Gianluca Antoni

Psicologo Psicoterapeuta Ipnotista, Scrittore, Career Coach, Formatore

Tag: realtà psicologica

# 007 Mente: istruzioni per l’uso

mente-istruzioni-per-luso-01Hai mai montato un mobile Ikea senza le istruzioni di montaggio? Se ti è capitato ti sarai accorto di quanto risulti difficile, mentre con le istruzioni sottomano, seguendo passo passo le immagini, diventa tutto più semplice. Ecco perché qualche semplice schema sul funzionamento della nostra mente può aiutarti a chiarire meglio ciò che è stato trattato finora e, come un libretto di istruzioni, può fornirti un modello per intervenire laddove senti l’esigenza di cambiare.

Se hai letto le prime lezioni, puoi aver notato che il filo conduttore comune è stato ciò che rappresenta un assioma del funzionamento della mente ossia che la realtà psicologica, quella che percepiamo, viviamo e a cui reagiamo, è totalmente soggettiva.

Come illustrato in figura 1, ogni evento che ci accade (tranne le reazioni istintive con un tempo di reazione al di sotto del secondo, ad esempio quando reagisci ad uno spavento) viene filtrato attraverso le nostre personalissime lenti e determina la nostra reazione in termini di:

  • emozioni
  • pensieri
  • e comportamenti.

L’evento non necessariamente è qualcosa di esterno che ci accade, come ad esempio incontrare un vecchio amico, ma può essere anche interno come un ricordo (se penso all’ultima volta che ho incontrato quel vecchio amico) o un’immagine (se penso a quando lo incontrerò la prossima volta) (figura 2). Continue reading

# 006 Perché reagiamo come reagiamo

perche-reagiamo-come-reagiamoQualche anno fa mi trovavo ad Agra, la città famosa per il meraviglioso mausoleo Taj Mahal che ogni foto dell’India riporta. Verso sera esco per fare una passeggiata tra le vie del centro ricco di costruzioni coloro rosso mattone reso ancor più vivido dalla luce del tramonto.

Appena uscito, un uomo alla guida di un tipico risciò, uno di quelli a pedali con il divanetto per i passeggeri dietro, mi si affianca e mi offre di portarmi in giro, in un tour delle attrazioni turistiche. Cortesemente rispondo di no, grazie, desidero davvero passeggiare, non mi va di andare in bicicletta. Lui non insiste e se ne va. Dopo neanche 100 metri ecco un suo collega che, esattamente come il precedente, mi offre il tour della città. Stessa risposta, da parte mia, sempre educata. Desidero passeggiare. Nel giro di poco tempo mi rendo conto che io, turista straniero, per i conduttori di risciò sono come un bersaglio fosforescente illuminato dai fari in piena notte e non ce n’è uno che non si affianchi per propormi lo stesso tour.  Rispondo di no a tutti, ma in modo sempre più scocciato e quasi maleducato. Sono seccato, voglio camminare in santa pace e ammirare la città, la gente, i colori senza essere importunato ogni due minuti.

Poi improvvisamente succede qualcosa di strano con l’ennesimo conduttore di risciò (il ventesimo o giù di lì): di fronte alla proposta di salire e di fare il tour della città, rispondo con mia stessa sorpresa e con un gran sorriso di . Non è l’esasperazione che mi spinge a salire, ma qualcos’altro che non riesco a capire. Contratto il prezzo, salgo e come pattuito mi porta in giro. Al termine gli chiedo di fargli una foto e lo pago. Lui cerca di “estorcermi” qualche soldo in più rispetto a quello concordato, non mi vuole dare il resto e si arrabbia pure quando lo esigo.  Sono contrariato con me stesso per questa seccatura: perché mi sono lasciato abbindolare quando volevo solo camminare? Continue reading

# 003 Not always a beautiful mind

a_beautiful_mindIl bel film A beautiful mind racconta la vita del matematico americano e premio nobel John Nash affetto da una grave forma di schizofrenia paranoide che lo induce a pensare di essere stato ingaggiato da un agente dei servizi segreti che gli affida il compito di decifrare i codici inseriti negli articoli di giornali per sventare un attacco atomico dei russi. I deliri e le allucinazioni lo portano a crearsi una realtà parallela a quella della sua vita di tutti i giorni di docente universitario e marito, altrettanto reale ai suoi occhi, una realtà che lo spinge in un’attività spasmodica di ricerca dei codici per stilare un rapporto che depositerà settimanalmente nel luogo indicato dall’agente che lo ha ingaggiato.

La storia ci mostra che in gravi disturbi psicologici la realtà creata dall’immaginazione viene considerata e vissuta come reale e determina tutti i comportamenti della persona. In questi casi le allucinazioni e i deliri diventano la realtà,in quanto la persona non si rende conto che ciò che vede, ciò che sente e ciò che pensa siano completamente irrealistici.

La schizofrenia è un caso estremo, vero, ma sei proprio sicuro che la tua mente non funzioni allo stesso modo? Certo, tu non ha mai avuto deliri o allucinazioni o pensieri paranoici, tu sei “normale” o al limite leggermente nevrotico, e mantieni sempre il contatto con la realtà, ma ci metteresti la mano sul fuoco che non ti capita mai di reagire a una realtà che “vedi” solo tu? Continue reading

# 002 Vediamo per quello che siamo

Figura ambigua Donna Giovane-Anziana (da Boring, 1930)

Figura ambigua
Donna Giovane-Anziana
(da Boring, 1930)

Quando il discepolo è pronto, il maestro arriva” recita un detto egiziano. Forse è proprio questo il segreto di quel segno che certi libri ci lasciano, mentre altri, altrettanto belli o interessanti, scivolano nell’oblio o vengono abbandonati prima della fine. Non ricordo bene come mi sono imbattuto nel libro di Stephen R. Covey, Le 7 regole per avere successo, ma era il novembre del 2005 come riporta la mia grafia sulla prima pagina (segnare il mese e l’anno di lettura è una mia piccola mania), e io evidentemente avevo una gran “fame” di psicologia del cambiamento personale per farmelo diventare uno di quei libri maestri, uno di quelli che ti entrano dentro e lì rimangono, indelebili.

Ho condiviso molti degli insegnamenti di Stephen R. Covey decine e decine di volte in aula, ma uno su tutti rimane il mio preferito, con tanto di esperimento.

Osserva la figura: cosa vedi?

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# 001 La dura verità

Triangolo di Kanizsa

Triangolo di Kanizsa

Ricordo i suoi occhi azzurro chiaro, il suo portamento diritto, teutonico, e la chiarezza delle sue esposizioni. In aula del palazzo del Bo, dove ha insegnato anche Galileo Galilei, assistevo incantato e con l’entusiasmo della matricola al corso tenuto dal prof. Giovanni Bruno Vicario, titolare della prima cattedra di psicologia generale all’Università degli Studi di Padova. Lui era una istituzione, per noi studenti. Ha lavorato a fianco di Gaetano Kanizsa, il principale esponente italiano della psicologia della Gestalt, il quale a sua volta era stato collaboratore di Cesare Musatti, fondatore della psicoanalisi italiana, che a sua volta era stato assistente al padre della psicologia sperimentale Vittorio Benussi negli anni ‘20. Insomma in quell’aula si respirava la storia della psicologia italiana e noi ne eravamo i testimoni.

Quando il prof. Vicario ci mostrò il Triangolo di Kanizsa, parlandoci di percezione, di realtà fisica e di realtà fenomenica, rimasi talmente impressionato dalla lezione che tornai a casa e lo disegnai sulla parete della mia camera, per averlo sempre in vista. Quel triangolo rappresentava una specie di assioma del funzionamento della mente, qualcosa che ai miei occhi da neofita di allora mi sembrava sorprendente. Continue reading

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