Gianluca Antoni

Psicologo Psicoterapeuta Ipnotista, Scrittore, Career Coach, Formatore

Tag: emozioni (page 1 of 3)

myipnosi – calma l’ansia

Screenshot_20191108-100941_myipnosiÉ  uscita la versione 1.2 dell’app myipnosi che racchiude importanti novità.

Innanzitutto, a differenza della prima versione finalizzata solo a superare l’insonnia, ora è possibile scegliere tra le seguenti nuove tematiche psicologiche.

  • Calma l’ansia
  • Gestisci le emozioni
  • Realizza gli obiettivi
  • Migliora l’autostima
  • Raggiungi il peso forma
  • Potenzia le performance

La sezione Calma l’ansia è già attiva e puoi trovare 8 tracce ipnotiche per gestire l’ansia, i pensieri ansiogeni e disturbanti, crearsi un posto sicuro interiore e utilizzare il potere del respiro per ritrovare la serenità e la calma.

Nelle prossime settimane sarà via via possibile accedere anche alle sezioni non ancora attive su cui stiamo lavorando.

Screenshot percorsiUn’altra importante novità è Continue reading

# 055 – Gli ostacoli non sono ostacoli

a caccia dell'orso andiamoUno dei momenti più belli della mia giornata è quando mi distendo a letto con i miei figli, uno da una parte e l’altro dall’altra, e leggiamo un libro prima di addormentarci. O meglio, io leggo e loro, non sapendo ancora leggere, ripetono a memoria parte della storia. È divertente e allo stesso tempo istruttivo. Ci sono libri per l’infanzia geniali: sia per la storia sia per le illustrazioni sia per l’impaginazione. Libri tridimensionali, animati, interattivi, di ogni dimensione e forma; talmente belli che i libri per adulti, al loro confronto, sfigurano. E io, a leggerli ai miei figli, mi ci impacchio .

A volte però quelle storie che leggo non rimangono chiuse all’interno delle quattro mura della cameretta, ma mi seguono nel mio lavoro di terapeuta: mi trovo così a raccontarle ai miei clienti, e a volte a trasformarle in metafore ipnotiche che utilizzo durante la trance.

Uno dei libri che i miei figli adorano (e io forse ancor di più di loro) è A caccia dell’Orso di Michael Rosen (testi) e Helen Oxenbury (illustrazioni) (Mondadori). Racconta la storia di una famiglia composta dai genitori, tre figli piccoli e un cane che partono alla ricerca di un orso. Ogni pagina comincia con questa strofa. Continue reading

myipnosi – scopri il potere dell’ipnosi

# 048 – Testa alta e sguardo dritto: come il corpo cambia la mente

posturaIl mio studio si trova al primo piano. Quando apro la porta per accogliere un cliente osservo il modo in cui sale le scale che, quasi sempre, rileva correttamente lo stato d’animo che mi porterà in seduta. Quando sale lento guardandosi i piedi, sai che ti aspetta un incontro all’insegna della depressione, quando sale gli scalini a due a due e ti guarda negli occhi, ti racconterà di un cambiamento positivo o di qualcosa di piacevole, quando il suo incedere è calmo e assorto come se non ci fossi, spesso ti dice di non avere un argomento preparato, quando apri la porta e te lo trovi già sul pianerottolo mentre respira affannosamente sai che l’ansia pervaderà la prossima ora.

Il corpo nel suo movimento e nella sua postura ci fornisce molteplici elementi per cogliere lo stato mentale di chi abbiamo di fronte ma spesso dimentichiamo (o siamo del tutto inconsapevoli) di quanto lo stato mentale sia esso stesso influenzato dal corpo e di come, modificando la postura o il semplice modo di camminare, le nostre emozioni cambino.

La relazione tra la mente e il corpo è infatti circolare, il loro confine è permeabile e sarebbe più appropriato considerarli un’unica entità, identica e inseparabile: la mente influenza quello che fa il corpo, esattamente come ciò che fa il corpo influenza la mente.

Su questo tema, Continue reading

# 046 – Il potere magico del sorriso

patch adams - il potere del sorrisoQuando incontrai Patch Adams, il medico clown magistralmente interpretato da Robin Williams nel film ispirato alla sua storia, nella tasca della giacca multicolore aveva un dilatatore per la bocca, uno di quelli che utilizzano i dentisti. Raccontava che in ogni occasione in cui il clima si faceva serio, poteva accadere durante una riunione o in un’interazione con un’altra persona o seduto in aereo, se lo infilava di nascosto in bocca e, inevitabilmente, quando gli astanti se ne accorgevano, strappava un sorriso.

Ridere fa bene, e come replica Robin Williams all’ostico direttore dell’ospedale che lo sorprende a fare il clown nella stanza di un paziente, “le ultime ricerche dimostrano che la risata aumenta la secrezione di catecolammine ed endorfine, il che a sua volta aumenta l’ossigenazione del sangue, rilassa le arterie, accelera il cuore, abbassa la pressione sanguigna con effetti positivi sulle malattie respiratorie e cardiovascolari e in più aumenta la risposta del sistema immunitario”.

Eppure, nonostante gli effetti benefici del sorriso, spesso ce ne dimentichiamo prendendo la vita troppo sul serio. Perché? Continue reading

# 045 – Il potere magico dell’accettazione

il potere magico dell'accettazioneUno dei momenti più belli della mia giornata è quando preparo i miei figli per andare a letto; in particolare Elia, il più grande, con cui, data l’età (4 anni), c’è molta più interazione rispetto al piccolo. La preparazione è un momento di gioco, di scherzi, di chiacchiere, di divertimento: un momento speciale in cui “recuperare” la lontananza forzata dopo un’intera giornata di lavoro fuori casa.

A volte però questo momento diventa una vera e propria battaglia. Elia non ne vuole sapere di svestirsi, lavarsi e mettere il pigiama. Qualsiasi diversivo, scherzo o gioco non hanno alcun potere. Quando lo costringi, Elia si mette a piangere, fa mille capricci e con le lacrime agli occhi mi dice – Papà, vai via, vai via, vai via, non ti voglio!

Lo ripete guardandomi negli occhi e respingendomi fisicamente con le braccia e con le gambe. E più mi avvicino e insisto, più ripete: – Papà, vai via!

La cosa terribile è che sento tutta la sua sincerità in quello che dice: Elia davvero non mi vuole. E infatti lo ribadisce e quasi sempre chiude con la frase – Voglio mamma!

Le prime volte che questo succedeva sentivo una vera e propria pugnalata al cuore: non riuscivo ad accettare il rifiuto di mio figlio, per cui provo un amore viscerale incondizionato. Non lo meritavo, non gli avevo fatto nulla di male. Continue reading

# 039 – Il cruscotto delle emozioni

il cruscotto delle emozioniQuando lo incontrai, Pietro si era appena laureato con 110 e lode in Fisica alla Scuola Normale di Pisa. Gli feci i complimenti, ma lui li liquidò con un gesto della mano: – È stata una passeggiata!
Stai scherzando? – chiesi, consapevole di quanto la Normale di Pisa fosse un’università molto impegnativa e difficile.

No, davvero. Non ho avuto alcuna difficoltà. Andavo a lezione e imparavo le cose senza fatica. All’inizio pensavo fosse naturale, ma poi mi accorgevo di quanto studiassero i miei compagni di corso  e di quanto fosse difficile per loro, e allora ho capito che quello anormale ero io. Ma non è questo il punto.

E qual è?

Il punto è che tutto mi è indifferente. Non provo emozioni. Ho diverse opportunità di lavoro, anche da aziende prestigiose, ma una vale l’altra. Potrei andare a fare il cameriere e sarebbe la stessa cosa. È come se il mondo fosse privo di colori. Tutto è grigio. Non sto male, ma non sto neanche bene.

Emerse dal colloquio che Pietro era afflitto da alessitimia, un disturbo psicologico che lo rendeva incapace di percepire, riconoscere e descrivere verbalmente le proprie emozioni e quelle degli altri.  Era come se la parte limbica del suo cervello (quella che gestisce le emozioni) fosse completamente isolata da quella emisferica cognitivo-razionale. Poteva essere anche il ragazzo più intelligente al mondo, ma l’assenza delle emozioni lo rendevano completamente perso, senza direzione, quasi fosse un automa.

Mi capita spesso in studio di sentire persone che vorrebbero non provare tutte quelle emozioni fonti di malessere. – Dottore, non sa quanto darei per non provare più dolore (paura, tristezza, depressione, senso di colpa, vergogna, ecc.). Vorrei non provare più nulla! – mi sento ripetere. Continue reading

# 027 – Cosa fare con quella parte di te che dice “Non ce la faccio!”

non ce la faccioMarco ha paura. Ha grandi sogni, un talento artistico, un progetto concreto di andare all’estero per fare qualche mostra. Nel suo percorso terapeutico sta lavorando per assecondare questa parte creativa e originale che fin da piccolo lo ha fatto sentire diverso dalla media, questa parte di sé spesso relegata in secondo piano per far posto alle aspettative dei genitori e della società in genere di essere inquadrato, di avere un lavoro fisso, di essere un po’ come tutti gli altri. Assecondare questa parte significa avere coraggio, rompere gli schemi, credere in se stessi quando molti ti danno contro, investire nel proprio talento e “buttarsi”.

Qualche giorno fa mi racconta di questa vocina interiore che compare ogni volta che deve fare un passo verso il suo sogno, una vocina che dice “non ce la faccio” e che lo blocca e gli impedisce il cambiamento. Una sorta di sabotatore interno che gli impedisce di spiccare il volo.

Marco non è l’unico a possedere questa vocina interiore. Il “non ce la faccio” ci accompagna un po’ tutti, e spesso diventa l’ostacolo più ostico da superare per perseguire i nostri sogni. Cosa fare? Continue reading

# 020 – Il cervello in pillole

Cervello-trinoIn uno studio condotto dall’Università della California si è riscontrato che nominare uno stato affettivo riduce l’attivazione limbica del cervello, ossia di quella area deputata a creare e regolare le emozioni e i sentimenti. Questo significa che sapere cosa ci succede “dentro” – conoscere l’anatomia e il funzionamento del nostro sistema nervoso – ci offre l’opportunità di gestire meglio le nostre emozioni, i nostri vissuti, i nostri stessi pensieri e di stimolare il cambiamento che desideriamo.

Non occorre diventare medici, basta possedere qualche nozione di base, in modo da essere consapevoli di quali aree del nostro cervello vengono attivate quando ci comportiamo in un certo modo e di cosa possiamo fare per attivarne altre o stimolare l’integrazione quando vogliamo cambiare.

Sigmund Freud, con la sua mentalità scientifica, avrebbe fatto carte false per avere a disposizione la tecnologia moderna per mappare l’attivazione neurale, e, sicuramente, ciò lo avrebbe portato a ipotizzare un modello diverso di come funziona la mente, un modello più vicino alla realtà dei fatti.

Al giorno d’oggi la sfida delle neuroscienze è proprio questa: fare chiarezza circa la complessità del nostro cervello, e fornire una base scientifica e fisiologica ai processi psicologici. Sfida non da poco, dato che compressi nella nostra scatola cranica abbiamo: Continue reading

 # 019 – Difendi e proteggi la tua umanità

keith-haring-heartQuando Daniele varcò il mio studio ero alle prime armi. Un entusiasmo alle stelle e la motivazione trainante di un caterpillar nel voler aiutare chi chiedeva aiuto, e Daniele ne aveva davvero bisogno. Poco più che ventenne, vantava già un lungo curriculum di terapeuti a cui si era rivolto ma con scarsi risultati. Che volesse essere seguito da me, dopo quella lunga sfilza di luminari e illustri terapeuti, mi sembrava un grande onore e un’enorme sfida.

Fin dal primo incontro stabilimmo un ottimo rapporto. Daniele era un bel ragazzo, brillante, alto, robusto, campione di arti marziali che in adolescenza, improvvisamente, si ritrovò a soffrire di disturbi d’ansia e attacchi di panico invalidanti che con il passare del tempo lo portarono in una spirale discendente verso la depressione. Il lungo pellegrinaggio negli studi dei “migliori” specialisti della salute mentale lo avevano portato a sperimentare su di sé diverse terapie farmacologiche e accumulare una sfilza di diagnosi tra loro contrastanti che venivano poi sintetizzate in un disturbo di personalità.

Ciò che vidi quando conobbi Daniele, era invece un ragazzo molto sensibile, ricco di risorse, la cui spontaneità era “coperta” dagli effetti dei farmaci, condizionato dalle diverse etichette psichiatriche che gli avevano appiccicato, che lo rendevano schiavo e gli impedivano di stare bene e godersi liberamente la vita. Continue reading

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