autostimaRossella è una ragazza che ha un’autostima sotto i piedi. Sente di non valere granché, di essere sempre sbagliata e ogni volta che qualcuno le muove una critica, la reputa vera. Viene da me dopo la fine di una lunga storia d’amore molto tormentata. Si siede e con le lacrime agli occhi mi racconta che se tutto è andato a rotoli è stato per colpa sua: non era all’altezza delle aspettative del suo partner, in ogni campo, dalla vita intima a quella pubblica. Lui la trattava male, pretendeva che fosse diversa sia nel modo di comportarsi sia nel modo di pensare e spesso la ridicolizzava anche davanti agli altri. A differenza di lei, racconta che lui ha un ego smisurato: la sua autostima è a mille e tratta un po’ tutti con superiorità dall’alto in basso.

Nonostante la scarsa autostima, scopro che Rossella è laureata con il massimo dei voti; nel lavoro, sebbene si senta sempre un po’inferiore ai suoi colleghi, le è stata affidato un incarico di responsabilità e il suo capo ha investito su di lei; ha amici fidati che la cercano sia per confidarsi sia per divertirsi; è autonoma, vive da sola e gestisce tutte le faccende domestiche senza un aiuto; è profonda e riflessiva, consapevole dei propri valori: crede nella famiglia, nell’amore, nella solidarietà, nella giustizia; si dedica nel tempo libero all’attività di clown di corsia nei reparti pediatrici; cerca sempre di dare il massimo in tutto quello che fa; è curiosa, ama informarsi, scoprire, viaggiare.

Insomma Rossella è una persona ricca di qualità e ci sono prove oggettive del suo valore che dovrebbero sollevarle l’autostima e darle quella forza e sicurezza per affrontare la vita a testa alta. Il problema è che lei non le riconosce, queste prove oggettive, ed è alla continua ricerca di conferme da parte degli altri.

Non ce la farò mai ad avere una buona autostima – sentenzia dopo un’intera seduta passata ad elencare le proprie manchevolezze e i tentativi, vani, di ottenere riconoscimenti.

Conosce Ralph Spaccatutto? – le chiedo. Continue reading