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Quando ti rendi conto di aver perso la persona cara…

Il momento in cui ti rendi conto, in tutta la sua concretezza, di aver perso per sempre la persona cara non è il funerale, ma quando l’impresario funebre chiude e sigilla la bara. Assisto all’operazione. Pone un primo coperchio in lamiera e ne salda l’intero bordo meticolosamente con lo stagno liquido. L’intervento è chirurgico. L’impresario impugna sulla sinistra la pistola con la fiamma e sulla destra la barretta solida di stagno che al contatto con il fuoco si scioglie e salda la lamiera. Fa un primo passaggio agli angoli e nei punti strategici, poi ripassa ogni centimetro per colmare tutte le fessure. Non lascia alcuno spiraglio. Poi ci appoggia sopra il coperchio in legno, e stringe le viti nelle fessure predisposte con l’avvitatore che a fine corsa emette un tric trac ripetuto. La bara è pronta, si può partire.

E a bara sigillata, ti rendi conto che tuo padre non lo vedrai più. Fino a un attimo fa c’era il corpo. Anche se gelido lo potevi toccare, anche se i connotati erano cambiati lo potevi osservare, anche se non ti rispondeva gli potevi parlare. Il corpo rappresentava ancora qualcosa di reale, di concreto, di tangibile a surrogato della perdita. E questo ti permetteva di non sentirla del tutto, la perdita. Non era ancora tutto perso. Be’, dopo che la bara è stata sigillata, perdi anche l’ultimo attaccamento alla materia che ha ospitato per 74 anni tuo padre. Materia che sebbene morta ti ricordava la vita. Ora, con il coperchio e tutto il resto, diventi consapevole, totalmente consapevole, di non avercelo più, un padre vivo.

E questa totale consapevolezza è disarmante.

(da Il peso specifico dell’Amore di Gianluca Antoni)

Gianluca Antoni

Gianluca Antoni

Psicologo Psicoterapauta Ipnotista, Career Coach, Formatore, Scrittore

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