Gianluca Antoni

Psicologo Psicoterapeuta Ipnotista, Scrittore, Career Coach, Formatore

Tag: mente

Infografica – Mente: istruzioni per l’uso

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L’infografica Mente: istruzioni per l’uso riporta in sintesi gli assiomi sul funzionamento mentale trattati nelle prime lezioni del corso 100 brevi lezioni di psicologia.

Per utilizzare la completa potenzialità della nostra mente è necessario conoscere come funziona; dotarsi di un libretto di istruzioni che ci permetta di conoscere qual è il controllo che possiamo avere sugli eventi che ci accadono e come sfruttare al massimo le nostre risorse per cambiare e ottenere ciò che desideriamo.

Se volete approfondire gli argomenti sintetizzati nell’infografica ecco i link alle lezioni complete. Buona lettura! Continue reading

# 007 Mente: istruzioni per l’uso

mente-istruzioni-per-luso-01Hai mai montato un mobile Ikea senza le istruzioni di montaggio? Se ti è capitato ti sarai accorto di quanto risulti difficile, mentre con le istruzioni sottomano, seguendo passo passo le immagini, diventa tutto più semplice. Ecco perché qualche semplice schema sul funzionamento della nostra mente può aiutarti a chiarire meglio ciò che è stato trattato finora e, come un libretto di istruzioni, può fornirti un modello per intervenire laddove senti l’esigenza di cambiare.

Se hai letto le prime lezioni, puoi aver notato che il filo conduttore comune è stato ciò che rappresenta un assioma del funzionamento della mente ossia che la realtà psicologica, quella che percepiamo, viviamo e a cui reagiamo, è totalmente soggettiva.

Come illustrato in figura 1, ogni evento che ci accade (tranne le reazioni istintive con un tempo di reazione al di sotto del secondo, ad esempio quando reagisci ad uno spavento) viene filtrato attraverso le nostre personalissime lenti e determina la nostra reazione in termini di:

  • emozioni
  • pensieri
  • e comportamenti.

L’evento non necessariamente è qualcosa di esterno che ci accade, come ad esempio incontrare un vecchio amico, ma può essere anche interno come un ricordo (se penso all’ultima volta che ho incontrato quel vecchio amico) o un’immagine (se penso a quando lo incontrerò la prossima volta) (figura 2). Continue reading

100 brevi lezioni di psicologia – Presentazione

100-brevi-lezioni-di-psicologia_presentazioneCon questo post inauguro la nuova rubrica 100 brevi lezioni di psicologia che scriverò con frequenza più o meno settimanale. L’obiettivo è di pubblicare brevi articoli di psicologia dal taglio pratico e concreto. Non aspettarti perciò lezioni cattedratiche e disquisizioni teoriche su Sigmund Freud, Carl Gustav Jung, Milton Erickson, Burrhus Skinner o altri, perché non affronterò i temi da un punto di vista teorico.

Quello che farò invece sarà di introdurre i singoli argomenti in modo molto semplice, come spunti di riflessione, con lo scopo di mettere un po’ in discussione le convinzioni, le conoscenze e i modi di affrontare la vita e offrirti suggerimenti pratici (cose da fare) per apportare qualche piccolo cambiamento nella quotidianità e riscontrarne gli effetti. Il tutto chiaramente con l’obiettivo di star meglio con te stesso e con le persone a cui tieni.

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Come il nostro corpo cambia la nostra mente

La relazione tra la mente e il corpo è circolare, il loro confine è permeabile e sarebbe più appropriato considerarli un’unica entità, identica e inseparabile. Infatti la mente influenza quello che fa il corpo, esattamente come ciò che fa il corpo influenza la mente.

Su questo tema, la psicologa sociale Amy Cuddy ha condotto un interessante esperimento a Berkeley per verificare come la nostra postura influisce sul nostro modo di pensare e  di sentire noi stessi. In altre parole la domanda chiave era: se assumo una certa postura, per esempio una postura di forza, questa postura può cambiare la fisiologia a tal punto da farmi sentire effettivamente forte?

A livello fisiologico, quando si parla di forza e di debolezza, gli studi rivelano che ci sono differenze su due ormoni chiave: il testosterone, che è l’ormone dominante, e il cortisolo, che è l’ormone dello stress. I maschi alfa più forti nelle gerarchie dei primati hanno testosterone alto e cortisolo basso, esattamente come, negli esseri umani, i leader forti ed efficaci.

A questo punto quello che Amy Cuddy ha fatto, in collaborazione con Dana Carney, è stato di chiedere alle persone in laboratorio di adottare per due minuti una postura di forza elevata o una postura di debolezza. Prima e dopo averlo fatto ha raccolto la saliva in una provetta per poter verificare il livello di testosterone e di cortisolo.  

I risultati indicano che il testosterone nelle persone che adottano una postura di forza aumenta di circa il 20% e nelle persone che adottano una postura di debolezza si riduce di circa il 10%. Per quanto riguarda il cortisolo invece nelle persone con forza elevata subisce una riduzione del 25% circa e nelle persone con debolezza aumenta di circa il 15%. 

Solo due minuti di postura portano a questo cambio ormonale che configura il cervello ad essere assertivo, fiducioso e a proprio agio, o molto meno reattivo allo stress.

Questo esperimento dimostra come il linguaggio non verbale determini davvero il modo di pensare e di sentire noi stessi. Il nostro corpo cambia la nostra mente. Non occorre sentirsi forti per esserlo, possiamo fingerlo per un po’ di tempo, assumendo la postura corretta. Avverranno quei cambiamenti fisiologici che ci porterà a sentirci davvero forti. 

Se questo vale per la forza, perché non dovrebbe valere anche per la gioia, la serenità, la fiducia e altre emozioni positive che desideriamo vivere?

Guarda l’intero video TED Talk di Amy Cuddy.

 

Conoscere la nostra mente

robert kennedy 01La vita ci mette a dura prova quando eventi e circostanze avverse si abbattono sul cammino verso la realizzazione dei nostri desideri. Abbiamo la sensazione di non poter fare nulla, che qualcuno o qualcosa ce l’abbia con noi, o che ci manchino le risorse e la fortuna per ottenere ciò che vogliamo ed essere felici. Sentiamo l’esigenza di prendercela con qualcuno: Dio, il governo, la società, gli altri, poco importa con chi o cosa. Il fatto è che ci sentiamo vittime di un’ingiustizia: chi ha tutto e chi ha niente, a qualcuno le cose gli cadono dall’alto senza sforzi e a qualcuno nonostante gli sforzi non succede niente. Ma fin dove arriva la possibilità di incidere sulla nostra esistenza?

Se comprendiamo come funziona la mente umana, la risposta è incoraggiante: possiamo sempre fare qualcosa.

Immagina di essere alla guida della tua auto, appena acquistata con un finanziamento. Stai guidando tranquillo quando all’improvviso da una strada laterale sbuca una macchina a velocità folle senza rispettare lo Stop. Tu sterzi bruscamente per evitare l’impatto, inchiodi. Lo stridore delle gomme sull’asfalto, la tua auto sbanda e rischi di finire contro un albero. Bastavano pochi centimetri, e addio alla tua macchina nuova di zecca. Cosa ti succede? Come ti senti? Probabilmente la tua prima reazione è di paura, poi, subito dopo, ti sale la rabbia verso quel delinquente che non ha rispettato lo Stop. “Non può guidare così!” – pensi. E preso dal nervosismo, ingrani la marcia e lo insegui, per dirgliene quattro e metterlo in riga. Sei arrabbiatissimo. Lo raggiungi, lo superi, lo fai accostare. Scendi, e con un atteggiamento minaccioso ti dirigi verso di lui. Hai ben in mente il discorso: gli urlerai in faccia che è un pericolo per se stesso e per gli altri, che è uno spericolato, un incosciente, e sai che se dovesse reagire male potresti anche mettergli le mani addosso. Sei carico, nulla ti può fermare. Intimi al guidatore di scendere. La portiera si apre: scende una donna di mezza età con le lacrime agli occhi e singhiozzante. Senza lasciarti parlare ti chiede scusa, dice che sta correndo al pronto soccorso, che l’hanno chiamata perché suo figlio ha avuto un incidente grave, e non sa cosa gli è successo. È sconvolta, disperata, le tremano le mani. Cosa ti succede a questo punto? Cominci a inveire contro di lei? Vuoi ancora metterle le mani addosso? Sei ancora furioso? Probabilmente no. Probabilmente la tua rabbia svanisce e viene sostituita da un’emozione di compassione o addirittura da un senso di colpa. Ti dispiace. La donna ora non è più una delinquente attentatrice alla vita degli altri, ma una povera donna sconvolta. Anche tu al suo posto potresti non accorgerti di uno stop. E così, piuttosto di metterle le mani addosso, la inviti a salire sulla tua auto e l’accompagni al pronto soccorso, in modo che non commetta altre imprudenze.

Quando hai visto la donna singhiozzante, cosa è avvenuto nella tua mente da causare un cambiamento così radicale dei tuoi pensieri, delle tue emozioni e del tuo comportamento?

In quel momento nella tua mente è cambiata la lente attraverso cui percepivi la realtà. Prima di allora il non rispettare lo Stop lo vedevi come un comportamento ingiustificabile, successivamente invece, mettendoti nei panni della donna, lo stesso comportamento è diventato ai tuoi occhi comprensibile. Di conseguenza è cambiato tutto.

Questo esempio ci illustra che noi non ci relazioniamo con una realtà oggettiva, bensì con una realtà soggettiva. In altre parole non reagiamo agli eventi che ci accadono ma all’interpretazione di questi eventi. È come se tra l’evento che ci accade e la nostra reazione ci fosse un filtro (la nostra mente), e in funzione di questo filtro reagiamo, in un modo piuttosto che in un altro. Cambiando il filtro, di fronte allo stesso evento, ad esempio l’auto che non rispetta lo stop, cambia la nostra reazione.

Purtroppo cambiare il filtro che provoca la nostra reazione non è così semplice. Reagiamo in modo automatico, senza pensare, e anche se ci rendiamo conto di sbagliare, una forza interna, apparentemente non controllabile, ci spinge a reagire così. Questo avviene perché il filtro è un meccanismo subconscio, complesso e ben oliato, che si è strutturato negli anni attraverso l’opera dell’educazione, della cultura, delle abitudini e delle esperienze. Non è possibile sbarazzarsene in un sol botto per sostituirlo con uno nuovo di zecca, ma diventarne consapevoli è il primo passo per il cambiamento. Perciò quando ti succede qualcosa che ti provoca una reazione “sbagliata”, fermati e rifletti. Conta fino a dieci e individua il tipo di filtro che utilizzi. Domandati: quale “lettura” di ciò che mi succede provoca questa mia reazione? Quale visione alternativa mi può aiutare a reagire diversamente?

Se ad esempio quando sei alla guida ti arrabbi continuamente per tutti i “soprusi” che senti di subire da chi ti supera da destra o ti ruba il parcheggio o non rispetta la precedenza e così via, e sei stanco di tornare a casa con i nervi a fior di pelle, potresti renderti conto che la tua reazione è causata da un filtro “ideale”: ti aspetti che tutti i guidatori siano rispettosi del codice della strada. Così purtroppo non è. Basta osservare il traffico per rendersi conto che avviene esattamente il contrario: sembra che la normalità sia non rispettare il codice. Se accettassi questo dato di fatto, modificando il tuo filtro, probabilmente non reagiresti più con rabbia a chi ti supera da destra o a chi non rispetta la precedenza. Li considereresti eventi “normali”, e arriveresti a casa tranquillo. Ti ci vorrebbe un po’ di tempo, ma con respiri profondi e un po’ di allenamento, arriverebbe il giorno in cui il nuovo filtro sostituirebbe per sempre quello vecchio.

Nel prossimo post parleremo di quale l’atteggiamento migliore per prendere il pieno controllo della propria vita.

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