso più volte e trovare confidenza a guidare sulla neve e sul ghiaccio.

Cambiare significa quindi abbandonare il vecchio percorso consolidato, e concentrarsi su di uno nuovo. Richiede un’energia mentale che spesso ci scoraggia e ci porta ad assecondare la “pigrizia” del nostro cervello, con l’inevitabile conseguenza di ripetere i soliti schemi ed evitare qualsiasi cambiamento. Per ovviare a questo rischio è necessario “educare” la nostra mente a ciò che desideriamo, ancor prima di provare a realizzarlo. In questo modo si costruisce un nuovo circuito neurale che comincerà a lavorare in modo automatico e ci guiderà verso il nostro obiettivo. La neuroscienza infatti ha dimostrato che non esistono differenze sugli effetti a livello cerebrale tra l’esercitarsi concretamente in una attività o abilità (per esempio suonare una sequenza musicale al pianoforte) e il semplice immaginarsi di farlo. In altre parole l’allenamento mentale ripetuto ha lo stesso potere di generare connessioni forti e ricche tra cellule nervose dell’esercizio pratico.

Nel prossimo post parleremo di come farlo.

© 2018 Gianluca Antoni

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