Gianluca Antoni

Psicologo Psicoterapeuta Ipnotista, Scrittore, Career Coach, Formatore

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Incontrare se stessi senza mai riconoscersi

La verità su La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker

la verità sul caso harry quebertSe un romanzo non mi piace, preferisco non scriverne affatto piuttosto che stroncarlo. Poi ci sono le eccezioni, e La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker è tra queste. Mi aspettavano 12 ore di treno, non avevo nulla da leggere, e così ho acquistato questo malloppo di 700 pagine (per fortuna a prezzo scontato in versione kindle). Avevo letto sui giornali belle presentazioni e interviste a Joël Dicker, lo scrittore del momento, e il libro veniva presentato come “il noir che ha conquistato in pochi mesi milioni di lettori”, vincitore anche di alcuni premi letterari prestigiosi. Insomma, pensavo potesse essere un’ottima lettura per far volare il viaggio. E invece…

E invece il romanzo è risultato ben al di sotto delle aspettative e, soprattutto, mi ha infastidito per tutto il tempo. A infastidirmi sono stati i personaggi del libro. Quasi tutti (si è salvata solo la vecchietta che è stata uccisa subito)! La storia narra di uno dei più grandi scrittori americani, Harry Quebert, che viene incriminato per l’uccisione di una quindicenne di nome Nola Kellergan, di cui era perdutamente innamorato (tipo Lolita di Nabokov) quando lui era trentacinquenne. Questo amore “impossibile” è la fonte di ispirazione del romanzo Le origini del male, il capolavoro di Quebert, descritto come uno dei più grandi romanzi della letteratura contemporanea. A raccontare tutta la storia, c’è un altro scrittore di successo, Marcus Goldman, pupillo e amico di Quebert, che dopo il grande esordio si trova ora senza ispirazione alla ricerca di un nuovo soggetto da scrivere. Per sua fortuna viene ritrovato dopo trentanni il corpo della ragazza nel giardino di Harry Quebert, il che, spinto dal suo editore che gli sborsa un anticipo di un milione di dollari (in America l’editoria non sente crisi), lo porta a sbloccarsi e scrivere la storia sul caso di Harry e delle indagini che ricostruiranno tutta la storia.

Ma torniamo ai personaggi: Nola, la quindicenne per cui il grande scrittore Quebert perde la testa, non ha niente a che fare con la Lolita di Nabokov, neanche lontanamente. Dai dialoghi di lei, ne emerge una ragazzina scialba, da latte alle ginocchia. Sicuramente, a parte la bellezza, non è un personaggio che può far perdere la testa a un adulto, al massimo ad un adolescente di un romanzo di Moccia. Ma al grande scrittore Quebert invece succede. Il romanzo che scriverà su di lei risulterà un capolavoro. Ecco, peccato che vengono riportati alcuni brani di questo romanzo capolavoro e pure la conclusione, e se quello che è riportato rappresenta un capolavoro di letteratura, beh, siamo messi davvero male.

Fortuna che c’è l’altro scrittore di successo nel libro, Marcus Goldman, anche lui osannato dalla critica e dai lettori. Ma se è osannato dalla critica e dai lettori, mi domando, perché scrive con uno stile così banale? E poi lì tutti a lodarlo, a dire che è una persona fantastica, un genio. Ma dove? Risulta antipatico, privo di ironia, senza alcuna qualità, insomma una di quelle persone cui preferisci stare alla larga.

Per non parlare di altri personaggi. Al top della classifica la madre di Marcus, una personaggio “macchietta” messa lì dall’autore a fare battute spiritose, ma che se potessi strozzarla, lo farei con gusto. Non c’entra niente con il romanzo, non aggiunge nulla. E poi non esiste una persona così nella realtà, che parla in quel modo con il figlio.

Potrei scrivere di altri personaggi ancora, dei dialoghi, dello stile, del contenuto ma il mio tempo è prezioso, devo andare a trapiantare un ciliegio in giardino, e ne ho perso fin troppo, di tempo, per star qui a scrivere su La Verità sul caso Harry Quebert. Perciò mi fermo.

Dico solo che qualche qualità la possiede, il romanzo, come no. In fondo si fa leggere fino alla fine. Se fosse stato lungo la metà, se avesse caratterizzato i personaggi, se avesse curato i dialoghi rendendoli reali, se avesse eliminato tutte le ripetizioni, se avesse presentato gli scrittori coinvolti senza enfasi sarebbe stato un bel romanzo. Ma se volete leggere un bel noir, beh… cercate altrove.

Il ciliegio mi aspetta. Buone letture!

Si muore una volta sola

Recensione - Indice dei libri del mese001

Indice dei libri del mese (Ottobre, 2013)

SoloLibri – Recensione de Il peso specifico dell’Amore

 

sololibri

Seguito ideale del precedente “Cassonetti”, “Il peso specifico dell’amore” di Gianluca Antoni, romanziere e psicoterapeuta marchigiano con alle spalle diverse pubblicazioni professionali per il Sole24Ore, è uno di quei romanzi cui non si può restare indifferenti. Ogni capitolo, ogni pagina, a volte persino una sola frase, porta con sé un’emozione diversa: con questo libro si sogna (poco, per la verità, ma il sogno rimane sullo sfondo, come un’utopia resistente a tutto, anche alla vita), ci si arrabbia anche violentemente, si piange, si ricorda e si prova una nostalgia tremenda, struggente come sa essere solo la nostalgia che si prova non per ciò che è stato, ma per ciò che sarebbe potuto essere. Molti lo chiamano rimpianto, ma quella descritta da Gianluca Antoni è una sensazione ancora più sottile: traspare limpidamente dalle trame di una storia che come nessun’altra sa esprimere la voglia di trovare un senso, la voglia di amore e di inderogabili certezze di una generazione allo sbando, che non sa più dove cercare.

Da “Il peso specifico dell’amore” si evince perfettamente la formazione psicoanalitica dell’autore, la cui particolare maestria sta nel mettere la psicologia a servizio dei suoi personaggi e non il contrario, come purtroppo accade spesso: quello che ne viene fuori sono personaggi reali, vividi, ciascuno dei quali potremmo essere noi. E’, infatti, impossibile sentirsi estranei a uno qualsiasi dei protagonisti di questo romanzo: c’è chi ci somiglia di più, chi di meno, ma sono tutti, indistintamente, parte di un’umanità con cui viviamo e ci scontriamo tutti giorni, che è dentro di noi, nel bene e nel male.

Definire “Il peso specifico dell’amore” un romanzo di formazione nel senso classico del termine forse non è esatto, ma lascia ben intendere come ogni personaggio – soprattutto Peter, il protagonista – inconsapevolmente porti avanti un percorso di formazione che arrivati all’ultimo capitolo ci restituirà un personaggio nuovo, che gli eventi hanno cambiato profondamente.

In questo romanzo c’è tutto: l’amore, il dolore, la gioia, l’atrocità e il paradossale, ma ogni cosa è ammantata dal velo salvifico dell’ironia, la grande dote che è stata data all’uomo per resistere alla vita e per sopportare l’insopportabile, stringendo i denti e barando quando il destino gioca duro.

Mi aspetto – e spero – di vedere presto Antoni pubblicato da un Grande editore, di quelli in grado di piazzare i propri libri ovunque; me lo aspetto perché una scrittura del genere in Italia non l’ho mai letta, né ho mai ascoltato una voce, una narrazione, più capace di rendere appieno la complessità dell’animo umano… (leggi tutta la recensione)


La locanda dei libri – Recensione de “Il peso specifico dell’Amore”

la locanda dei libriA distanza di un anno torno a parlarvi di un romanzo di Gianluca Antoni, che ho scoperto essere per me una vera rivelazione.

Mi piace il suo stile pungente, la sua scrittura introspettiva, agile e sciolta che con disinvoltura riesce a farci pienamente entrare nella psicologia del personaggio. Quale personaggio? Ma Peter naturalmente! Si perché “Il peso specifico dell’amore” è l’inevitabile e doveroso sequel di “Cassonetti” (mia recensione).
Mentre nel primo vengono raccontate le amare e spassose vicende di quattro giovani avventati universitari, ne “Il peso specifico dell’amore” il protagonista è uno e uno soltanto: Peter.
 

Mi aspettavo di ritrovare un Peter più maturo, equilibrato, un quarantenne con le idee chiare, che ha finalmente messo la testa a posto? Un lavoro sicuro e socialmente corretto, una bella famigliola, un cane e la casa con giardino? Sinceramente no… proprio no… infatti ho riconosciuto il solito Peter che, variando le parole di una nota canzone italiana, potrei definire “confuso e infelice”… un Peter che si porta dietro ferite morali più o meno profonde e qualche anno in più sul groppone! In questo romanzo si trova a dover fare i conti con i fantasmi di quelli che erano i suoi sogni di gagliardo giovane in “Cassonetti”.

Un lavoro poco appagante, idee chiare… proprio per niente, tantomeno la bella famiglia felice, anzi, Peter può vantare una vita sentimentale più incasinata che mai… il cane si, quello c’è!
Nella vita del nostro protagonista sembrano consumarsi una tragedia dietro l’altra, tanto da portarlo a credere che non ci sia altra via d’uscita se non un gesto estremo: il suicidio.
Ma proprio quando tutto sembra perfettamente architettato ed ogni dettaglio per farla finita è stato pianificato con cura, ecco che arriva un’incognita che Peter non aveva previsto: Denise.
Grazie a un gioco di piani sovrapposti, l’autore inizia a raccontarci la storia da dove l’avevamo lasciata: un amore tormentato con Valentina, “ovvero quando la donna che più hai amato ti dice che sei incapace di amare”.
 

Ma questa volta sarà un’altra figura femminile ad avere un ruolo determinate, che (come tutte le donne!) porterà gioie e dolori nella vita di Peter; il quale, grazie alla bella Viki, si troverà incastrato in un giochetto che sempre ritorna: lui, lei… e l’altro!

Quindi è un romanzo d’amore… vi starete chiedendo? Si… ma in tutte le sue forme: l’amore vorticoso per una donna, l’amore intimo e silenzioso per il padre, l’amore tenero e assoluto per Paco, il proprio cane, l'amore per la scrittura… ma soprattutto l’amore per la vita.
Sapete perché questo romanzo non può non piacere? Perché… (leggi tutto

Recensione “Il peso specifico dell’Amore” su Diario dei Pensieri Persi

Diario di pensieri Persi

Ho conosciuto Gianluca Antoni due anni fa: mi contattò su Anobii per invitarmi alla presentazione che avrebbe tenuto in una libreria di Torino; incuriosita, ci ero andata con mio fratello e avevo subito acquistato Cassonetti, il suo primo romanzo, anch’esso edito da PeQuod, che avevo recensito ottimamente. 

Questo suo nuovo lavoro, Il peso specifico dell’amore, si è rivelato nettamente più ricco e maturo del precedente: vuoi perché comunque il primo era pur sempre un romanzo giovanile (per quanto rimaneggiato e completamente riscritto), vuoi perché Gianluca ha chiuso con una voce energica tutte le parentesi rimaste aperte alla fine di CassonettiSì, perché Il peso specifico dell’amore è un ideale seguito del primo, pur essendo completamente indipendente e fruibilissimo anche da solo: ritroviamo l’ex studente di psicologia Peter in un momento di violenta crisi del suo amore per la moglie, per l’ amante, per il lavoro, per la famiglia, per il suo passato, per il suo rapporto con la scrittura e soprattutto per se stesso.
 

Venuto al mondo di Margaret Mazzantini

Venuto al mondo è un romanzo che tocca, ti entra dentro e scava. Emotivamente intenso e introspettivo. Si prova amore, odio, orrore, angoscia, tenerezza, paura. Il libro racconta l’amore tra Gemma, redattrice di una rivista scientifica, e Diego, un fotografo reporter; un amore appassionato, romantico, viscerale che si srotola dalle olimpiadi invernali del 1984 a Sarajevo fino ai tragici eventi bellici dell’assedio della città. Dal loro amore “nascerà” Pietro, il figlio a lungo desiderato e cercato ad ogni costo da Gemma. Ed è proprio con Pietro sedicenne che Gemma tornerà a Sarajevo, un viaggio a ritroso alla ricerca del marito/padre scomparso prematuramente. Il romanzo, dalla costruzione narrativa impeccabile, ci porta avanti e indietro nel tempo per svelarci per gradi tutta la storia e sorprenderci un po’ per volta come una matriosca dentro l’altra.
Si tratta di un viaggio interiore, conflittuale a volte, nei meandri più oscuri di una donna alla ricerca di una maternità, disposta a mettere in gioco tutto, anche l’amore del proprio amato. L’introspezione è puntuale e profonda, ben descritta, e capace di trasmetterti tutta l’angoscia di un’identità materna negata. Ma il romanzo non è solo questo: la cornice storica ha un ruolo determinante. L’assedio di Sarajevo e le atrocità delle guerra vengono descritte in modo magistrale. Un pugno nello stomaco, diretto.
C’è davvero tanto in questo romanzo, e lo si può leggere da più punti di vista: come dramma individuale, di coppia e sociale.
Margaret Mazzantini scrive molto bene. Il suo stile alimenta l’immaginazione del lettore con descrizioni dettagliate, metafore continue, elementi poetici. Con grande maestria. Il linguaggio è ricco di aggettivi, di immagini, di dettagli, ti lascia un senso di abbondanza. A volte troppa. Infatti l’unico limite che rilevo è la lunghezza, e il soffermarsi troppo a lungo su episodi poco rilevanti alla fine della narrazione. Appesantiscono la lettura e non aggiungono nulla a un romanzo ricchissimo di per sé. A parte questo, consiglio a tutti coloro che amano calarsi in storie intense, sofferte, romantiche e nell’esplorazione introspettiva dell’animo umano la lettura di Venuto al mondo.

Qual è il peso specifico dell’amore

Riporto di seguito la recensione di Antonio Luccarini apparsa su Il Messaggero del 20 novembre 2012:

Qual è il peso specifico dell’amore
La voce narrante de «Il peso specifico dell’amore» di Gianluca Antoni, (Italic, 18 euro) concordando con l’opinione di uno dei personaggi del libro, Nico, afferma: «Le parole sono aria. Aria che esce dalla bocca. A parole è facile… Ma spesso le parole non bastano. Sempre, le parole non bastano. Eccetto in politica. In politica la gente dimentica. In amore, no». La scrittura utilizzata offre la prova concreta ed oggettiva che le parole usate nell’operazione artistica compiono una rielaborazione del reale, non tanto ai fini di distanziarsene con la fantasia,ma per presentarlo nella sua eterogeneità e nella sua molteplicità. I protagonisti della storia d’amore narrata, Peter, potenziale suicida e Denise, che coltiva con estro e originalità i semi della sua lucida follia, attraversano le stazioni dell’amore in tutta la loro ampiezza; allora, via con le punte estreme… slanci e precipitazioni, idealizzazioni e pesanti delusioni. L’invito più o meno esplicito che viene dalla lettura di queste pagine – non per niente l’autore è psicologo psicoterapeuta – è quello di giungere all’accettazione del sé, con tutte le considerazioni del caso, con le mancanze, con le imprecisioni e con la condizione imperfetta in cui siamo collocato e con cui, alla fine, dobbiamo fare serenamente i conti. Anche questa felice prova di Gianluca Antoni, ci consegna un modo di far letteratura che non traccia linee di demarcazione nette tra la componente tragica dell’esistenza e quella involontariamente comica. A far da contorno, quasi frammenti di un paesaggio umano ricco ed emozionante, una miriade di personaggi, capaci ognuno di raccontarci uno spicchio d’anima, una sfumatura particolare delle nostre segrete intimità.

Incontro con l’autore… Gianluca Antoni su La locanda dei libri

Benvenuti cari lettori! Oggi sono felice di inaugurare una nuova rubrica…in realtà non è proprio nuova, ma è la versione maschile di “Incontro con l’autrice”….ed ecco a voi…

…che posso pubblicare grazie alla disponibilità di Gianluca Antoni, autore di “Cassonetti” (libro e la mia recensione), a risponedere alle mie domande!

1) Gianluca benvenuto e grazie per aver accettato di rilasciare questa intervista per la “Locanda dei Libri”! Vuoi raccontarci qualcosa di te?
Come recita la quarta di copertina di Cassonetti sono nato nel ‘68, vivo a Senigallia e mi guadagno da vivere facendo lo psicoterapeuta e il formatore. Punto a lavorare 4 giorni a settimana (a chi non piacerebbe?!), ma alla fine, se considero la scrittura un lavoro, bé… lavoro come tutti. Cassonetti è il mio primo romanzo ma non il mio primo libro pubblicato. Ho scritto cose più “tecniche”: 3 guide sulla ricerca del lavoro, l’ultima uscita a gennaio 2012 per Il Sole 24 Ore dal titolo Trova il tuo lavoro.
2) Ora passiamo a qualche domanda sul tuo libro. Come mai un titolo così particolare come “Cassonetti”?
Il romanzo è suddiviso in 5 parti, ognuna delle quali racconta 3 giornate della vita dei protagonisti a distanza esatta di un anno l’una dall’altra. La particolarità del romanzo è che il tempo in realtà non scorre in modo lineare, ma le vicende narrate nelle diverse parti si sovrappongono, portando i personaggi a incontrare se stessi, senza riconoscersi, mentre compiono delle azioni che verranno raccontate più avanti. In questi incastri c’è un episodio che unisce tutte e cinque le parti: Peter e Davide di ritorno dall’osteria, in piena notte, spostano dei cassonetti in mezzo alla strada per bloccarne il passaggio, e si nascondono per osservare cosa succede. Intorno a quei cassonetti passeranno dei personaggi che compiono delle azioni. Be’, quei personaggi sono loro stessi, e questa scena verrà raccontata in tutte le altri parti del romanzo ma nei panni di chi quei cassonetti li trova in mezzo alla strada.
3) Nonostante il romanzo racconti le vicende di quattro ragazzi, Peter è sicuramente il protagonista principale. È un personaggio che nasce dalla tua fantasia oppure c’è anche un po’ di te in questo ragazzo?
Direi che c’è molto di me. Cassonetti nasce… (leggi tutto)

Che la festa cominci di Niccolò Ammaniti

Non mi è proprio piaciuto Che la festa cominci di Niccolò Ammaniti. L’ho trovato noioso, poco avvincente e arruffato. La sensazione è quella di un romanzo che mentre lo scrivi non sai bene dove andare a parare, ma ormai hai scritto diverse cartelle, hai un contratto e una scadenza da rispettare, e allora ti inventi episodi, colpi di scena, personaggi per fare collimare tutto e chiudere tutte le parentesi aperte nella narrazione. Insomma, devi fare in modo che questa benedetta festa finisca e tutti i personaggi abbiano il loro epilogo.

Che la festa cominci è senza dubbio il romanzo meno riuscito di Niccolò Ammaniti, uno tra gli scrittori italiani che apprezzo di più. Praticamente mi sono piaciuti tutti gli altri che ho letto (la mia personale classifica: 1. Io non ho paura, 2. Ti prendo e ti porto via, 3 Come Dio comanda, 4. Branchie, 5 Fango) e se ho acquistato Che la festa cominci, l’ho fatto Continue reading

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