Gianluca Antoni

Psicologo Psicoterapeuta Ipnotista, Scrittore, Career Coach, Formatore

Tag: viaggiare

# 047 – Creare una routine felice

creare una routine feliceA un certo punto della presentazione di un suo libro, chiesero a Massimo Recalcati, noto psicoanalista lacaniano, cosa fosse per lui la felicità. Nell’attesa della risposta, mi chiesi cosa avrei risposto io, e in una frazione di secondo sentii una voce interiore dire: viaggiare, per te è viaggiare!

Quella voce interiore aveva un tono entusiasta, come se dovessi partire all’indomani per un lungo viaggio. La conoscevo bene: esprime una parte di me che vive il viaggio come una esperienza di libertà, curiosità e conoscenza. Non semplicemente come rottura di una routine quotidiana, ma come espansione di sé, arricchimento, vitalità. I viaggi rappresentano la colonna sonora della mia vita e che non posso farne a meno me ne sono accorto diversi anni fa una domenica pomeriggio. Avevo appena ristrutturato casa e il conto in rosso mi aveva impedito di partire come ero solito fare durante l’inverno. Guardavo la trasmissione Alle falde del Kilimangiaro e mi accorsi che, durante un servizio su un viaggio in India, avevo le lacrime agli occhi: mi sentivo triste. Spensi la tv e dissi che non doveva più succedere di ritrovarmi senza i soldi per prendere un aereo. Accesi il pc e aprì un conto corrente online in cui avrei messo una piccola somma mensile per finanziare i viaggi: non importa se andavo in rosso, quei soldi non si dovevano toccare. Ancora oggi mantengo questa sana abitudine, e sapere di avere quel gruzzoletto a disposizione mi fa star bene e libero di partire, anche se il conto di casa è in rosso.

Mentre alla velocità della luce la mente mi portava nella mia dimensione felice del viaggio, Massimo Recalcati rispose Continue reading

# 004 La giusta distanza

la_giusta_distanzaEro in quarta liceo. In camera, alle parete, avevo appeso tre poster. Due di New York: il primo raffigurava in primo piano il ponte di Brooklyn e sullo sfondo i grattacieli di lower Manhattan con le Twin Towers che si stagliano orgogliose; il secondo lo skyline notturno dall’Empire State Building con la distesa dei grattacieli illuminati. Il terzo poster, be’, il terzo era appeso dietro la porta, in un punto nascosto: la foto di una bellissima ragazza che usciva dal mare con indosso solo una camicia bagnata semitrasparente (quest’ultimo poster ha poco a che fare con la lezione, quindi puoi anche tralasciarlo come dettaglio insignificante).

I primi due poster la dicono lunga di quale fosse il mio sogno (a pensarci bene, anche il terzo!). Forse l’influenza del cinema americano o forse, ancor prima, l’imprinting del telefilm Happy Days, avevano fatto crescere in me il forte desiderio di visitare New York. Allora la immaginavo come una meta lontana, quasi irraggiungibile, perlomeno nel breve periodo.

E poi un bel giorno entra questo professore in classe. Continue reading

John McWall – Tassista nella notte (Puntata n. 1 – La mia città)

Non mi sono mai mosso da questa città. Dovrei farlo prima o poi, forse. Chissà com’è il mondo là fuori. Me lo chiedo spesso, e sempre mi rispondo allo stesso modo: come qui, John, come qui.
Lo so, è un fottuto alibi. In realtà ho paura di mettere il naso là fuori, in un posto che non conosco. Il solo pensiero mi terrorizza. Chi te lo fare? Hai tutto qui: la sicurezza, la certezza di conoscere ogni vicolo e ogni piazza e ogni parco. Non puoi perderti. Questa città è il mio corpo, il mio respiro, la mia anima. Casa mia. Ci sono nato, cresciuto. Ho visto grattacieli comparire dal nulla e fabbriche abbattute al suolo. Tutto sotto controllo. E il mondo là fuori non lo è, sotto controllo. E ho paura.
– Paura di cosa? – mi ha chiesto un tizio l’altra sera.
Non sapergli rispondere è stato doloroso. Infatti non lo so, non so di cosa diamine ho paura. Ma non importa. Lei è lì, la paura, e sempre c’è stata. È qualcosa di congenito, come i miei occhi scuri e le dita lunghe. Non l’ho voluta io, ma lei c’è, esiste, la devo accettare.
E sul cosa c’è la fuori… be’, non saprei dirlo. Io non ho viaggiato e conosco poco il mondo, ma alle volte penso che tutto il mondo passi in questo taxi. Bianchi neri gialli buddisti induisti taoisti africani neo zelandesi russi, uomini di tutte le razze e di tutte le religioni hanno posato le chiappe su questi sedili. E li ho ascoltati, osservati, spiati. E ho viaggiato con loro, ho goduto dei loro riti e della loro diversità, ho salutato a mani giunte e baciato tre volte sulla guancia. Ho odorato il profumo della povertà e la puzza grassa della ricchezza. Ho pregato Dio, Allah e Buddha, li ho invocati e li ho maledetti, per poi ringraziarli per una giornata di sole.
No, non voglio viaggiare. Questa è la mia città, il mio sangue, la mia gente. E se ho voglia di partire mi basta sedermi sulla spiaggia e osservare il tramonto.
Il mare è troppo grande per me.

© 2018 Gianluca Antoni

Theme by Anders NorenUp ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi